venerdì 1 maggio 2026

Retrocessa l’Italia

[Dietro ai sensi vedi che la ragione ha corte l'ali. DANTE ALIGHIERI] Il Nicaragua è il Paese dell'America Latina con il peggior livello di libertà di stampa secondo la classifica mondiale 2026 di Reporters sans frontières (Rsf). Il Paese guidato da Daniel Ortega e Rosario Murillo occupa il 168/o posto su 180 Stati analizzati.    Nel rapporto, Rsf afferma che "il panorama mediatico in Nicaragua è semplicemente in rovina", denunciando una repressione sistematica contro giornalisti e mezzi di comunicazione, oltre al progressivo deterioramento delle condizioni di lavoro della stampa indipendente. Managua risulta dietro anche a Cuba nella graduatoria regionale.    L'organizzazione segnala inoltre una crescente tendenza, in vari Paesi del continente americano, a replicare metodi di censura simili a quelli adottati dal governo nicaraguense, attraverso intimidazioni, restrizioni legali e attacchi diretti ai media. Secondo Rsf, oltre la metà dei Paesi del mondo si trova oggi in una situazione "difficile" o "molto grave" per quanto riguarda la libertà di informazione. La libertà di stampa in Italia retrocede al 56/o posto (su 100) della graduatoria di Reporters sans frontières (Rsf) nel 2026 rispetto al 49/o posto del 2025. Secondo l’Ong con sede a Parigi, ”la libertà di stampa in Italia continua ad essere minacciata dalle organizzazioni mafiose, in particolare, nel sud del Paese come anche da diversi gruppuscoli estremisti che esercitano violenze. I giornalisti denunciano anche un tentativo della classe politica di ostacolare la libera informazione in materia giudiziaria con una ‘legge bavaglio’ che si aggiunge alle procedure bavaglio (Slapp) correnti nel Paese”. Secondo il rapporto di Rsf, in Italia, “i professionisti dei media ricorrono talvolta all’autocensura, sia per via della linea editoriale della propria testata sia per timore di potenziali azioni legali come le cause per diffamazione. Questa situazione – prosegue Reporters sans frontières nella scheda dedicata al nostro Paese –  rischia di venire aggravata per i giornalisti che si occupano di cronaca giudiziaria, dalla controversa ‘legge bavaglio’ approvata dalla maggioranza del premier Giorgia Meloni”. Sempre secondo il rapporto, la “Rai, principale emittente pubblica del Paese, sta subendo crescenti interferenze dirette volte a trasformarla in uno strumento di comunicazione politica al servizio del governo”. E “una certa paralisi legislativa ostacola l’adozione di diverse proposte di legge volte a tutelare, se non migliorare, la libertà di espressione giornalistica”, prosegue l’Ong per la libertà di stampa nel mondo, secondo cui “questa situazione spiega in parte le limitazioni che alcuni giornalisti incontrano nel loro lavoro. La criminalizzazione della diffamazione e le numerose querele Slapp (Strategic Lawsuit Against Public Participation, cause legali per diffamazione) minacciano la libertà di espressione giornalistica”, avverte Rsf. L’organizzazione allerta anche sulle fragili condizioni contrattuali di tanti professionisti dei media: “La crescente precarietà lavorativa sta minando pericolosamente il giornalismo, il suo dinamismo e la sua indipendenza”. Inoltre, “la crescente polarizzazione della società italiana si cristallizza attorno a questioni politiche e ideologiche legate all’attualità. Ciò ha ripercussioni dirette sul lavoro dei giornalisti, spesso vittime di aggressioni verbali e fisiche durante i comizi”. I giornalisti che indagano sulla criminalità organizzata, la corruzione e la mafia vengono inoltre “sistematicamente minacciati e talvolta aggrediti fisicamente a causa del loro lavoro investigativo: le loro auto o le loro case vengono talvolta incendiate. Vengono orchestrate campagne di intimidazione online contro coloro che approfondiscono questi temi”. “Attualmente – conclude Rsf – una ventina di giornalisti (in Italia) vivono sotto protezione permanente della polizia a seguito di intimidazioni o aggressioni”. 


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