martedì 21 aprile 2026

Papa Francesco un anno dopo

[La mia città dagli amori in salita, Genova mia di mare tutta scale e, su dal porto, risucchi di vita viva fino a raggiungere il crinale di lamiera dei tetti. Giorgio Caproni] A un anno dalla morte di Papa Francesco emergono centinaia di lettere inedite che gettano nuova luce sui rapporti tra il pontefice e la politica argentina, secondo quanto riferisce il quotidiano Clarín. La corrispondenza con l'attivista Gustavo Vera, fondatore dell'Ong La Alameda che combatte la tratta di esseri umani, il lavoro schiavo e lo sfruttamento sessuale in Argentina, rivela giudizi critici e momenti di dialogo con figure come Cristina Fernández de Kirchner, Mauricio Macri, Alberto Fernández e Javier Milei.    Dalle carte, pubblicate nel libro "La amistad no se negocia" ("L'amicizia non si negozia" in italiano) che Vera sta presentando in Argentina, emerge il disagio del Papa per episodi legati alla corruzione e le divergenze sul tema dell'aborto con diversi governi. In alcuni passaggi, Bergoglio denuncia il rischio di una "doppia appartenenza" tra legalità e crimine, mentre in altri invita al dialogo politico e alla difesa delle istituzioni democratiche.    Le lettere mostrano anche un'evoluzione del rapporto con Milei, inizialmente improntato a toni concilianti e poi segnato da crescente preoccupazione per l'impatto sociale delle politiche economiche. A Santa Maria Maggiore sono 30 i cardinali a concelebrare la messa in suffragio di papa Francesco e dall'Africa arriva anche il messaggio di Papa Leone: "Con un linguaggio nuovo ha annunciato il Vangelo di sempre". Ma è in tutto il mondo che riverbera il ricordo di papa Bergoglio, a partire proprio dall'Italia, con il Capo dello stato, Sergio Mattarella che affida all'Osservatore romano, il quotidiano della Santa sede, il senso dell'eredità di Francesco a un anno dalla morte. "Il suo pontificato - scrive Mattarella - ha attraversato stagioni difficili della vita internazionale e ha lasciato un'impronta indelebile nella storia dell'umanità, nella Chiesa, nella coscienza dei costruttori di pace, di chi ha fame e sete di giustizia". Mattarella ha evidenziato inoltre il legame tra il Pontefice e le istituzioni italiane: "Nei confronti della Repubblica e delle sue istituzioni ha manifestato una costante vicinanza, valorizzando il legame storico tra Santa Sede e Italia e non facendo mai mancare, specialmente nei momenti più difficili, come durante la pandemia, il suo conforto" e ha ricordato in particolare la sua preghiera solitaria sul sagrato della Basilica "in una piazza San Pietro deserta" che è stata "voce dell'umanità". Per Meloni papa Francesco, "ha richiamato con costanza il valore della pace" e con parole semplici ha raggiunto credenti e non credenti' mentre il presidente della Cei, il cardinal Matteo Zuppi, ha insistito su come Bergoglio abbia insegnato alla Chiesa italiana a stare dalla parte "degli ultimi, degli scartati' spronando l'istituzione a non essere "chiusa", a non rimanere "in difesa" ma a farsi "prossima". Stasera a Santa Maria Maggiore si è visto meno quel popolo di emarginati, ultimi e poveri che accompagnava sempre ogni appuntamento di cui Bergoglio era protagonista. Significativo però che ambasciatori come quello ucraino, di Cuba ed anche degli Stati Uniti non abbiano voluto mancare alla commemorazione. In Vaticano questa mattina molto presto, un po' come faceva Bergoglio nei primi anni ogni giorno alle 7, è stata celebrata una messa nella cappella di Santa Marta, il pensionato vaticano dove lui si era voluto stabilire snobbando "per motivi psichiatrici" il Palazzo apostolico. Quindi, una serie di eventi come un seminario promossa dalla fondazione Scholas occurrentes hanno rievocato come l'attenzione sui "poveri" abbia dato l'impronta a tutto il pontificato. E proprio questo aspetto ha prevalso nelle commemorazioni nel suo Paese natale, quella Argentina dove, una volta eletto, non è mai più tornato. Troppi contrasti con i vari leader politici che si sono avvicendati negli anni, da Cristina Kirchner all'attuale presidente Milei. Quest'ultimo ricorda che Francesco lo aveva perdonato dopo la campagna elettorale molto aggressiva in cui Milei lo aveva preso ferocemente di mira accusandolo di essere un "comunista". Francesco sapeva passare oltre. Dei leader del suo Paese di origine era però rimasto deluso, chi perché in odore di corruzione chi perché lontano dalle sue posizioni anti abortiste.


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