[Prima o poi tutto cambia, tutto si trasforma. Tutto è impermanente. Christofer André, A. Jollien, M. Ricard ] Proseguono le incursioni delle forze israeliane nella campagna di Quneitra, nel sud-ovest della Siria. Lo riferisce Al Jazeera che cita Syria Tv. Due carri armati e tre veicoli militari hanno attraversato il confine con la zona di Samadaniyah nelle prime ore di oggi, pattugliando l'area prima di ritirarsi circa un'ora dopo verso una base israeliana, ha riferito l'emittente. Incursioni simili sono state segnalate nei giorni scorsi vicino ad Ain Ziwan, Rafid e al bacino di Yarmouk. Le truppe israeliane hanno spianato terreni agricoli e pascoli con i bulldozer e hanno brevemente interrotto una strada nella zona, aggiunge la tv, riferendo che le reti idriche e fognarie e i ponti sul Wadi al-Ruqqad sono stati danneggiati da veicoli pesanti. Citando un funzionario locale, la tv afferma che Israele ha descritto le bonificazioni come una misura di sicurezza precauzionale contro la possibile presenza di esplosivi piazzati da Hezbollah o dall'Iran, sebbene i residenti abbiano affermato che non vi fosse alcuna presenza di tali combattenti. La Siria ha annunciato oggi di aver firmato un memorandum d'intesa con Mosca sul destino delle basi militari russe rimasto in forse dopo la caduta a Damasco del precedente governo Assad. Lo riporta l'agenzia siriana Sana, citando il ministero degli Esteri. Le due basi di Hmeimim, a Latakia, e di Tartus, aerea la prima e navale la seconda, restano operative ma vengono convertite "in centri militari congiunti di riabilitazione e di addestramento, nel quadro di nuovi accordi di tutela degli interessi reciproci" definiti dai due ministeri in relazione alla presenza russa in Medio Oriente e sul Mediterraneo. L'intesa arriva dopo un anno e mezzo di negoziati fra i due dicasteri degli Esteri, sottolinea l'agenzia Sana citando una nota dell'ufficio stampa del ministero siriano. Stando a questa nota, il memorandum prevede il passaggio sotto il controllo delle autorità locali delle strutture ad uso civile dell'aeroporto di Hmeimim e del molo commerciale numero 4 del porto mediterraneo di Tartus. Quanto alle installazioni militari, "le due parti le hanno ridefinite trasformando le basi russe in centri congiunti di addestramento e riqualificazione in base a nuovi accordi miranti alla tutela degli interessi di entrambi i Paesi". Il testo dell'intesa indica in 3 mesi la scadenza per "il completamento della transizione". Secondo Damasco, si tratta della svolta "più importante da quando i negoziati sono partiti 18 mesi fa": svolta che "apre la strada a una nuova fase nelle relazioni fra Siria e Russia”. Il patto militare firmato questa settimana dal Pakistan - unico Paese a maggioranza islamica al mondo dotato di un arsenale nucleare - con la Turchia e l'Arabia Saudita s'inserisce in un contesto in cui Israele "rappresenta una minaccia per tutto il mondo musulmano". Lo ha ha affermato il ministro della Difesa pachistano, Khawaja Asif, in un'intervista a un giornale locale ripresa nel weekend da vari media arabi e internazionali. Asif ha evocato la necessità che i Paesi musulmani diano vita a "un fronte militare unito" contro questa minaccia, non senza additare Israele come "uno Stato illegittimo, prodotto dalla Dichiarazione Balfour" del 1919, e accusarlo di "minacciare ciascuno dei Paesi della regione”. Ha inoltre escluso che le prossime elezioni israeliane e l'eventuale uscita di scena di Benyamin Netanyahu possano cambiare alcunché: "Non importa chi va al potere a Gerusalemme, che diventi premier magari Naftali Bennet o qualcun altro, le differenze saranno solo marginali, poiché la loro attitudine contro i Palestinesi e la loro mentalità anti-islamica non sparirà". Secondo il ministro della Difesa del Pakistan, Paese che unisce una forte alleanza con la Cina a legami storici con l'Occidente, l'obiettivo dello Stato ebraico resta quello di provare a "mettere i Paesi musulmani l'uno contro l'altro", mentre "il mondo islamico deve restare unito fino a che la questione palestinese non sarà definitivamente risolta". Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha dichiarato di aspettarsi che l'Egitto aderisca al patto di difesa firmato venerdì tra Arabia Saudita, Pakistan e Turchia "nella prossima fase", aggiungendo che l'accordo è destinato ad estendersi ad altri partner in Medio Oriente. "L'Egitto è già il nostro partner naturale su tutte le questioni. Penso che nella prossima fase, anche l'Egitto sarà con noi nell'alleanza", ha affermato Fidan in un'intervista all'agenzia di stampa statale Anadolu. "Secondo la visione del nostro presidente, non dovremmo limitarci a tre paesi. Dobbiamo espanderci e, se necessario, riunire tutti i paesi sotto un unico tetto", ha affermato. Fidan ha dichiarato nella stessa intervista che altri paesi hanno espresso interesse ad aderire all'accordo. Tuttavia, ha affermato che i membri fondatori devono discutere su come gestire l'espansione. Ha aggiunto che alcuni paesi che desiderano aderire hanno chiesto di non essere nominati. L'accordo firmato venerdì alla Mecca vincola Arabia Saudita, Pakistan e Turchia - potenti Paesi a maggioranza sunnita - con una clausola di mutua difesa in stile Nato. Il ministro degli Esteri turco, che ha affermato che l'accordo era in preparazione da oltre due anni, ha assicurato che "l'alleanza non avrà controversie con nessun Paese finché non verrà attaccata". Fidan ha inoltre ribadito che questo accordo non è in "conflitto" con gli impegni della Turchia nei confronti della Nato.
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