mercoledì 1 aprile 2026

Un morto che cammina

[Lontano dalla fonte che la tiene viva, una fantasia si spegne facilmente, proprio come vincere alla lotteria non porta una eterna felicità. Abraham Verghese]  Ali Fouladvand, responsabile della ricerca presso l'Organizzazione iraniana per l'innovazione e la ricerca difensiva, erede del programma nucleare iraniano precedente al 2004, è stato ucciso insieme ad alcuni membri della sua famiglia in un raid aereo su Borujerd questa mattina, secondo quanto riportato dai media iraniani. Lo scrive Iran International. L'uomo aveva un ruolo nella supervisione di delicate ricerche di natura militare.    Fouladvand era sopravvissuto a un precedente attacco durante la guerra dei dodici giorni dello scorso giugno, nel corso della quale sua moglie, Masoumeh Pirhadi, era rimasta uccisa.  Secondo quanto riferito al Washington Post da funzionari della sicurezza americani e israeliani, il nuovo leader supremo iraniano, Mojtaba Khamenei, è "ferito, isolato e non risponde ai messaggi che gli vengono trasmessi". Lo riporta The Times of Israel. Secondo fonti israeliane, nel frattempo, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e alcuni religiosi hanno rafforzato il loro controllo sull'Iran. Sabato Axios aveva riportato che la Cia e il Mossad israeliano dispongono di informazioni che suggeriscono che Mojtaba sia vivo, aggiungendo che tra le prove ci sarebbero i tentativi di alcuni funzionari iraniani di organizzare incontri di persona con la guida suprema, senza successo, per motivi di sicurezza. Ma, aveva aggiunto una fonte: "Non abbiamo prove che sia davvero lui a impartire gli ordini". Khamenei, che risulta irreperibile da quando è stato proclamato nuovo leader supremo in seguito all'assassinio del padre. Da quando è stato eletto non si è mai fatto vedere in viso né sentire per messaggio audio, alimentando le speculazioni sul suo vero stato di salute, soprattutto visto il suo coinvolgimento nel raid israeliano-americano che ha ucciso il padre, l'ayatollah Ali Khamenei. “Forse ho forzato io la mano di Israele”. Donald Trump ha dichiarato di credere che l’Iran avrebbe “attaccato per primo” e che “potrebbe aver forzato la mano di Israele” a lanciare attacchi contro Teheran, parlando dalla Casa Bianca, dove stava incontrando il cancelliere tedesco Friedrich Merz. “Dato l’andamento dei negoziati, penso che l’Iran avrebbe attaccato per primo. E non volevo che ciò accadesse. Quindi potrei aver forzato la mano di Israele”, ha affermato il presidente degli Stati Uniti. Cinquantasei anni, secondogenito di Ali Khamenei e figlio prediletto, Mojtaba che prende il posto del padre come Guida Suprema dell'Iran è un politico e religioso con ottime relazioni con le forze di sicurezza, in particolare i Pasdaran. Mojtaba Khamenei "si trova nel Paese e sta svolgendo le proprie funzioni di comando nella situazione di guerra". Lo ha detto l'ambasciatore iraniano a Roma, Mohammad Reza Sabouri, in un'intervista all'ANSA, definendo "propaganda e disinformazione, tipica degli apparati mediatici israeliani", le voci emerse nei giorni scorsi che la Guida Suprema si trovasse all'estero per essere curato dopo essere stato ferito dai raid americani e israeliani. "Il nuovo leader guida il Paese e coordina la guerra con le istituzioni, ma per ragioni di sicurezza non è ancora apparso pubblicamente". "L'Iran mira a preservare i propri diritti legittimi secondo il diritto internazionale. Dopo l'aggressione, ha ribadito la necessità di porre immediatamente fine agli attacchi e agli omicidi nella regione, garantire la fine del ciclo negoziato-guerra-cessate il fuoco e chiarire il risarcimento per i danni di guerra. Il problema principale è il comportamento contraddittorio e le richieste irragionevoli degli Stati Uniti, che alimentano la sfiducia. L'Iran ha sempre sostenuto la risoluzione pacifica delle controversie", ha aggiunto l'ambasciatore, ricordando che "le richieste e i diritti dell'Iran sono stati chiaramente presentati durante il secondo round di negoziati a Ginevra, pochi giorni prima dell'aggressione" e che "gli Stati Uniti quindi non hanno difficoltà a comprendere la posizione iraniana". L'ambasciatore aggiunge che l'attacco del 28 febbraio è avvenuto "mentre era in corso un serio processo diplomatico volto a risolvere le presunte preoccupazioni sul programma nucleare iraniano". E "se prima della guerra dei 12 giorni l'Iran nutriva dubbi sull'esito dei negoziati e sull'impegno degli Stati Uniti a rispettare gli accordi, dopo quella guerra tali dubbi si sono trasformati in una completa sfiducia nella reale volontà americana di negoziare in qualsiasi momento. Nonostante ciò, vari attori hanno cercato fin dall'inizio del conflitto di ridurre le tensioni e fermare la macchina bellica israelo-americana proponendo diverse idee. Il problema principale resta che gli Stati Uniti e il regime sionista non rispettano i principi della diplomazia e del diritto internazionale".

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