[La felicità che si prova con la poesia, o con la preghiera, è felicità intensa senza dubbio, ma tutto sommato un pò precaria, e alla fine ci si accorge che una grossa porzione di sostanza umana rimane fuori, inutilizzata. Giuseppe Berto] Secondo i media legati agli Houthi yemeniti, sostenuti dall'Iran, l'Arabia Saudita ha colpito le infrastrutture di telecomunicazione nella città di Hodeida, controllata dai ribelli, e sull'isola di Kamaran. "Un'aggressione saudita, con una serie di attacchi aerei, ha colpito le infrastrutture dell'autorità per le telecomunicazioni", ha affermato il canale televisivo Al-Masirah, aggiungendo che gli attacchi hanno preso di mira anche l'isola di Kamaran nel Mar Rosso. Il portavoce militare del gruppo yemenita Houthi, Yahya Saree, ha rivendicato “due operazioni militari” contro l’Arabia Saudita in risposta agli attacchi lanciati da Riad la scorsa notte contro la città portuale di Hodeidah e l’isola di Kamaran. In una dichiarazione, Saree ha riferito di “decine di missili e droni” contro “impianti legati ad Aramco” a Jizan e a Yanbu. Il gruppo yemenita ha confermato il blocco marittimo contro l’Arabia Saudita annunciato nei giorni scorsi, dicendosi pronto a un’escalation. Il portavoce militare ha aggiunto che non esiteranno “ad ampliare le operazioni e a intensificare le azioni in base agli sviluppi delle prossime ore e dei prossimi giorni”.Donald Trump ha accantonato per ora i piani di "escalation significativa" dell'offensiva militare contro l'Iran temendo che possano esaurirsi le scorte del Pentagono, già ridotte, di intercettori Patriot e munizioni per la difesa aerea in Medio Oriente. La svolta, scrive il New York Times, è arrivata nell'incontro del presidente di venerdì coi principali consiglieri e membri dell'amministrazione, secondo due persone ben informate. Il generale Dan Caine, capo di Stato maggiore congiunto, ha avvertito in privato che, pur se possibili, i combattimenti avrebbero "pericolosamente" esaurito gli intercettori disponibili per il Centcom. La minaccia alle riserve di intercettori è una delle molteplici considerazioni che rendono un ritorno a operazioni di combattimento su larga scala un'impresa molto rischiosa. Trump e i suoi più stretti collaboratori, aggiunge il Nyt, nutrono timori sulla prospettiva di allargamento del conflitto in Medio Oriente, sul possibile allontanamento di alleati chiave del Golfo (vulnerabili agli attacchi iraniani), su una crisi economica globale e sul crescente aggravarsi delle crisi energetiche e dei flussi di profughi. Le discussioni riservate si sono però concentrate sulla riduzione delle scorte del Pentagono di Patriot e di altri sistemi di difesa aerea, secondo alcuni funzionari. Steven Cheung, direttore della comunicazione della Casa Bianca, ha notato che il presidente è "sempre stato coerente nel dire di preferire una soluzione diplomatica, pur mantenendo aperte tutte le opzioni qualora l'Iran dovesse proseguire con attività terroristiche nello Stretto di Hormuz o contro gli alleati". Cheung ha inoltre aggiunto che, dopo aver subito sanzioni paralizzanti e ripetuti attacchi, "per l'Iran sarebbe saggio lavorare a un accordo negoziato; altrimenti, sanno bene cosa accadrà". Trump valuta come procedere contro l'Iran, in particolare sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, mentre i prezzi della benzina risalgono a seguito della ripresa delle ostilità nelle ultime due settimane. La diplomazia è in stallo e l'ultima ondata di massicci attacchi Usa non sembra aver sortito un effetto deterrente sull'Iran dal punto di vista militare. Pochi, o forse nessuno, nella cerchia ristretta di Trump ritengono saggia l'escalation. "Istruirò i nostri servizi di intelligence a condividere con i nostri partner le informazioni in nostro possesso riguardo al nuovo sostegno della Russia al regime iraniano. Dall'inizio di luglio, abbiamo registrato un'intensa sorveglianza satellitare russa degli Stati del Golfo e delle installazioni militari statunitensi lì presenti. Queste immagini finiscono successivamente in Iran. Allo stesso tempo, esiste una chiara correlazione tra le immagini satellitari russe di questi siti e gli attacchi iraniani - sia prima degli attacchi, in preparazione di essi, sia dopo -, per valutare i danni causati". Lo denuncia su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ricordando che "il 19 e il 20 luglio, quattro basi aeree sono rientrate nell'area di interesse dei satelliti russi: due in Bahrain, una in Giordania e una in Kuwait. Lo scopo è evidente. Nessuno di noi nel mondo dovrebbe chiudere un occhio davanti a un fatto molto semplice: il male cerca sempre modi per peggiorare le cose e diffondersi ulteriormente. La Russia e anche questa guerra devono essere fermate". Il leader ucraino annuncia poi che Mosca "vuole ricevere altri 30.000 soldati dalla Corea del Nord", annunciando che Pyongyang "sta anche preparando il trasferimento di ulteriori lanciatori per missili balistici alla Russia". Si tratta per Zelensky di una "minaccia non solo per l'Ucraina. La Russia sta aiutando la Corea del Nord a imparare come condurre la guerra, a migliorare le sue armi e a ottenere esperienza reale di combattimento nell'usarle. Tutto questo rappresenta una minaccia per chiunque in Asia sia nel raggio d'azione dei missili nordcoreani". Il capo dello Stato ucraino avverte infine del rischio che corrono le "imprese agricole e gli impianti di produzione del pane" a causa dei raid russi.
Nessun commento:
Posta un commento