venerdì 16 ottobre 2026

Roma non dimentica

[Una parola è morta quando vien detta, dicono alcuni. Io dico che comincia a vivere soltanto allora. Emily Dickinson] Ottantatré anni fa una delle pagine più buie della storia italiana: all'alba del 16 ottobre del 1943 le SS naziste, con la collaborazione dei fascisti, entrano nel Ghetto ebraico di Roma e danno inizio all'orrore del rastrellamento, deportando ad Auschwitz oltre mille persone tra uomini, donne e bambini. Non furono però risparmiati neanche altri quartieri della Capitale, da Trastevere a Testaccio, da Monteverde al Salario. In 1259 - 689 donne, 363 uomini e 207 bambini - furono costretti ad abbandonare le loro abitazioni, a lasciarsi alle spalle tutte le cose e i ricordi di una vita. Le SS scelsero quella data appositamente: era il giorno del riposo per gli ebrei che celebravano anche la festa del Sukkot. In questo modo, i soldati nazisti erano sicuri di trovarli in casa. Furono portati a forza a Palazzo Salviati, dove i tedeschi distribuirono dei biglietti scritti in italiano con le istruzioni per l'imminente deportazione. Tra loro c'erano anche due donne incinte che partorirono due bambine nel cortile dell'ex collegio militare della capitale. In 227 vennero rilasciati perché provenienti da famiglie 'miste', ma più di 1000 ebrei romani - la mattina del 18 ottobre del 1943 - furono portati dalle SS alla stazione Tiburtina e caricati su un convoglio con 18 carri bestiame diretti nei campi di sterminio. La maggior parte delle persone fu deportata nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Per le vittime di quella razzia fu un viaggio senza ritorno: solamente in 16 sopravvissero, 15 uomini e una donna, Settimia Spizzichino, morta nel 2000. Nessun bambino uscì vivo da quell'inferno. A ricordare quella ferita che resta incisa indelebile nella città di Roma c'è una lapide commemorativa al Tempio Maggiore. Ma soprattutto ci sono le voci e i racconti di chi ha vissuto quell'orrore e ha dedicato la vita a tenerne viva la memoria nelle nuove generazioni perché un'aberrazione simile non si ripeta mai più. I nomi degli alunni riletti in una sorta di appello per "riaccoglierli" all'interno della scuola. E una targa perché "non si perda mai la memoria di quanto accaduto". La scuola Trento Trieste, dell'istituto comprensivo Virgilio, ha ricordato oggi "i tanti alunni ebrei espulsi dalla scuola vittime dell'applicazione delle leggi razziali adottate dal regime fascista nel '38 e della persecuzione antiebraica".    Una cerimonia commovente con il preside, professori e studenti e con alcuni dei parenti di quei bambini costretti a non frequentare più la scuola pubblica insieme a testimoni della Shoah come Pupa Garribba e Ugo Foà, presente anche la vicepresidente della comunità ebraica Antonella Dicastro, la vicepresidente del primo municipio Alessandra Sermoneta e l'assessore Adriano Labbucci.    Alunni 'ritrovati' grazie al lavoro dell'Associazione dei docenti italiani per la memoria che ha promosso l'iniziativa e che, come spiega Tiziana Della Rocca, ha messo a confronto i registri di diversi anni della scuola e trovato quanti erano stati cancellati da quelli del 1938 per l'espulsione. Altre targhe verranno apposte in altri istituti come pietre d'inciampo per mantenere la memoria anche nelle scuole. La data scelta per scoprire questa targa - che segue a quelle apposte al ministero dell'Istruzione e negli istituti Mameli e Regina Margherita - non è certo casuale. "Cerchiamo di apporre le targhe - sottolinea Della Rocca - in date storiche importanti e significative: nella targa della Trento Trieste c'è quella del 16 ottobre, in quella data nel '38 iniziarono le espulsioni dalle scuole ma le leggi razziste fecero anche da terreno fertile per arrivare al 16 ottobre del 1943", la data del rastrellamento al ghetto di Roma.    "Il 16 ottobre è una data spartiacque: da lì c'è stato un prima e un dopo nel quale c'è stata una 'vita non vita' che alcuni non hanno potuto vivere come mia nonna materna e le mie zie deportate e altri che l'hanno vissuta come se fossero prigionieri", sottolinea Marina Piperno, sorella di un alunno espulso, che ha portato la sua testimonianza insieme alla figlia di Pacifico Funaro. A portare la loro testimonianza all'iniziativa anche Pupa Garribba che ha mostrato ai ragazzi la sua pagella (conservata a via Tasso) con la quale da privatista di "razza ebraica" ha sostenuto gli esami nel "XX anno dell'era fascista". E Ugo Foà che racconta: "Avevo 10 anni e dovevo andare in prima media quando i miei genitori mi hanno detto che non potevo perché il governo fascista aveva emanato una legge che vietava ai bimbi di religione ebraica di andare a scuola. Come ho reagito? Ho pianto: mi sono sentito strappato dalla scuola".    "L'emozionante iniziativa di apporre una targa in ricordo dei bambini vittime delle leggi razziali del 1938 - ha detto il preside dell'Istituto Virgilio, Alessio Santagati - ha un duplice scopo: riportare in vita per un giorno questi bambini, facendone risuonare ancora una volta i nomi nella stessa scuola che i loro nomi aveva cancellato ed insegnare alle nuove generazioni che coltivare il ricordo e la memoria è il presupposto necessario per cercare di rendere il mondo un posto migliore".  Tensioni all'ex ghetto di Roma dove è in programma la cerimonia per l'anniversario del rastrellamento degli ebrei: alcuni componenti della comunità romana hanno iniziato a urlare e insultare la delegazione dell'Anpi. "Ve ne dovete andare", "fuori, fuori", "vergognatevi" hanno urlato verso l'associazione dei partigiani. "Siamo stati attaccati - ha detto la presidente dell'Anpi di Roma Marina Pierlorenzi - non vogliono l'Anpi, dicendoci che siamo pro pal e che non possiamo stare in questa piazza". Nei giorni scorsi il presidente della comunità ebraica romana Victor Fladlun aveva chiesto all'Anpi di non partecipare. La delegazione dell'Anpi è stata allontanata dalla spazio dedicato alla cerimonia per l'anniversario del rastrellamento e sistemata dietro "alcune transenne", come ha spiegato la presidente provinciale Marina Pierlorenzi. Altre associazioni, in segno di solidarietà, hanno seguito i partigiani e si sono schierate al loro fianco. Tra queste l'Aned (Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti), la Fiap (Federazione Italiana associazioni Partigiane) e l'associazione nazionale vittime di guerra. "Noi abbiamo chiesto all'Anpi di non presenziare per una questione di rispetto. Noi abbiamo un profondo rispetto per la storia della lotta partigiana, che è la nostra storia. Ricordo che il 5% degli ebrei italiani ha combattuto nella resistenza quando la media nazionale è 10 volte inferiore. Noi siamo rimasti profondamente feriti nel vedere la brigata ebraica cacciata dal corteo del 25 aprile e siamo rimasti di nuovo profondamente feriti nel vedere la condiscendenza dell'Anpi nei confronti delle piazze pro-Pal. E pensiamo che l'Anpi non debba assolvere al ruolo di partito politico, non debba fare politica ma debba tornare al suo ruolo di preservare la memoria della lotta partigiana della resistenza". Lo ha detto il presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, a margine della commemorazione del 16 ottobre, dopo le tensioni avvenute tra alcuni componenti della comunità e dell'Anpi. "Noi riteniamo e abbiamo pieno rispetto e siamo contro qualsiasi forma di violenza anche se fosse solo verbale - ha precisato - . Questa è una comunità pacifica ed è una comunità rispettosa. Ma oggi è una questione di pudore", ha sottolineato. E alla domanda se fosse stato un errore da parte di Roma Capitale di invitare l'Anpi, Fadlun ha risposto: "Penso che il 16 ottobre sia un lutto profondo per la nostra comunità. Ci sono parenti diretti di coloro che sono stati deportati. E quindi ci vuole sensibilità e rispetto".


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