sabato 16 maggio 2026

Giovani in fuga

[Se gli uomini non commettessero talvolta delle sciocchezze, non accadrebbe assolutamente nulla di intelligente. Ludwig Wittgenstein] L’Italia non è solo un Paese che paga una pesante emigrazione giovanile è un caso anomalo in Europa.   Non solo l'Italia perde almeno 37.700 giovani all'anno e 1,66 miliardi di Pil, ma offre un mercato giovanile peggiore dei paesi dell'est. Questa fotografia arriva dall'analisi comparativa realizzata dall'Eurispes su 22 Paesi europei costruita su 16 indicatori armonizzati Eurostat nel periodo 2016-2023, che classifica le economie europee in cluster strutturali. “Tra il 1994 e il 2024 il numero di giovani italiani si è ridotto da 15,4 a 10,4 milioni. Se togliessimo gli immigrati da altri paesi, arriveremmo a 8,8 milioni”. È il dato centrale emerso dall’analisi presentata dal Coordinatore Gruppo di lavoro CNEL sull’attività dell’Italia per i giovani cittadini di Paesi avanzati, Luca Paolazzi, ai consiglieri del Cgie, ospiti del Cnel per la giornata di chiusura dell’assemblea plenaria 2026, nell’ambito dell’iniziativa “Giovani Expat”. “Noi guardiamo ai giovani come persone che devono ancora imparare, anche a 30 anni. Altrove sono visti come energia e innovazione. L’Italia ha bisogno di accelerare una trasformazione che è anzitutto culturale”, ha sottolineato Paolazzi, spiegando come il calo demografico imponga una riflessione sul modello culturale italiano. Un altro elemento emerso dalle parole del prosessor Paolazzi riguarda il profilo di chi parte: “L’analisi mostra con chiarezza che a essere coinvolti sono soprattutto le persone maggiormente istruite. Ma sarebbe importante sentire anche la voce di chi parte senza aver finito gli studi superiori”. In tal senso, l’obiettivo dovrebbe essere “costruire un canale di ascolto stabile per capire le carenze del paese e le condizioni che potrebbero favorire un ritorno”.

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