[L’olocausto non è solo un capitolo della storia del popolo ebraico,ma un monito per l’umanità. La persecuzione degli ebrei non è mai stata solo una questione di odio razziale, ma una questione di indifferenza. Yehuda Bauer] Per l'export del made in Italy nel Mercosur "il margine di crescita è ancora significativo: a pieno regime, stimiamo prudenzialmente che l'export italiano verso l'area possa arrivare a 14 miliardi di euro, quasi raddoppiando il valore attuale. È così che un accordo commerciale passa dalla carta all'economia reale: nuovi mercati, contratti, investimenti, export e lavoro". Il direttore generale di Confindustria, Maurizio Tarquini, lo evidenzia in occasione della missione imprenditoriale di sistema in Argentina e Brasile, dal 6 settembre, dopo la visita istituzionale dal 3 al 6 settembre guidata in Uruguay dalla vicepresidente Barbara "I numeri - evidenzia - mostrano già il potenziale di questi mercati: nel 2025 l'export italiano verso il Mercosur ha raggiunto i 7,5 miliardi di euro e, nel maggio 2026, è cresciuto del 21,1% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente". Un riscontro immediato delle opportunità legate all'accordo commerciale Ue-Mercosur, firmato subito prima. "L'export italiano continua a crescere", sottolinea più in generale il direttore generale di viale dell'Astronomia: "Nonostante le tensioni globali e un quadro geopolitico complesso, nel primo semestre del 2026 ha raggiunto i 337 miliardi di euro, il 4,5% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno". È "un risultato costruito dalle nostre imprese in condizioni tutt'altro che semplici. Ma per continuare a crescere - avverte - serve guardare oltre, diversificare i mercati di sbocco e creare nuove opportunità anche attraverso accordi commerciali come quello tra Unione europea e Mercosur". "È con questo obiettivo", prosegue Tarquini, che prende il via "la missione imprenditoriale in Argentina e Brasile, frutto di un impegno straordinario e di un intenso lavoro di preparazione e coordinamento da parte di Confindustria e Agenzia Ice". E c'è tutto il sistema di supporto alle imprese italiane che puntano sull'estero. Ci sono "oltre 100 imprese italiane dei settori agroalimentare, macchinari e impiantistica, farmaceutico-medicale, tecnologie digitali e transizione energetica" che, indica ancora Tarquini, "incontreranno le controparti locali in un intenso programma di B2B, per trasformare le opportunità offerte dall'accordo in nuove relazioni commerciali e industriali". . Il ministro degli Esteri dell'Argentina, Pablo Quirno, ha esortato il Mercosur ad accelerare l'apertura commerciale a nuovi mercati minacciando che altrimenti Buenos Aires perseguirà accordi bilaterali. "Non abbiamo tempo da perdere. Abbiamo bisogno di più partner. Vogliamo farlo con il Mercosur, ma se il blocco non manterrà il ritmo necessario, procederemo bilateralmente. L'urgenza detta i nostri tempi", ha dichiarato Quirno durante il suo intervento alla conferenza del Council of Americas a Buenos Aires. Quirno ha difeso la strategia di liberalizzazione commerciale del governo e ha affermato che, anche grazie ai trattati siglati nel quadro del Mercosur, "in meno di tre anni, l'Argentina è passata da accordi che coprivano circa il 10% del pil mondiale al 30% attuale". Il ministro ha sottolineato anche il raggiungimento di un Accordo di Partenariato Reciproco per il Commercio e gli Investimenti (Rsip) con gli Usa, la firma del memorandum sui minerali critici e l'adesione dell'Argentina alla 'Pax Silica' di Washington che mira a proteggere e coordinare le catene di fornitura globali di semiconduttori, intelligenza artificiale e minerali critici con l'obiettivo strategico di ridurre la dipendenza dalla Cina. Secondo quanto ha evidenziato Quirno, come risultato di queste politiche le esportazioni argentine hanno raggiunto nel primo semestre di quest'anno la cifra record di 50 miliardi di dollari, con un incremento del 24,4% rispetto all'anno precedente, mentre il surplus commerciale si è attestato a 13,923 miliardi di dollari. L'Argentina ha confermato l'acquisizione agli Stati Uniti di 235 veicoli blindati che entreranno in dotazione all'esercito. Lo riferisce una nota del ministero della Difesa in cui non si precisa il costo dell'acquisizione e solo si menziona che l'operazione è stata realizzata "a condizioni economiche particolarmente favorevoli". Nella nota si sottolinea inoltre che "l'operazione rappresenta un ulteriore risultato dell'eccellente rapporto tra Argentina e Stati Uniti, rafforzato dall'alleanza strategica promossa dal Presidente Javier Milei". "La cooperazione bilaterale in materia di difesa si è intensificata attraverso l'acquisizione di equipaggiamenti, esercitazioni congiunte, scambi professionali e una crescente collaborazione tra le forze armate dei due Paesi", prosegue la nota. Nel dettaglio si informa che l'acquisto riguarda "veicoli nelle varianti per il trasporto di fanteria; per l'evacuazione medica; di comando e di supporto al fuoco". Si tratta della seconda grande commessa militare coordinata dal governo Milei con il supporto di Washington. Ad aprile del 2024 Buenos Aires aveva deciso infatti l'acquisto di 24 jet F-16 alla Danimarca per la cifra complessiva di 300 milioni di dollari, un'operazione chiusa grazie all'intermediazione diretta del governo di Donald Trump.
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