martedì 18 agosto 2026

Solo rimpatri

[Oggi c’è così tanto traffico che dopo 10 minuti di coda la tipa del navigatore comincia a raccontarti i suoi problemi. Zziagenio78, Twitter] Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Grecia stanno conducendo trattative avanzate per la creazione di un centro per i rimpatri Uganda. Lo riporta Anadolu riportando quanto scrive il media greco Kathimerini che cita fonti diplomatiche . "Si prevede che, entro il 2027, la struttura possa accogliere migranti trasferiti dall'Europa". "I ministri competenti per le politiche migratorie dei 5 Paesi dovrebbero incontrarsi a Copenaghen il 4 settembre per valutare l'avanzamento dei negoziati".Le forze di sicurezza marocchine hanno bloccato oggi un tentativo di centinaia di migranti, in prevalenza subsahariani, di raggiungere in maniera irregolare l'enclave spagnola di Ceuta. Lo riferiscono fonti della sicurezza di Rabat, citate dall'agenzia Efe, secondo cui il gruppo si era nascosto in un'area montuosa nei pressi della città di Fnideq - Castillejos durante il protettorato spagnolo - a sud-ovest dell'enclave iberica in Marocco. Migliaia di agenti marocchini sono impegnati nel dispositivo predisposto per impedire nuovi arrivi in massa a Ceuta, dopo gli appelli diffusi sui social network in vista del 15 agosto. I migranti dispersi sono rimasti nella zona, segnalano le fonti. Le misure sono state rafforzate dopo la crisi del 30 e 31 luglio, quando circa 80mila migranti attraversarono il confine, provocando 82 morti sul lato spagnolo della frontiera, stando ai dati diffusi dall'Istituto di Medicina Legale di Ceuta, che ha realizzato le autopsie sulle salme. Sarebbero almeno 141 le vittime dai due lati della frontiera, secondo le stime di organizzazioni umanitarie, fra cui Caminando Fronteras. Migliaia di residenti di Ceuta sono scesi in piazza oggi in una grande manifestazione che ha gremito Plaza de la Constitución. Lo riportano i media spagnoli precisando che i dimostranti si sono riuniti per chiedere una risposta alla situazione critica della città, a seguito dell'afflusso di massa di migranti del 30 luglio, e per lanciare un messaggio risuonato per tutto il pomeriggio: "Basta. Ceuta non si arrende".     Oltre 10.000 persone - secondo gli organizzatori - e poco più di 5.000 - secondo la polizia nazionale - hanno risposto all'appello delle comunità cristiana, musulmana, ebraica e indù, insieme alla federazione provinciale delle associazioni di quartiere di Ceuta. Hanno manifestato pacificamente per poco più di un'ora. Cittadini di quartieri, età ed estrazioni diverse hanno partecipato a un raduno concepito fin dall'inizio come un'espressione di unità che trascende credo, culture, origini o ideologie, scrive l'Efe.     La presenza di migliaia di persone ha caratterizzato il pomeriggio, con le bandiere, le voci e i messaggi dei cittadini che hanno riempito lo spazio pubblico. Gli organizzatori hanno ribadito che non era il momento per colori politici o differenze religiose, ma per Ceuta e la sua gente: una giornata in cui le diverse comunità della città hanno voluto dimostrare di condividere la stessa terra e lo stesso destino. Tra i presenti c'era il presidente della città, Juan Vivas, accompagnato da membri dell'Assemblea e rappresentanti di vari gruppi politici, sebbene la presenza istituzionale sia passata in secondo piano rispetto alla risposta del pubblico. La cooperazione giudiziaria tra Marocco e Spagna potrebbe subire una battuta d'arresto. Il ministro della Giustizia del Marocco, Abdellatif Ouahbi, ha dichiarato alla stampa che il suo ministero sta valutando la possibilità di "sospendere l'accordo bilaterale di estradizione" per le difficoltà del Marocco di arrivare effettivamente a ricevere condannati o sospetti di cui chiede alla Spagna l'estradizione. La minaccia mentre si lavora per evitare una nuova ondata di migranti verso Ceuta e Melilla.Nelle dichiarazioni rilasciate all'agenzia di stampa spagnola Efe, il ministro ha spiegato che la valutazione è legata in particolare ad alcune richieste di estradizione marocchine le cui procedure non sarebbero state completate dalla parte spagnola. Le estradizioni tra Marocco e Spagna sono disciplinate da una convenzione bilaterale firmata a Rabat il 24 giugno 2009 ed entrata in vigore il 1° settembre 2012. Secondo Abdellatif Ouahbi, il meccanismo si blocca in corso d'opera. Il ricercato viene arrestato in Spagna e la sua identità viene accertata. Viene quindi fissata una data per la sua consegna alle autorità marocchine. Ma quando Rabat invia agenti per prendere in consegna il ricercato, la procedura finisce per bloccarsi e la consegna alla fine non avviene. Di qui la valutazione di sospendere l'accordo, perché giudicato inutile. Il testo prevede, a determinate condizioni, la consegna reciproca di persone ricercate o condannate dai tribunali di uno dei due Paesi quando si trovino nel territorio dell'altro. La convenzione, tuttavia, esclude l'estradizione di cittadini di uno Stato verso l'altro. In Marocco vige la pena di morte, il codice penale la include e viene comminata ma non è più eseguita dal 1993, per una moratoria. In Spagna è abolita dal 1978, con la nuova Costituzione democratica, dopo la fine della dittatura di Francisco Franco. Anche solo il dubbio che il ricercato possa ricadere nei casi di condanna alla pena di morte, blocca l'estradizione. Ora il caso si aggiunge alle tensioni sui minori marocchini che si trovano a Ceuta, che Rabat ha chiesto di rimpatriare, ma che secondo il ministro Ouahbi è "estremamente complessa e fortemente politicizzata". Secondo lui, alcuni casi che coinvolgono il Marocco non vengono più trattati esclusivamente da un punto di vista legale e amministrativo, poiché possono entrare in gioco anche considerazioni politiche ed elettorali. Pur essendo a conoscenza delle notizie relative alle dichiarazioni del ministro della Giustizia marocchino riguardo a una possibile sospensione degli accordi di estradizione con la Spagna, l'Ue ritiene che si tratti di "una questione bilaterale" tra i due paesi. Lo ha detto un portavoce della Commissione Europea nel corso del briefing con la stampa. L'attenzione dell'Ue è rivolta al rafforzamento delle frontiere e alla garanzia dei rimpatri "ogni giorno dell'anno", piuttosto che alla reazione "a specifiche date" ipotizzate per le ondate migratorie. Lo ha detto una portavoce della Commissione Europea a proposito di una possibile seconda ondata di immigrazione illegale a Ceuta. "L'aspettativa è che tutte le persone entrate illegalmente a Ceuta saranno rimpatriate", ha aggiunto. "La Spagna e il Marocco stanno collaborando strettamente per gestire i rimpatri e impedire i movimenti illegali verso la Spagna continentale".  Gli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell'Ue sono diminuiti del 37% nei primi sette mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, attestandosi a circa 61mila rilevamenti. Lo rende noto Frontex sulla base di dati preliminari, precisando che le cifre non comprendono gli eventi eccezionali registrati a fine luglio a Ceuta, in Spagna. 


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