sabato 16 maggio 2026

Jet fuel a rischio

[I forti fanno ciò che devono fare, e i deboli accettano ciò che devono accettare. Tucidite] La televisione di stato iraniana ha dichiarato che alcuni paesi europei hanno avviato colloqui con Teheran in merito al transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz. "A seguito del passaggio di navi provenienti da paesi dell'Asia orientale, in particolare Cina, Giappone e Pakistan, abbiamo ricevuto oggi informazioni che indicano che anche gli europei hanno avviato negoziati con la marina delle Guardie Rivoluzionarie" per ottenere il permesso di transito, ha riferito la televisione di stato, senza specificare quali paesi. Il conflitto in Medio Oriente sta generando un shock immediato sul trasporto aereo globale. La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz ha compresso l’offerta di jet fuel, una materia prima di cui circa un quinto della disponibilità mondiale dipende dai Paesi del Golfo, scatenando un’impennata dei prezzi. In Asia ed in Europa i listini del cherosene hanno più che raddoppiato rispetto ai livelli pre‑crisi, superando il picco del 2022; negli Stati Uniti l’aumento si è limitato a circa +70% grazie alla resilienza delle capacità di raffinazione domestiche. Lo evidenzia l’analisi Coface sul rischio commerciale. Elemento critico è il ruolo del Kuwait: secondo esportatore marittimo di jet fuel con circa il 15% delle spedizioni globali (dati Vortexa), la sua incidenza è salita dopo l’avvio della raffineria Al‑Zour a fine 2022. L’effetto sui passeggeri è già visibile: i prezzi dei biglietti hanno registrato un aumento di circa il 18% nelle prime due settimane di marzo su base annua, mentre le compagnie hanno cominciato a comprimere capacità, tagliando rotte soprattutto corto raggio e domestiche. La situazione è aggravata da misure restrittive all’export (Cina, Thailandia) e da discussioni in Corea del Sud per dare priorità al mercato interno.Sul fronte operazionale, la chiusura degli spazi aerei iraniano e del Golfo —sommata al blocco dello spazio russo dal 2022— costringe i voli Europa‑Asia su un corridoio alternativo via Armenia ed Azerbaijan, aumentando tempi di rotta e consumi di carburante. Il cessate il fuoco annunciato il 7 aprile e la temporanea riapertura di Hormuz hanno fornito un sollievo, ma resta fragile: le scorte di jet fuel richiederanno mesi per tornare ai livelli di equilibrio e le capacità di raffinazione regionali rimangono deboli. Murano ha poi aggiunto che "si sono chiuse più di 30 raffinerie negli ultimi 15 anni in Europa, quindi c’è un corto strutturale, cioè una carenza strutturale di gasolio e anche di cherosene per l'aviazione, che è l'altro problema che sicuramente sta avanzando. E questo fa sì che i prezzi del gasolio siano schizzati. Tutto sommato, alla pompa il prezzo della benzina intorno a 1,70 non fa gridare a nessuna preoccupazione, è sostanzialmente la media dello scorso anno. Il prezzo del gasolio che supera i 2 euro è chiaramente un segnale d'allarme". Per quanto riguarda il jet fuel e l'Italia, Murano ha detto che il nostro paese "importa circa il 50% della domanda, 2 milioni e mezzo di tonnellate. A livello europeo c’è un corto di 10 milioni di tonnellate, che è notevole". Un problema, ha detto, che "si è accentuato avendo bloccato le importazioni dalla Russia, da cui prima si prendeva la gran parte dei distillati, e avendo ora bloccato le importazioni dal Medio Oriente". Murano ha infine ribadito: "non vediamo problemi né per aprile né per maggio", sia per l'import sia per le produzioni delle raffinerie, "poi bisognerà vedere le coperture, senza dimenticare le scorte di emergenza ci sono".

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