[Dovrei lamentarmi che le carte sono mischiate male fino a che non avrò una buona mano. Jonathan Swift] Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha ribadito oggi in un’intervista ad Al Jazeera che Teheran non accetterà un cessate il fuoco, puntando invece alla “fine completa della guerra in tutta la regione”, accompagnata da garanzie che non ci saranno nuovi attacchi e da un risarcimento per i danni. "Non permetterò" che l'Iran "faccia pagare un pedaggio sullo stretto di Hormuz". Lo ha detto Donald Trump prima di partire per la Virginia augurando inoltre "buona fortuna" a Jd Vance per i colloqui di domani in Pakistan. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha confermato di ricevere messaggi dall’inviato Usa, Steve Witkoff, sottolineando che questo non significa che Teheran stia negoziando con Washington. “Ricevo messaggi direttamente da Witkoff, come prima, e questo non significa che siamo in trattative”, ha detto nell’intervista ad Al Jazeera, rimarcando che “non c’è alcuna verità nell’affermazione di negoziati con qualsiasi parte in Iran”. Araghchi ha anche affermato che Teheran “non ha inviato alcuna risposta alla proposta americana in 15 punti, e non ha presentato alcuna controproposta o condizione”. Le crescenti tensioni tra l'amministrazione Pezeshkian e la leadership militare iraniana hanno spinto il presidente in una "completa situazione di stallo politico", con le Guardie Rivoluzionarie che di fatto hanno assunto il controllo di funzioni statali chiave. E' quanto riferito a Iran International da fonti informate, secondo le quali inoltre il presidente avrebbe richiesto un incontro, negatogli, con la guida suprema Mojtaba Khamenei. Ma anche nella cerchia ristretta del nuovo leader religioso ci sarebbero forti tensioni. Secondo Iran International, le Guardie Rivoluzionarie hanno bloccato le nomine e le decisioni presidenziali, erigendo un perimetro di sicurezza attorno al centro del potere e di fatto emarginando il governo dal controllo esecutivo. I tentativi di Pezeshkian di nominare un nuovo ministro dell'intelligence giovedì scorso sono falliti sotto la pressione diretta del comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi, secondo quanto riferito a Iran International da fonti a conoscenza della situazione. Tutti i candidati proposti, incluso Hossein Dehghan, sono stati respinti. Si dice che Vahidi abbia insistito sul fatto che, date le condizioni di guerra, tutte le posizioni di leadership critiche e sensibili debbano essere selezionate e gestite direttamente dalle Guardie Rivoluzionarie fino a nuovo ordine. Nel sistema politico iraniano tradizionalmente i presidenti nominano i ministri dell'intelligence solo dopo aver ottenuto l'approvazione della Guida Suprema, che detiene l'autorità ultima sui principali portafogli della sicurezza. Tuttavia, con le condizioni e la posizione della Guida Suprema Mojtaba Khamenei incerte nelle ultime settimane, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) sta di fatto impedendo al presidente di promuovere il proprio candidato preferito, consolidando ulteriormente la propria presa sull'apparato di sicurezza statale. Il metallo prezioso spot passa di mano a 4.686,78 dollari l'oncia segnando un +0,40%. Andamento contrario invece per l'argento che viene scambiato a 74,77 dollari, in calo dello 0,20%. Il petrolio scende sotto la soglia dei 100 dollari al barile mentre vede la possibilità di una fine del conflitto in Medio Oriente e la riapertura dello Stretto di Hormuz. In netto calo anche il prezzo del gas. Il Wti registra un calo del 4,3% a 97,05 dollari al barile. Il Brent lascia sul terreno il 4,9% a 98,07 dollari. Seduta in calo anche per il prezzo del gas. Ad Amsterdam le quotazioni segnano una flessione del 5,3% a 47,99 euro al megawattora. Le Borse asiatiche chiudono in netto rialzo mentre torna l'ottimismo sulla fine della guerra tra Usa e Iran e la riapertura dello stretto di Hormuz. Gli spiragli di pace indeboliscono il dollaro mentre il petrolio si muove ancora in rialzo. Sotto i riflettori le prossime mosse delle banche centrali sul fronte dei tassi d'interesse. Chiusura brillante per Tokyo (+5,24%). Sul fronte valutario lo yen è andato rafforzandosi sul dollaro, a 158,31, e sull'euro, a un livello di 183,53. A contrattazioni ancora in corso vola Seul (+8,44%). In rialzo anche Hong Kong (+2,43%), Shanghai (+1,33%), Shenzhen (+1,48%) e Mumbai (+2,38%).
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