martedì 7 aprile 2026

Il ritorno di Report

[Possiamo essere liberi solo se tutti lo sono. Hegel]”Sarà il solito Report, se possibile con un pizzico di determinazione in più", promette Sigfrido Ranucci, ospite di Serena Bortone a Radio2 Stai Serena, parlando del ritorno della trasmissione di inchieste, da domenica in prima serata su Rai3. "Torneremo anche a parlare del Garante per la Privacy - annuncia - e di quello che è acceduto nell'incontro tra Agostino Ghiglia e Arianna Meloni proprio nei giorni prima della sanzione al programma, di quello che si sono realmente detti. Ci sono testimoni che sono andati anche in procura a parlare. Documenteremo circostanze relative alla gestione dei concorsi interni all'Autorità e delle multe. E scopriremo anche il ruolo di Meta quando ci sono le competizioni elettorali".    Report proporrà anche "un retroscena sulla liberazione di Trentin, con un'intervista esclusiva a chi gestiva il petrolio in Venezuela e che restituirà una foto allarmante della situazione: gli Stati Uniti, che hanno riserve di petrolio per otto anni, puntano al Venezuela che ha riserve per 150 anni, poi guarda caso vanno in Iran per lo stesso motivo: Trump bombarda solo dove c'è il petrolio".     Tra gli argomenti delle nuove inchieste di Report, conferma Ranucci, anche "il caso Santanchè". "Sarà una stagione frizzantina", chiosa Bortone. "Come al solito", la risposta di Ranucci.   "Le indagini (sull'attentato subito lo scorso ottobre) stanno seguendo la pista della camorra. Abbiamo un magistrato molto determinato come Carlo Villani, un nucleo investigativo dei carabinieri di Roma che è tra i migliori d'Italia, le indagini collaterali della Guardia di Finanza intorno a Rovigo, con un faro sul traffico di armi e le infiltrazioni della camorra. Da questo punto di vista mi sento tranquillo. Ringrazio il ministro Piantedosi e la presidente della commissione Antimafia Colosimo che hanno chiesto il rafforzamento della scorta". "Certo è - ammette - che quando arrivano davanti casa e mettono un ordigno, questo cambia la percezione delle cose. Ma sul lavoro non è cambiata una virgola, ho una squadra eccezionale che non si è fermata".  Un selfie di Giorgia Meloni con accanto un presunto referente del clan senese in Lombardia. A pubblicarlo, sul suoi profili social, è la trasmissione Report della Rai. Nel messaggio a corredo della foto, anticipata oggi dal Fatto Quotidiano, viene spiegato che lo scatto risale al 2 febbraio del 2019 all'Hotel Marriott di Milano dove "si celebrava la prima grande iniziativa politica del partito al nord, in vista delle Europee di quell'anno". In mattinata la replica della premier con un messaggio sui social. "Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Differenze", ha scritto Giorgia Meloni affermando che "oggi la 'redazione unica', composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi". "Inoltre - ha rimarcato la presidente del Consiglio -, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata. Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all'età di 11 anni. Così come sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica e stia in mezzo alla gente. E sfido chiunque a trovare mie dichiarazioni o attacchi contro altri esponenti politici colti nelle stesse circostanze".

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