venerdì 15 maggio 2026

Vittime della guerra

[Ancora non lo sapevo. Che la luce, come il dolore, è benevola solo con chi la attraversa, mentre rifiuta di stanare gli indecisi e i superbi. Simona Lo Iacono] La guerra in Medio Oriente "grava sull'attività economica" e i dati "segnalano un indebolimento della crescita e dallo scoppio della guerra", con la fiducia di consumatori e imprese riguardo al futuro che "si è incrinata". Lo sottolinea la Bce nel bollettino economico, dopo una crescita dell'area euro che, nel primo trimestre 2026, è rallentata allo 0,1%. Malgrado una "buona capacità di tenuta" dell'economia con la disoccupazione ai minimi storici, le prospettive vedono "rischi al ribasso" e "dipenderanno dalla durata del conflitto in Medio Oriente", si legge.  "Le aspettative di inflazione a più lungo termine rimangono saldamente ancorate, benché quelle sugli orizzonti temporali più brevi siano aumentate in misura significativa", scrive la Bce. Le aspettative d'inflazione sono uno dei parametri che la Bce usa nel decidere i tassi d'interesse. Nel documento la Bce rileva anche che, pur fra rischi al rialzo per l'inflazione, "le misure dell'inflazione di fondo sono rimaste pressoché invariate". L'inflazione al netto di alimentari ed energia è scesa al 2,2% ad aprile, con i prodotti energetici che hanno segnato un +10,9%. Per decidere un aumento dei tassi, la Bce deve vedere una diffusione ampia dell'inflazione e un 'disancoramento' delle aspettative.  La guerra in Medio Oriente avrà un impatto "limitato" sull'economia spagnola, ma con effetti "duraturi" sui prezzi dell'energia, avverte la Banca di Spagna nel suo Rapporto sulla Stabilità finanziaria di primavera 2026. Lo stretto di Hormuz resta "severamente ristretto" alla navigazione e interessa il 20% dell'offerta mondiale di petrolio e gas Gnl, mentre la produzione totale della regione rappresenta circa il 30% del totale globale, pari a 10 milioni di barili al giorno, "una proporzione superiore a quella osservata dopo l'invasione russa dell'Ucraina nel 2022", segnala la banca centrale. Secondo il rapporto, le famiglie, le imprese e le banche affrontano lo scenario con basso indebitamento e buona qualità del credito. Tuttavia, un incremento del prezzo del petrolio provocherebbe "un aumento forte e rapido dell'inflazione, seppure temporaneo". Con un barile di Brent a 145 dollari, la previsione è che l'inflazione arrivi al 6,8% nel 2026 e al 3,7% nel 2027, mentre che la crescita sarebbe dell'1,3% del Pil quest'anno e nulla nel seguente. Il tasso di disoccupazione arriverebbe all'11,7%. Questo scenario "è più o meno quanto accadde nella guerra del Golfo", con una riduzione dell'offerta del 9%. Tuttavia, un aumento del petrolio a 220 dollari per barile provocherebbe "una recessione", un termine "non abituale" nei rapporti della Banca. In tale scenario, l'inflazione potrebbe arrivare al 9,5% nel 2026, con una crescita del Pil dello 0,6% quest'anno e una contrazione dello 0,7% nel 2027, mentre il tasso di disoccupazione salirebbe al 12,9%. 

Nessun commento:

Posta un commento