[Non sono mai stanco di vincere. Donald Trump] La maggior parte degli elettori americani, pari al 58%, ritiene che la guerra di Donald Trump all'Iran non sia valsa il prezzo pagato, evidenziando come il conflitto in Medio Oriente stia pesando sui livelli di gradimento del presidente Usa. È quanto emerge da un sondaggio del Financial Times, quando la Casa Bianca ha chiesto al Congresso di approvare una nuova spesa federale di 67 miliardi di dollari per coprire i costi della guerra sostenuti finora. Il sondaggio a livello nazionale, condotto la scorsa settimana da Focaldata, ha rilevato poi che il 44% degli elettori registrati ritiene che la guerra abbia lasciato gli Stati Uniti in una posizione di debolezza nei confronti dell'Iran, contro il 31% che ritiene il contrario, in posizione di forza. Alla vigilia del vertice Nato di Ankara, in Turchia, il sondaggio ha fatto emergere che il 53% degli elettori pensa che gli Usa debbano restare nell'Alleanza, mentre il 23% è favorevole all'uscita. Da tempo Trump minaccia di abbandonare la Nato: all'inizio dell'anno l'ha definita una "tigre di carta" e ha duramente criticato gli alleati europei per essersi rifiutati di partecipare alla campagna militare statunitense in Iran. Il sondaggio del quotidiano della City ha rilevato un diffuso scetticismo sul memorandum d'intesa tra Washington e Teheran. Il 66% ha detto che l'accordo avrebbe avuto scarso o nessun impatto su pace o stabilità in Medio Oriente, oppure che avrebbe aumentato l'instabilità e reso più probabile un conflitto. Solo un elettore su cinque ha dichiarato che l'accordo avrebbe portato alla pace. Infine, solo il 36% ha approvato l'operato di Trump come presidente, registrando un calo di due punti percentuali sulla rilevazione precedente. Posizione più solida per i democratici in vista delle elezioni di metà mandato di novembre: alla domanda su quale candidato avrebbero sostenuto per il Congresso, gli intervistati hanno assegnato ai dem un vantaggio di sei punti. Il 44% ha dichiarato di sostenere il partito, contro il 38% dei repubblicani. Un nuovo campanello d'allarme per The Donald. ''Non ci sarà ricostruzione a Gaza senza lo smantellamento e la smilitarizzazione della Striscia''. Lo ha detto il premier Benjamin Netanyahu durante la riunione di gabinetto odierna, secondo quanto riportano i media israeliani. L'affermazione sarebbe arrivata alla luce delle notizie secondo cui il 'Board of Peace' si sta mobilitando per portare avanti la ricostruzione delle aree ancora sotto il controllo dell'Idf (almeno il 60% della Striscia di Gaza) anche senza il disarmo di Hamas. Sempre nel corso della stessa riunione, i media israeliani riportano che Netanyahu avrebbe affermato sul Libano: ''Ho sentito dire dai media che il Presidente Trump ha chiesto di non intervenire contro i tunnel del terrore in Libano. Questa è una favola, una fake news: non mi ha detto nulla al riguardo, né io gliel'ho chiesto. Noi agiamo secondo le nostre valutazioni di sicurezza''. ''Non credo ci sia una spaccatura tra noi. Il Presidente Trump è il leader degli Stati Uniti e fa ciò che è bene per l'America. Io sono il leader di Israele e faccio ciò che è bene per Israele. Il 99% delle volte siamo d'accordo, ma come in ogni famiglia a volte ci sono dei disaccordi, e ne parliamo apertamente''. Lo ha detto il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, in un'intervista a 'Sunday Briefing' su Fox News, di cui alcuni estratti sono stati ripresi dalla tv israeliana Channel 11. ''La vera domanda è se abbiamo obiettivi diversi riguardo all'Iran, e la risposta è no: vogliamo che l'Iran rinunci al suo programma nucleare, rimuova l'uranio arricchito e smantelli i suoi impianti nucleari. Il Presidente Trump crede che, dopo due guerre contro l'Iran, sarà in grado di esercitare pressioni nei negoziati per raggiungere questi obiettivi. Spero che ci riesca. Finché sarò premier d'Israele, l'Iran non avrà armi nucleari''. Sollecitato sulle dichiarazioni del vicepresidente Vance, che nelle scorse settimane ha esortato i membri del governo israeliano a non criticare gli Usa, ''l'unico alleato rimasto a Israele nel mondo'', Netanyahu ha affermato: ''Rispetto Jd Vance, abbiamo un ottimo rapporto, ma non significa che siamo sempre d'accordo. Donald Trump è il miglior amico che abbiamo mai avuto alla Casa Bianca. Abbiamo anche alcuni altri amici, come il 'piccolo Paese' che è l'India, con 1,8 miliardi di abitanti. Lì abbiamo un sostegno straordinario. E abbiamo molti altri Paesi che ci sostengono. Ora è di moda... in molti Paesi i media e i social media sono inondati da materiali anti-israeliani e antisemiti, ma molti leader mi chiamano e mi dicono: 'Abbiamo un problema con l'opinione pubblica, ma vogliamo dirti che ti rispettiamo e vorremmo fare accordi, capire dalla vostra esperienza militare, con l'IA, il cyber'. Le relazioni non sono come appaiono. E noi ci prendiamo cura dei nostri amici, in particolare dei cristiani: alcuni villaggi cristiani in Libano ci hanno chiesto di annetterli a Israele, perché li stiamo proteggendo da Hezbollah'', ha detto Netanyahu.
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