martedì 6 ottobre 2026

Mafia&appalti

[Beati quelli che si baceranno sempre al di là delle labbra, varcando il confine del piacere, per cibarsi di sogni.Alda Merini] "L'affermazione secondo cui io conversando con Gioacchino Natoli avrei portato avanti un'attività depistante è non solo gravemente falsa ma essa stessa depistante". Lo afferma il senatore M5S Roberto Scarpinato dopo che il gip di Caltanissetta Santi Bologna ha depositato il provvedimento di archiviazione del filone di indagine a carico di ignoti sulle stragi del '92 relativo al cosiddetto dossier mafia-appalti, parlando di inquinamento e di attività depistante posta in essere da Scarpinato nei confronti dell'ex pm Gioacchino Natoli.    "Come ho già affermato tante volte e come avrei potuto dimostrare anche in sede giudiziaria se mi fosse stata data la possibilità, nelle mie conversazioni telefoniche con Gioacchino Natoli esortavo il mio interlocutore a riferire in commissione Antimafia una circostanza vera - non una falsità ma una verità - che lui stesso mi aveva in precedenza riferito. Fu lui infatti a dirmi di essere stato presente alla riunione della procura di Palermo del 14 luglio 1992 e di aver chiaramente sentito che il magistrato Lo Forte riferì in dettaglio della parziale e temporanea archiviazione di un filone dell'indagine mafia-appalti. Lo stesso hanno affermato in varie sedi istituzionali altri magistrati presenti quel giorno. È noto e appurato che a quella riunione fosse presente anche Paolo Borsellino. Il gip di Caltanissetta Santi Bologna non solo non ha garantito il mio diritto di soggetto non indagato al contraddittorio, ma si è spinto addirittura ad affermare che io avrei tentato di depistare i lavori della Commissione antimafia.    È falso", prosegue Scarpinato.     Il filone d'inchiesta, a carico di ignoti, sulle stragi di Capaci e Via D'Amelio, costate la vita ai giudici Giovanni Falcone,  Francesca Morvillo,Paolo Borsellino e agli agenti delle scorte dei magistrati, è stato archiviato dal gip di Caltanissetta Santi Bologna. Si tratta dell'indagine per favoreggiamento aggravato alla mafia a carico degli ex pm Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli e del generale della Finanza Stefano Screpanti accusati di aver insabbiato l'inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nelle grandi opere pubbliche legate al cosiddetto dossier mafia-appalti. Il reato contestato, commesso secondo l'accusa agli inizi degli anni '90, sarebbe ormai prescritto. Natoli era indagato anche per calunnia: in questo caso a motivare l’archiviazione sarebbe la mancanza di dolo. La decisione del giudice segue un'altra importante archiviazione: quella del filone investigativo cosiddetto mafia-appalti a carico di ignoti. Si chiude, dunque, la tranche di inchieste che vedeva proprio nel rischio che i magistrati Falcone e Borsellino approfondissero la pista delle infiltrazioni di Cosa nostra nei lavori pubblici il movente degli attentati del 1992.A chiedere l'archiviazione, ad aprile scorso, era stata la stessa Procura nissena. Resta ancora aperta, invece, la tranche di indagine per favoreggiamento aggravato dall'aver agevolato la mafia (reato prescritto) che vede sotto inchiesta gli ex magistrati Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli. Natoli risponde anche di calunnia. Secondo gli inquirenti avrebbero insabbiato il cosiddetto dossier mafia-appalti, favorendo così gli imprenditori mafiosi. In questo contesto sarebbe maturato l'attentato al giudice Paolo Borsellino da eliminare, secondo questa ipotesi, nel timore che potesse approfondire gli accertamenti sulle infiltrazioni di Cosa nostra nei grandi appalti. "L'analisi svolta, pur evidenziando il clima ostile ed emarginante nel quale si trovarono ad operare i dottori Falcone e Borsellino all'interno della Procura di Palermo nel biennio 1990-1992 e pur mettendo in luce la distanza siderale esistente tra la loro capacità professionale e quella di tanti altri magistrati a loro coevi, che si trovarono ad operare in relazione ai procedimenti che toccavano uno degli argomenti di maggior interesse  per gli stessi Falcone e Borsellino (il rapporto tra cosa nostra e il sistema degli appalti pubblici) non ha consentito di individuare alcun elemento probatorio, autonomamente persuasivo, che possa portare all'identificazione di specifici soggetti tra i magistrati o tra gli esponenti del mondo politico-imprenditoriale legati a costoro da poter iscrivere quali concorrenti morali (e ancor più materiali) in relazione alle due stragi". È uno dei passaggi del decreto con cui il gip di Caltanissetta Santi Bologna ha archiviato il procedimento contro ignoti che vedeva nell'inchiesta sulle infiltrazioni di Cosa nostra nei grandi appalti il movente degli attentati del '92 costati la vita ai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e alle loro scorte. "Conclusivamente, per tutte le ragioni finora passate in rassegna gli elementi acquisiti non consentono formulare alcuna ragionevole previsione di condanna", conclude il gip dopo aver preso in esame la richiesta di archiviazione formulata dalla stessa Procura nissena.


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