sabato 19 settembre 2026

Le profezie di O’Leary

[Se voi, cari leader europei, cari leader mondiali,leader  del mondo  libero, non ci aiutate oggi, domani la guerra busserà alla vostra porta. VOLODYMYR ZELENSKY] La compagnia aerea lettone Air Baltic, che collabora con Swiss, ha presentato istanza di protezione ai sensi del capitolo 11 della legge sui fallimenti degli Stati Uniti. I voli proseguono regolarmente. Air Baltic, che fornisce aeromobili e personale alla filiale svizzera di Lufthansa in base ad accordi di “wet-lease”  (ovvero il noleggio di aerei incluse le prestazioni accessorie), si avvale di questo quadro giuridico che consente alle imprese di ristrutturarsi e raccogliere capitali proseguendo le proprie attività. In un comunicato pubblicato oggi, la compagnia spiega di voler “far fronte ai propri obblighi finanziari e raggiungere una struttura patrimoniale più sostenibile”. L'iniziativa “non avrà ripercussioni sui passeggeri e le operazioni proseguiranno normalmente”, ha assicurato la compagnia, di proprietà dello Stato lettone e nella quale Lufthansa detiene una partecipazione del 10%. Contattata dall'agenzia finanziaria AWP, una portavoce di Swiss ha sottolineato che la compagnia rossocrociata sta seguendo “molto da vicino l'attuale evoluzione della situazione presso Air Baltic e rimaniamo in stretto contatto con il nostro partner di wet-lease di lunga data”. Aggiunge inoltre che il gruppo lettone è “un partner affidabile e apprezzato da Swiss da diversi anni. La collaborazione funziona molto bene”. Allo stesso tempo, Swiss “sta lavorando da tempo affinché un numero sempre maggiore di voli venga effettuato con i propri aerei e il proprio personale di bordo e affinché la quota di capacità in wet-lease venga progressivamente ridotta. Questa evoluzione strategica non ha nulla a che vedere con l'attuale situazione finanziaria di Air Baltic né con la qualità dei suoi servizi”. La compagnia baltica spera di uscire da tale quadro giuridico per giugno 2027. Ryanair non è nuova agli attacchi contro i concorrenti, come scrive il portale specializzato aeroTELEGRAPH, ma questa volta il bersaglio è una compagnia che sta attraversando una fase particolarmente delicata. Il vettore low cost irlandese ha definito Air Baltic una “compagnia zombie”, accusando lo Stato lettone di avervi investito centinaia di milioni di euro. Dietro la provocazione, però, c’è una strategia commerciale precisa: approfittare della crisi della compagnia baltica per rafforzare la propria presenza in Lettonia, Estonia e Lituania. Air Baltic è infatti impegnata in una procedura di ristrutturazione sotto la protezione del Chapter 11 statunitense. Il piano prevede anche un ridimensionamento della flotta, che entro la fine del 2026 dovrebbe passare da 54 a 36 aeromobili. Ryanair sostiene che dal maggio 2020 il governo lettone abbia destinato oltre 550 milioni di euro alla compagnia, oggi controllata dallo Stato con una partecipazione dell’88%. Mentre Air Baltic riduce le proprie dimensioni, Ryanair annuncia di voler raddoppiare la capacità offerta nel Baltico, arrivando a circa 11 milioni di posti all’anno nell’arco di cinque anni. Gli aerei basati nella regione dovrebbero passare da sette a sedici, per investimenti annunciati nell’ordine di 1,4 miliardi di euro. Il piano è tuttavia legato a precise condizioni. La compagnia irlandese chiede ai governi baltici di ridurre le tasse sul trasporto aereo e agli aeroporti di abbassare i diritti aeroportuali. Secondo la lettura di Ryanair, le risorse pubbliche non dovrebbero essere destinate a mantenere in vita un vettore in difficoltà, ma a rendere più competitivo l’intero sistema, attirando nuovi aerei, investimenti privati e collegamenti. La differenza di approccio è evidente soprattutto a Riga. Per l’estate 2026 Ryanair aveva ridotto del 20% la propria offerta nella capitale lettone, lamentando costi troppo elevati. Dopo l’introduzione da parte dell’aeroporto di un nuovo sistema di incentivi e tariffe più favorevoli, la compagnia ha annunciato il mantenimento di due aeromobili basati a Riga e un aumento invernale della capacità, pari a circa il 6%, ovvero 40 mila posti supplementari. Negli altri due Paesi baltici, invece, la strategia è opposta. In Estonia e Lituania Ryanair prevede di ridurre del 25% la capacità invernale, attribuendo la decisione all’aumento dei costi aeroportuali. La compagnia afferma che a Tallinn le tariffe siano cresciute del 70% nel 2025 e che a Vilnius siano aumentate di oltre il 30% dal 2023. La crisi di air Baltic  era già emersa nei mesi scorsi. La compagnia lettone, partner di Swiss per le operazioni in wet lease, ha dovuto ricorrere alla protezione del Chapter 11 dopo aver valutato insufficienti le alternative di finanziamento. Il vettore ha ottenuto un finanziamento “debtor-in-possession” da 350 milioni di euro, con un tasso vicino al 12%, per continuare a operare durante la ristrutturazione. Al 31 marzo 2026 Air Baltic registrava 472,3 milioni di euro di debiti finanziari e 883,8 milioni di euro di obblighi legati ai contratti di leasing. In precedenza, il governo lettone aveva valutato anche un prestito ponte da 257 milioni di euro, ma le condizioni, con un interesse annuo del 25%, erano state giudicate insostenibili perché avrebbero offerto una soluzione temporanea senza risolvere i problemi strutturali della compagnia, come ricostruito dal CdT. Il futuro del vettore resta quindi importante anche per Swiss. La compagnia elvetica utilizza Air Baltic per alcune operazioni in wet lease, cioè con aerei, equipaggi e parte dei servizi messi a disposizione dal partner. Swiss ha riconosciuto che Air Baltic rappresenta ancora una soluzione necessaria, anche se nel medio periodo intende ridurre la propria dipendenza da fornitori esterni a causa della carenza di aeromobili disponibili. La contesa nel Baltico è lontana geograficamente, ma il suo sviluppo interessa anche il pubblico ticinese. Ryanair è infatti una delle compagnie più utilizzate dai viaggiatori della regione, grazie alla presenza negli aeroporti di Milano-Malpensa e soprattutto Bergamo. Il rafforzamento nel Nord Europa potrebbe tradursi in nuove rotte e maggiore concorrenza, ma anche in una crescente pressione sugli aeroporti affinché mantengano basse tasse e tariffe. È questo il “metodo Ryanair”  già osservato in altri scali europei: la compagnia porta capacità e passeggeri, ma lega la propria permanenza alla struttura dei costi. Quando le condizioni cambiano, gli aerei possono essere trasferiti rapidamente altrove. La dinamica è emersa anche a Berlino, dove Ryanair ha deciso di dimezzare la propria capacità, e in diversi aeroporti regionali francesi dai quali il vettore ha ritirato i collegamenti dopo l’aumento delle tariffe. Il caso Air Baltic mostra così due modelli in competizione. Da una parte una compagnia nazionale considerata strategica dal proprio governo, ma appesantita dai debiti e dai costi della flotta. Dall’altra un vettore privato e aggressivo, pronto a investire dove trova condizioni favorevoli e a spostarsi quando il conto economico non torna. La sfida, per i Paesi baltici, non sarà soltanto salvare airBaltic. Sarà capire quale equilibrio trovare tra una compagnia di bandiera, la connettività del territorio e un mercato nel quale Ryanair promette di giocare sempre più da protagonista.Dopo un periodo di silenzio lungo, almeno per lui, il ceo di Ryanair Michael O’Leary torna a parlare in pubblico e rilancia una delle sue profezie: “Quello che si sta per aprire sarà un durissimo inverno” ha rivelato nel corso dell’incontro con gli analisti dopo la pubblicazione dei dati semestrali.  E mette subito nel mirino i competitor, spiegando che la guerra dei prezzi che ci sarà a causa di un eccesso di offerta potrà mietere delle vittime in Europa. E non manca di dare anche qualche indicazione più precisa: “Credo che qualche problema potrebbe averlo una compagnia scandinava: è sul punto di cadere e potrebbe succedere questo inverno”. Nessun nome specifico, quindi, anche se ancora una volta il riferimento sembra chiaro nei confronti di Norwegian, da diverso tempo nel mirino del manager.  Facendo invece riferimento a Ryanair, O’Leary ha spiegato che il vettore sarà in prima fila nella battaglia delle tariffe al ribasso, mentre sul fronte delle dispute con i sindacati per i contratti di lavoro ha specificato che non cederà ad assimilare questi ultimi a quelli delle altre compagnie, altrimenti verrebbe meno il modello che ha portato Ryanair dove è oggi.Rispondendo ad alcune domande del Corriere, O'Leary ha spiegato che nei prossimi mesi tremeranno alcune piccole e medie compagnie facendo i nomi di Wizz Air, la low cost ungherese, facendo anche l'esempio di alcuni fallimenti nelle ultime ore tra cui l'islandese low cost Play e una parte di Braathens, compagnia svedese. "Il problema in Europa è che ci sono molte compagnie che fingono di voler essere low cost, ma hanno una struttura dei costi elevata. Play non ha mai fatto utili. E ci saranno altri piccoli operatori che faranno fatica nel mercato. Ci saranno altri fallimenti prima di Natale. Penso anche che Wizz Air sia in difficoltà", ha dichiarato. Alla precisa domanda su come finirà la vicenda Wizz Air, il Ceo di Ryanair ha risposto di non creder che possa fallire "nelle prossime settimane, ma penso sia inevitabile che o fallisca o venga acquisita da qualcuno a un certo punto". Uno dei mercati a cui stanno puntando è quello dell'Est Europa che potrebbe dare una mano a risollevarsi ma è tutto da vedere. O'Leary, però, ha tanti sassolini dentro le scarpe quando si parla della compagnia ungherese spiegando che avrebbero messo in crisi il loro futuro facendo tutto da soli. "Durante il Covid hanno venduto i loro aerei e li hanno riaffittati a tassi elevati. Negli ultimi anni hanno fatto crescere la flotta comprando i jet dal loro principale azionista. Poi si sono rivolti a una banca per rifinanziarli con questi costosi contratti di vendita e riaffitto. Negli ultimi cinque anni, Wizz ha registrato profitti derivanti da queste operazioni nel loro bilancio, come se fosse una specie di schema Ponzi. Più cresci, più profitti fai. Ma ora ha smesso di crescere e non può più fare questo". O'Leary ha detto la sua al quotidiano anche sulla low cost EasyJet che, seppur non navighi in acque così agitate, avrebbe smesso di crescere avendo soltanto forti presenze all'aeroporto Gatwick di Londra, negli aeroporti di Parigi Charles de Gaulle e Orly e in Svizzera. "Nel medio periodo penso che Air France-Klm comprerà le operazioni di EasyJet a Parigi e in Svizzera. E magari British Airways comprerà quelle a Gatwick".


Nessun commento:

Posta un commento