lunedì 17 agosto 2026

Scade la tregua

[L’apparenza inganna, ma pure le foto del profilo non scherzano. felice_chi, Twitter] Il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti "bombarderanno" l'Oman se si metterà di mezzo nel conflitto con l'Iran nello Stretto di Hormuz. "Se l'Oman si mette di mezzo, lo bombarderemo senza pietà", ha detto Trump in un'intervista a Fox News. L'Iran ha dichiarato di essere in trattative con l'Oman per la riapertura dello stretto. Un alto funzionario iraniano ha detto alla Reuters che l'Iran intensificherà le tensioni nello Stretto di Hormuz e nell'intera regione se la diplomazia con gli Stati Uniti fallirà. Ha poi sottolineato un cambio di strategia iraniana che si orienterà verso l'offensiva piuttosto che la difesa, riporta Sky News. Il funzionario ha aggiunto che l'Iran ha fissato una scadenza di poche settimane per la piena attuazione del memorandum d'intesa con Washington. La tempistica sarà comunicata agli Stati Uniti e ai paesi della regione tramite mediatori, secondo il funzionario citato da Reuters. Intanto, secondo i media locali, due droni Hadid-110 lanciati dall'Iran hanno preso di mira l'ufficio del primo ministro della regione del Kurdistan Masrour Barzani e la residenza del capo dell'agenzia di sicurezza nel distretto di Pirmam, nella provincia di Erbil. Non sono state segnalate vittime. La Direzione Generale per l'Antiterrorismo (CTD), ha condannato l'attacco notturno, giudicandolo "del tutto inaccettabile". Ha inoltre avvertito che "i responsabili di tale azione si assumeranno la piena responsabilità delle conseguenze". L'amministrazione Trump ha stabilito a metà maggio un canale segreto con il comandante della Guardia Rivoluzionaria iraniana Ahmad Vahidi attraverso il presidente del Kurdistan iracheno Nechirvan Barzani. Lo rivela Axios citando tre fonti a conoscenza diretta dei fatti.     Secondo Axios, a metà maggio, i negoziatori statunitensi che cercavano di raggiungere un accordo con l'Iran per porre fine alla guerra non riuscivano a capire se le persone sedute di fronte a loro parlassero effettivamente a nome del potente Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. Quindi, i funzionari dell'amministrazione Trump hanno aggirato i negoziatori iraniani ufficiali (il presidente del parlamento Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi) e si sono rivolti direttamente ai vertici dei pasdaran, attraverso Barzani perché - sempre secondo Axios - gode sia della fiducia dei Guardiani della rivoluzione sia degli americani.     L'episodio, scrive Barak Ravid, dimostra quanto sia stato difficile per gli Stati Uniti negoziare con un Paese dove non è chiaro chi detenga effettivamente il potere. A giugno Usa e Iran concordarono poi un memorandum d'intesa, che però è presto naufragato.  Usa e Iran rilanciano il braccio di ferro sul controllo di Hormuz, mentre scade la tregua di 60 giorni firmata a giugno col memorandum di Islamabad. Il presidente Donald Trump ha annunciato venerdì, a sorpresa, che avrebbe designato lo stretto territorio degli Stati Uniti "molto presto", con Teheran sconfitta. Mentre lo status dello snodo strategico da dove transita un quinto del petrolio e del gas mondiale resta in una situazione di totale stallo militare e diplomatico. L'Iran ha replicato, a stretto giro, definendo le minacce e gli annunci del presidente statunitense "fuori luogo" e "un'assurdità". Kazem Gharibabadi, viceministro degli Esteri, ha ironizzato: "Lo Stretto di Hormuz non può essere conquistato con un tweet, né con una portaerei, né con un ordine, né con un discorso elettorale: è stato, è e rimarrà iraniano". Lo stretto "sarà chiuso e riaperto solo su comando dell'Iran, e finché non accetterete la realtà della sconfitta l'Iran continuerà a imporre il blocco", ha aggiunto. Intanto il comandante dell'esercito di Teheran, Amir Hatami, ha annunciato di aver messo una taglia sui soldati americani definiti "aggressori", fissando una ricompensa di 30.000 dollari da versare a chiunque ne catturerà o ne ucciderà uno. Una mossa che allontana ancora di più la possibilità della ripresa di un dialogo. Le posizioni in campo del resto vedono Teheran bloccare il passaggio di Hormuz per usarlo come strumento di distruzione dell'economia globale e per fare pressione sugli Usa, mentre Washington mantiene un blocco navale militare contro i porti iraniani allo scopo di strangolare l'economia del Paese. Il Parlamento iraniano, inoltre, si appresta a votare un disegno di legge che contiene misure per "garantire una sicurezza duratura e lo sviluppo dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico", oltre a un altro provvedimento sul "contrasto alle ingerenze straniere". Quest'ultimo, in particolare, prevede il divieto di transito "a qualsiasi imbarcazione che trasporti equipaggiamenti e carichi di proprietà degli Usa, di Israele e dei Paesi ostili all'Iran". In settimana, invece, il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, annuncerà una serie di misure economiche "mai viste prima" contro l'Iran, sufficienti - ha spiegato - a isolare il Paese dal resto del mondo. In questo scenario, lunedì 17 giugno è la data in cui la fragile tregua di 60 giorni decisa a Islamabad scade. Un accordo dell'ultimo minuto per prorogarla, sembra improbabile, anche i mediatori ci sperano e ci stanno ancora lavorando. Senza una proroga lo stallo attuale è destinato a lasciare il posto a una fase di totale incertezza. I negoziati sono complicati anche dalle fratture interne allo Stato iraniano, come dimostra il tentativo dell'amministrazione Trump di un contatto stabilito a metà maggio direttamente con il comandante della Guardia Rivoluzionaria iraniana, Ahmad Vahidi, attraverso il presidente del Kurdistan iracheno Nechirvan Barzani. Un alto funzionario della Casa Bianca, citato dai media americani, ha descritto la situazione tra i due Paesi come statica. "Non conta quanto siamo vicini o lontani all'obiettivo - ha affermato - Ciò che conta è se l'Iran voglia sedersi al tavolo e raggiungere un accordo. Al momento, non lo ha fatto". Mentre la guerra resta fortemente impopolare negli Stati Uniti, dove il presidente e i repubblicani stanno lottando per difendere il controllo del Congresso in vista delle elezioni di midterm di novembre. Diverse testate Usa hanno riferito che Washington è a corto di munizioni, compresi i cruciali intercettori antimissile Patriot. I prezzi della benzina sono oltre i 4 dollari al gallone: una questione di grande rilievo per gli americani. 


Nessun commento:

Posta un commento