[In qualsiasi genere di vita troverai diletti, svaghi e piaceri se saprai render leggeri i tuoi mali invece che renderli odiosi. Seneca ] “Quello che abbiamo nei confronti del Libano è una grande speranza. La speranza che qualcosa stia cambiando, che qualcosa si stia muovendo”. È questo il messaggio che arriva da Gerusalemme in merito ai negoziati con Beirut, alla vigilia del nuovo ciclo di colloqui tra le due delegazioni, previsto a Roma il 15 e 16 luglio, secondo quanto annunciato dall’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter. George Deek, Direttore del Dipartimento per l’Europa meridionale e Inviato speciale di Israele presso il mondo cristiano, nel corso di un briefing con una delegazione di giornalisti italiani presenti a Gerusalemme, ha osservato che “per la prima volta” il Libano, e il suo presidente Joseph Aoun, stanno prendendo le distanze pubblicamente dall’Iran. “Sono cose che non avevamo mai sentito prima”, ha sottolineato Deek. “Ciò che nutriamo nei confronti del Libano non è fiducia, ma speranza”, ha tenuto a specificare il direttore israeliano, “la speranza che esista un’entità in Libano che, con l’aiuto della comunità internazionale, sia in grado di rafforzarsi e di respingere le potenze straniere che cercano di interferire nelle sue politiche, principalmente l’Iran attraverso Hezbollah, e che riesca a restituire la sovranità del Libano al popolo libanese e al governo democraticamente eletto del Paese”. “Sappiamo se questo accadrà? No”, ha precisato Deek, ribadendo tuttavia la necessità di dare una possibilità a Beirut. “Questa è la migliore speranza per il Libano”, ha aggiunto l’alto funzionario israeliano, evidenziando che, pur senza alcuna certezza sul risultato, vale “assolutamente la pena tentare”. Una vera pace con il Libano è un auspicio diffuso a Gerusalemme. “Vorrei poter andare con il mio amico libanese a Beirut, bere una birra e poi tornare a Tel Aviv per il Pride. Vorrei che questa fosse la nostra realtà. E vorrei che questi fossero i titoli dei media internazionali”, ha affermato, in un briefing con alcuni giornalisti italiani, un’alta funzionaria del ministero degli Esteri israeliano. “Spero che quel giorno non sia così lontano”, ha aggiunto la funzionaria, spiegando come Gerusalemme stia “lavorando a un accordo di pace con il Libano, o quantomeno a una qualche forma di intesa”. Israele sta rispettando il proprio accordo, porta ogni giorno aiuti umanitari dentro Gaza, mai così tanti, ma una volta dentro non sa cosa succede: lo ha dichiarato Ariella Mazor, una portavoce dell’esercito israeliano, ad una delegazione di giornalisti italiani presenti a Givat Kobi, a 2 km dal confine con Gaza. “Per quanto riguarda ciò che sta succedendo oggi, in sostanza abbiamo un accordo. Dal lato israeliano posso dire che stiamo facendo tutto ciò che ci viene richiesto da quell’accordo. Uno dei punti principali è consentire l’ingresso di aiuti umanitari e rifornimenti a Gaza” ha osservato Mazor, aggiungendo che “Ogni giorno entrano a Gaza circa 500-600 camion con diversi tipi di forniture”. “Si va dall’acqua al pollo, alla carne, ai medicinali, alle coperte. Mi ha persino sorpreso vedere prodotti come patatine e bevande analcoliche”, ha spiegato la portavoce dell’Idf, aggiungendo che “stanno entrando davvero tonnellate di rifornimenti”. “Credo che si tratti di circa 1,8 milioni di tonnellate dall’inizio di queste operazioni. Sono numeri e quantità di aiuti che non avevamo mai visto prima entrare a Gaza”, ha specificato la portavoce dell’Idf. “Questo avviene quotidianamente. Esiste un intero meccanismo di controllo. Dal momento in cui quei camion entrano a Gaza, ciò che accade dopo, ad esempio se arrivano a un magazzino, non è più sotto il nostro controllo”, ha precisato Mazor, spiegando che “abbiamo sentito molte storie di aiuti sequestrati, rivenduti a prezzi maggiorati, distribuiti in modi diversi oppure sottratti, senza essere consegnati alle persone che ne hanno realmente bisogno”. “Perciò posso garantire che, per quanto riguarda la nostra parte, abbiamo adempiuto ai nostri obblighi ogni singolo giorno”, ha concluso Mazor.
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