domenica 20 settembre 2026

Senza scelta

[Non si ingrassa il maiale il giorno di mercato. Ben Wallace] Israele “non ha scelta”. “Se devo bombardare una zona e so che moriranno anche degli innocenti, ma è l’unico modo per proteggere mio figlio, allora proteggerò mio figlio”: lo ha dichiarato a una delegazione di giornalisti italiani, una sopravvissuta al massacro del festival Nova del 7 ottobre. Può spaventare un rumore sordo in lontananza? Normalmente la risposta è no. Ma se sei una sopravvissuta al massacro del festival Nova del 7 ottobre, quel rumore può risvegliare paure antiche e ferite che non si sono ancora rimarginate. “Riesco a dormire tranquilla a casa mia solo perché il nostro esercito è dentro Gaza” ha raccontato Mazal Tazazo, israeliana di origini etiopiche, sopravvissuta alla violenza di Hamas che si è abbattuta sul party organizzato al Nova Festival. “Se l’IDF se ne andasse (da Gaza, ndr) e Hamas rimanesse lì, loro si riorganizzerebbero. Io non credo che resterei qui ad aspettare di essere di nuovo il primo a essere colpito, capisci?”, ha proseguito Mazal oggi la sicurezza deriva dalla presenza dei militari israeliani lungo il confine con Gaza. Mazal è sicura del fatto che, se l’Idf lasciasse Gaza, Hamas tornerebbe ad armarsi e a minacciare Israele. “So che, se il nostro esercito lasciasse Gaza, loro si riorganizzerebbero e rifarebbero tutto da capo. Lo dicono apertamente: è il loro obiettivo” ha specificato Mazal, sostenendo che “il mondo è cieco” nei confronti di Hamas. Israele “non ha scelta”, ha aggiunto Mazal, affermando che “se devo bombardare una zona e so che moriranno anche degli innocenti, ma è l’unico modo per proteggere mio figlio, allora proteggerò mio figlio”. “Non voglio fare del male a nessuno. Però voglio vivere in sicurezza”, ha precisato Mazal. Secondo Mazal, tuttavia, esiste una soluzione, ed è “semplice”. “Se hai tutti i video che mostrano persone che hanno commesso omicidi, quelle persone devono andare in prigione. È così semplice”, ha sentenziato. “Abbiamo le prove, no? Abbiamo tutti i video di quello che ci hanno fatto. Quindi entra a Gaza, arresta l’organizzazione Hamas, dai ai palestinesi una buona leadership, porta un sistema educativo e applica la legge” ha osservato Mazal, aggiungendo che i “palestinesi hanno bisogno di essere liberati dalla loro stessa leadership”. La ferita del 7 ottobre è ancora viva negli occhi dei sopravvissuti, non solo del Nova Festival, ma anche nei Kibbutz. “Se si tratta dei miei figli o dei loro figli, io scelgo i miei figli. E quindi mi proteggerò”, ha sostenuto Orit Zadikevitch, una donna del Kibbutz di Kfar-Aza, al confine con Gaza. “Sto parlando a titolo personale, ma qui rappresento molte persone della mia comunità”, ha premesso Orit, specificando la sua posizione sul fatto che il 7 ottobre abbia cambiato il loro rapporto con la popolazione di Gaza. “Mi dispiace profondamente se dei civili muoiono, ma io devo proteggere me stessa”, ha proseguito ancora Orit, sostenendo che la popolazione israeliana deve “fare in modo che quello che è successo il 7 ottobre non accada mai più”. Ci sono momenti che segnano per sempre il destino dei popoli: eventi che spazzano via possibilità un tempo ritenute plausibili, travolte dalla forza della storia. Il 7 ottobre e la successiva risposta militare israeliana a Gaza hanno reso ciò che fino ad allora poteva apparire possibile un orizzonte sempre più remoto. L’apparente disponibilità di Hamas verso un governo tecnocratico è concepita per impedire il proprio disarmo. L’annuncio fatto lunedì da Hamas secondo cui intenderebbe sciogliere il proprio ruolo di governo a Gaza dopo 19 anni di controllo assoluto “non significa nulla”. Lo afferma a JNS una fonte diplomatica vicina al Board of Peace, il “Consiglio per la Pace” guidato dagli Stati Uniti. “Quello che dimostra è che Hamas è sotto pressione: è con le spalle al muro – spiega la fonte – Quindi, quello che sta cercando di dire è: guardate, non siamo noi il problema, non siamo noi a dire di no. Il Comitato tecnocratico può intervenire, farsi carico della nostra economia in bancarotta, dei nostri servizi allo sfascio, delle nostre montagne di debiti e di tutti i nostri problemi, mentre noi continueremo a tenerci le nostre armi e il potere”. Post su X del ministro degli esteri israeliano Gideon Sa’ar: “Il trucco di Hamas è semplice. L’apparente disponibilità di Hamas a ‘fare spazio’ a un governo tecnocratico è concepita per impedire il proprio disarmo. Hamas cerca di replicare a Gaza il ‘modello Hezbollah’: un’amministrazione tecnocratica sarebbe responsabile della raccolta dei rifiuti e di altri servizi municipali, mentre Hamas rimarrebbe la forza militare dominante. Finché Hamas manterrà le proprie armi, qualsiasi governo civile opererà ovviamente sotto le sue direttive. Questo permetterebbe a Hamas di continuare a opprimere il popolo palestinese a Gaza, portando avanti al contempo la sua guerra jihadista contro Israele. Israele insiste sulla piena attuazione del piano Trump, i cui principi cardine sono il disarmo di Hamas e di tutte le altre organizzazioni terroristiche, e la completa smilitarizzazione della Striscia di Gaza” . L’Ufficio Stampa “governativo” di Hamas ha affermato che l’organizzazione terrorista è pronta a cedere il controllo amministrativo di Gaza all’organismo tecnocratico palestinese noto come Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza (NCAG), destinato a fungere da autorità di governo transitoria nell’ambito della cornice prevista dal Board of Peace. Tuttavia, la dichiarazione non fa nessuna menzione del disarmo di Hamas, una condizione fondamentale prevista dall’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas mediato dagli Stati Uniti ed entrato in vigore a gennaio. Secondo la fonte diplomatica, Hamas sta cercando di scaricare le responsabilità amministrative sulla comunità internazionale eludendo al contempo i requisiti fondamentali dell’accordo, che includono un processo di disarmo graduale ma completo, il dispiegamento di una forza di sicurezza internazionale, l’insediamento dell’NCAG e un formale trasferimento di autorità. “Quello che stanno cercando di fare è più che altro una farsa” ribadisce la fonte, che accusa Hamas di volersi “scaricare di dosso il lavoro sporco, cioè l’onere di prendersi cura della popolazione e di fornire effettivamente elettricità e acqua: vogliono cedere tutto questo e tenersi potere e denaro”. La fonte aggiunge che Hamas fa fatica a pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici. “Noi possiamo farlo – continua – ma non pagheremo gli stipendi di uno Stato di Hamas. Pagheremo gli stipendi quando cederanno l’autorità e la trasferiranno all’NCAG”. Se quello di Hamas non è solo un trucco e se è seriamente intenzionata a realizzare una transizione di governo, dice la fonte, “potrebbe dimostrarlo firmando finalmente l’accordo sulle fasi di attuazione”. “Se la prossima settimana si presentasse, firmasse l’accordo sul disarmo e sull’abbandono dei tunnel e delle armi leggere e pesanti, e cedesse il potere in modo corretto, allora sarebbe okay – spiega la fonte – Ma quello che stiamo vedendo è che Hamas cerca invece di posizionarsi sui media con annunci che fanno credere che stiano compiendo passi grandiosi, che in pratica non significano nulla”. L’NCAG, con sede al Cairo in attesa del dispiegamento nella Striscia, è pronto ad assumere responsabilità amministrative a Gaza. Tuttavia, i funzionari riconoscono la portata della sfida, dopo oltre due anni di guerra. “Sono pronti a prendere il controllo di tutta Gaza fin dal primo giorno? No, ma nessuno lo è – conclude la fonte – È un’impresa colossale, ma credo che sarebbero pronti a iniziare a gestire i servizi, a prendere in mano il controllo di una parte della catena di approvvigionamento e migliorare le condizioni igieniche in tempi piuttosto rapidi, se Hamas deponesse finalmente le armi e la smettesse di ostacolare attivamente il loro lavoro”. 

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