sabato 11 luglio 2026

Il Mossad difende Donaldo

[La prossima guerra mondiale sarà combattuta con le pietre. (Einstein)] Israele ha condiviso con gli Stati Uniti informazioni di intelligence riguardanti un nuovo presunto complotto dell’Iran per assassinare il presidente statunitense Donald Trump. Lo ha riportato il Wall Street Journal, citando persone a conoscenza della vicenda. Il quotidiano ha sottolineato che la repubblica islamica ha pubblicamente promesso di assassinare Trump da quando gli Stati Uniti hanno ucciso, nel 2020, il generale Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds del corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica. Gli appelli alla morte del presidente americano sono inoltre ampiamente presenti nelle commemorazioni in corso per la Guida Suprema uccisa, l’ayatollah Ali Khamenei. Dall’articolo non è chiaro quando queste informazioni di intelligence siano state trasmesse né attraverso quale canale. Trump, che è stato bersaglio di diversi tentativi di assassinio – incluso l’attentato del 2024, durante il quale un proiettile gli sfiorò un orecchio – questa settimana ha fatto riferimento alle minacce nei suoi confronti, dichiarando: “Sono presente in tutte le loro liste. Ho visto questa mattina che sono in ognuna delle loro liste. E finora, credo di essere stato piuttosto fortunato, ma forse questa fortuna non durerà ancora a lungo”.  L'avvertimento israeliano piomba sulla fragile tregua fra Teheran e Washington, impegnate da giorni in un braccio di ferro fatto di attacchi incrociati e che sta mettendo a dura prova il memorandum of understanding siglato tra i due Paesi. Il timore è infatti che Israele, contrario al memorandum of understanding siglato tra Usa e Iran, voglia mettere pressione e influenzare le decisioni di Trump, al fine di spingere gli Stati Uniti a riprendere gli attacchi. I rapporti fra i due alleati di ferro si sono incrinati nelle ultime settimane in seguito all'opposizione israeliana all'accordo con Teheran, che ha rivelato una divergenza di obiettivi con Washington dopo l'avvio in piena sintonia della campagna contro l'Iran. Le tensioni con il premier Benjamin Netanyahu sarebbero dietro alla decisione della Casa Bianca di non coinvolgere Israele nei raid degli ultimi giorni temendo che una sua partecipazione possa portare il conflitto fuori controllo.  E l'allerta lanciata da Israele potrebbe essere dietro la decisione di costringere Trump a volare da Ankara, dove era per il vertice della Nato, a bordo del vecchio Air Force One munito di tutte le contromisure difensive per i missili che il nuovo aereo presidenziale, quello regalato al presidente dal Qatar, non ha. Mancando della sicurezza necessaria, Trump è stato fatto viaggiare sul vecchio velivolo fino al Regno Unito, dove poi ha cambiato aereo e salito sul nuovo per far rientro negli Stati Uniti. Dopo giornate ad alta tensione, i raid sul Golfo e vicino allo Stretto di Hormuz sono rallentati e i mediatori del Qatar, in coordinamento con gli Stati Uniti, sono volati a Teheran per cercare di salvare l'accordo raggiunto, evitare una ripresa delle ostilità e spianare la strada alle trattative fra le parti. L'Iran "ci ha chiesto di proseguire i colloqui. Abbiamo accettato di farlo, ma gli Stati Uniti hanno chiarito, senza mezzi termini, che il cessate il fuoco è terminato", ha tuonato Trump sul social Truth, di fatto lasciandosi le mani libere per ulteriori azioni militari contro Teheran. Secondo indiscrezioni, una ripresa a pieno regime dei raid americani contro l'Iran appare improbabile perché non è nell'interesse del presidente visto l'avvicinarsi delle elezioni di metà mandato. Ma Teheran bolla come "false" le notizie di un possibile nuovo round di colloqui la prossima settimana. Così la frustrazione del commander-in-chief monta con il passare dei giorni, accentuata dalla prova di forza iraniana a Hormuz con i missili lanciati contro tre navi domenica scorsa. 


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