[Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e l’eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba. David Ben-Gurion, Maggio 1948, agli ufficiali dello Stato Maggiore. Da: Ben-Gurion, A Biography, by Michael Ben-Zohar, Delacorte, New York 1978.] “Mr. Nobody against Putin – Il film contro tutte le guerre” ha appena vinto l’Oscar come miglior documentario e dal 16 aprile arriva nei cinema italiani. Cento proiezioni in più di 30 città italiane, a cominciare da quella al cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti, a Roma, accompagnata da Andrea Segre, Francesca Mannocchi, Marco Damilano e Andrea Fabozzi. Il documentario diretto da David Borenstein e Pavel Talankin è la testimonianza di un insegnante durante la guerra, un reportage “segreto” per mostrare come il potere vorrebbe riscrivere l’educazione. Pavel Talankin, per tutti Pasha, è un insegnante molto amato della scuola di una piccola città russa. Quando la Russia invade l’Ucraina cambia il corso della vita quotidiana per tutti e all’improvviso anche la scuola si trasforma: le lezioni si riempiono di retorica patriottica, nascono gruppi giovanili militarizzati e l’educazione diventa uno strumento di propaganda. Costretto, come videomaker dell’istituto, a documentare le attività ufficiali, Pasha decide di usare la videocamera per raccontare ciò che accade davvero intorno a lui. Pavel filma dall’interno la progressiva normalizzazione della guerra, il peso del consenso e il coinvolgimento crescente dei più giovani. Quella che nasce come una testimonianza privata si trasforma in un gesto di resistenza silenziosa e quotidiana, che lo porterà a scegliere di lasciare il proprio Paese per portare quelle immagini al mondo. Il futuro primo ministro ungherese, Peter Magyar, ha dichiarato che l’ammissione dell’Ucraina, un paese in guerra, nell’Unione Europea è “fuori discussione”, durante una conferenza stampa a Budapest il giorno dopo la schiacciante vittoria del suo partito Tisza alle elezioni parlamentari. Sottolineando che Tisza ha sempre affermato di non sostenere un’adesione accelerata per l’Ucraina, ha aggiunto: “Questo è un paese in guerra; è assolutamente fuori discussione che l’Unione Europea ammetta un paese in guerra”.
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