[Com’era bello un divorzio senza liti! Sopratutto, com’era inebriante la libertà riconquistata. Maria Teresa Giaveri]La croce, nel quartiere "Sante Croci" a Niscemi (Caltanissetta), è crollata lungo il fronte di frana. Era diventata, in queste settimane di emergenza dopo la frana che ha sconvolto il paese un simbolo di resistenza. Il sindaco Massimiliano Conti ha confermato che la croce è crollata, finendo nel vuoto. Era stata apposta nel ricordo della chiesa colpita dalla frana del 1997. "Purtroppo è caduta ….. questo appesantisce ancora di più il nostro già triste cuore" dice il sindaco. Il movimento No Muos, insieme a sigle sindacali di base e a cittadini è sceso in piazza, a Niscemi (Caltanissetta), con un corteo "per denunciare ciò che negli anni non è stato fatto per salvaguardare il territorio", hanno detto gli organizzatori. Il corteo ha preso il via da largo Mascione. "Niscemi non cade", così riportava lo striscione di apertura. "La frana non è stata conseguenza del caso o del maltempo - hanno detto alcuni manifestanti - ma il risultato di anni di abbandono del territorio e di mancanza di pianificazione". La manifestazione è servita a denunciare il "doppio livello" messo in campo per Niscemi. "Ancora oggi, vengono autorizzati interventi di adeguamento e ampliamento per l'area militare americana che ospita il sistema di telecomunicazioni Muos - hanno detto gli organizzatori - mentre per la città nulla è stato fatto nel tempo, nonostante la frana del 1997". I manifestanti chiedono la sospensione immediata dei lavori all'interno della base e la pubblicazione di dati sulle verifiche idrogeologiche, da fonti indipendenti, compresi quelli dell'area del Muos. Non solo Niscemi: il pericolo di frane riguarda moltissimi territori in Italia e nel complesso alluvioni, valanghe ed erosione costiera riguardano il 94,5% dei comuni e quasi 6 milioni di cittadini. Nel 2024 la superficie in pericolo è aumentata del 15% rispetto al 2021 e i territori maggiormente coinvolti sono nella Provincia Autonoma di Bolzano (+61,2%), in Toscana (+52,8%), Sardegna (+29,4%), Sicilia (+20,2%). E secondo i dati aggiornati dell'Inventario dei fenomeni franosi in Italia (Iffi) dell'Ispra le frane hanno superato quota 684mila e costituiscono una minaccia per quasi 1,3 milioni di persone, pari al 2,2% della popolazione, e per più di 742mila edifici. In un caso su tre (33%) avvengono per scivolamento, come è avvenuto a Niscemi, oppure per colamento lento (18,3%), comune nell'Appennino Emiliano, in Basilicata e in Liguria. Non sono rare (12,1%) le frane a colamento rapido, di solito innescate da piogge intense su terreni argillosi e distruttive come quelle avvenute nel 1998 a Sarno e Quindici, o quelle del 1987 in Valtellina e ancora quelle registrate in Liguria, Umbria. Piemonte, Toscana e Molise. Secondo i dati del Rapporto Ispra presentato a luglio scorso l'Italia si conferma tra i Paesi europei più esposti al rischio frane: il 28% ha "una dinamica estremamente rapida e un elevato potenziale distruttivo" anche per le vite umane. Secondo i Piani di Assetto Idrogeologico (Pai), si è passati dai 55.400 chilometri quadrati del 2021 ai 69.500 del 2024, pari al 23% del territorio nazionale a rischio smottamento. Secondo l'analisi, in Italia 5,7 milioni di persone abitavano in zone pericolose nel 2024; oltre 582mila famiglie, 742.000 edifici, quasi 75.000 unità locali di impresa e 14.000 beni culturali esposti a rischio nelle aree a maggiore pericolosità da frana. Una piattaforma dell'Ispra, IdroGEO, consente ai cittadini anche da smartphone "di verificare i rischi che interessano il proprio territorio, cercando un indirizzo o geolocalizzandosi in mappa e identificando così il livello di pericolosità per frane e alluvioni in un raggio di 500 metri dal punto di interesse (abitazione, attività economica o produttiva).
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