[Non é il mondan romore altro ch'un fiato / di vento,ch'or vien quinci e or vien quindi, / e muta nome perchè muta lato. Dante] ”Posso confermare che abbiamo inviato una seconda lettera alla Biennale sulla base di ulteriori prove. E ritengo importante concentrarci sul messaggio principale: sono stata molto chiara nel condannare con forza la decisione della Biennale di consentire alla Russia di partecipare alla mostra d'arte. La Biennale apre sabato. Ironia della sorte, sabato è la Giornata dell'Europa. E la Giornata dell'Europa dovrebbe essere un giorno per celebrare la pace, non un'occasione per la Russia di mettersi in mostra alla Biennale", ha detto la vice presidente della Commissione europea Henna Virkkunen in un punto stampa a Bruxelles. "L'Italia sarà salvata dai fotografi", dice il presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, Piertrangelo Buttafuoco, oggi all'apertura riservata ai giornalisti e addetti ai lavori dei cancelli ai Giardini e all'Arsenale. Davanti ai fotografi, con sullo sfondo il Padiglione centrale, sorridente con in mano un ombrello rosso per la minaccia di pioggia a Venezia, Buttafuoco fa poi una battuta sul rosso "come il logo della Biennale" e un giornalista grida: "Rosso fuoco come Buttafuoco". Ai giornalisti che lo incalzano però risponde: "Parlerò domani in conferenza stampa". "Andare avanti, avere audacia, sviluppare in libertà i vostri progetti.Questo lo raccomanda il presidente della Repubblica. Il Capo dello Stato a cui dobbiamo riconoscenza e rispetto ha detto quale è il mandato dell'arte e della cultura: libertà e audacia. Ebbene eccoci". Lo ha detto il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuco alla conferenza stampa di presentazione al Teatro Piccolo dell'Arsenale della Biennale Arte 2026 che apre al pubblico il 9 maggio. "Grazie al ministero della Cultura, nella persona di Alessandro Giuli, a tutte le istituzioni del territorio, alla città di Venezia e a ogni singolo cittadino di questo territorio, alla Regione del Veneto, alla soprintendenza e ai nostri vicini di casa, la Marina Militare", ha detto ancora. "Non intendiamo barattare 30 anni di storia che hanno sempre raccontato così il mondo" ha aggiunto tra gli applausi. "Questa è una Biennale che non vuole risolvere, ma mostrare, aprire alle domande. Qui l'unico veto è l'esclusione preventiva. Mi preoccupano la censura anticipata, le dichiarazioni che piovono da ogni dove costruendo un verdetto prima del confronto. La Biennale non è un tribunale. È un giardino di pace. Alle istituzioni chiediamo dialogo, non carte che girano. Proviamo insieme a guardare la luna" ha sottolineato Poi si fa fotografare con il tram di Koyo Kouoh e con il marito della curatrice scomparsa, Philippe Mall. Alleanza tra le Pussy Riot e le Femen che a Venezia hanno guidato una protesta con una ventina di partecipanti davanti al padiglione della Russia alla Biennale. È stato un sit in, con il volto travisato da passamontagna di color rosa, durato circa un quarto d'ora dove sono stati accesi dei fumogeni di color giallo e blu, e sventolando bandiere dell'Ucraina, e lanciato slogan contro la Russia anche con cartelli esposti davanti al padiglione. La situazione è tranquilla e la Digos ha tenuto a bada le dimostranti senza alcun incidente. Le Pussy Riot, il collettivo punk rock russo noto per il loro arresto in Russia con l'accusa di 'teppismo e istigazione all'odio religioso' per aver messo in scena, durante una celebrazione religiosa nella Cattedrale di Cristo Salvatore, un'esibizione non autorizzata contro Putin avevano preannunciato la protesta alla quale si sono unite le Femen, il movimento femminista di protesta ucraino fondato a Kiev nel 2008 da Oksana Šačko, Hanna Hutsol e Inna Shevchenko. Inizialmente era stato dato appuntamento ai giornalisti in una zona di Venezia al quale non si sono presentate e con un diversivo hanno compiuto il blitz al padiglione russo, azione bloccata poi dall'intervento della polizia che non si è lasciata ingannare dal depistaggio.Appello di “Art Not Genocide Alliance” per una mobilitazione venerdì 8 maggio a Venezia contro il padiglione israeliano alla Biennale. Appuntamento alle 16.30 in Via Garibaldi. “Il genocidio non è finito. A Gaza, dopo la distruzione sistematica di infrastrutture e servizi essenziali, Israele mantiene il controllo su gran parte della Striscia, mentre in Cisgiordania la violenza dei coloni si intensifica attraverso espropri ed esecuzioni sommarie. Nonostante ciò, la Biennale di Venezia continua a sostenere il governo Netanyahu, non solo rifiutandosi di esprimere solidarietà con il popolo palestinese, ma addirittura concedendo uno spazio esclusivo a Israele. Lo storico padiglione biancoblu risulta infatti fuori servizio da due anni ma, nell’edizione Arte del 2026, troverà una nuova ubicazione in Arsenale in qualità di “ospite” della fondazione stessa. Le dimissioni della giuria internazionale della 61ª edizione della Biennale di Venezia testimoniano, ancora una volta, la difficoltà che fin troppe istituzioni culturali hanno nel fare i conti con il genocidio del popolo palestinese – tutt’ora in corso. Nelle stesse settimane in cui si consumava la schermaglia istituzionale sul padiglione russo, con tanto di ispettori governativi, il Ministero della Cultura italiano è intervenuto per fornire ulteriore sostegno alla partecipazione israeliana alla Biennale. Mercoledì scorso, infatti, in una telefonata con Belu Simion Făinaru – che rappresenta Israele a questa edizione della Biennale di Venezia – il ministro Alessandro Giuli ha “espresso la sua totale solidarietà”, assicurandogli che “il suo lavoro sarà valorizzato in Italia attraverso un’iniziativa promossa dal Ministero della Cultura”. Quello adottato dal governo italiano e dalla Commissione Europea è chiaramente un doppio standard – sostengono attivisti e attiviste di “Art Not Genocide Alliance”. “Mentre si condanna la presenza della Russia alla Biennale, ci si affretta a rassicurare gli alleati israeliani. Se è una questione di violazioni dei diritti umani, dobbiamo concludere che, anche per la Commissione Europea e per il governo di Giorgia Meloni, questi medesimi diritti non si applicano alla popolazione palestinese”. Per questo viene lanciata la mobilitazione, anche “dalla parte di lavoratrici e lavoratori del settore culturale in sciopero, contro la presenza del padiglione di Israele e per la dignità del lavoro culturale” e in solidarietà “con chi si è imbarcato con la Global Sumud Flotilla, che abbiamo salutato in migliaia sulla riva della Zattere e che, ancora una volta, vuole rompere l’assedio dello stato genocida di Israele. Siamo con Saif Abukeshek e Thiago Ávila, ancora nelle mani dell’esercito israeliano, chiedendone l’immediata liberazione. Siamo al fianco del popolo palestinese, che da più di settant’anni lotta per resistere l’occupazione, e che da due anni subisce un genocidio, alimentato dall’economia di guerra e dalla complicità degli stati occidentali. Venezia lo sa da che parte stare”.
Nessun commento:
Posta un commento