[La frase ‘Make America Great Again, la frase è mia, l’ho inventata circa un anno fa, e ho continuato a usarla, e tutti la usano, tutti la adorano. Non lo so, immagino che dovrei proteggerla con il copyright. Donald Trump] L'accelerazione dei tempi dell'esecuzione della strage di via D'Amelio, costata la vita al giudice Paolo Borsellino e alla sua scorta, è da individuare nell'intervento che il magistrato fece il 25 giugno 1992 a Casa Professa. Lo scrivono i pm di Caltanissetta nel chiedere l'archiviazione di una delle indagini aperte a carico di ignoti sulla strage. "Allora con lucida determinazione, affermò pubblicamente di essere su taluni aspetti, che avevano portato dapprima all'isolamento professionale di Falcone e poi alla sua tragica eliminazione, un testimone di vicende che avrebbe riferito direttamente alla competente autorità giudiziaria di Caltanissetta e di cui conseguentemente non poteva fare menzione nella assemblea". "Non è, dunque, azzardato ritenere - scrivono i magistrati - che Borsellino fosse in quel momento non solo un magistrato che aveva svolto indagini di assoluta importanza nei confronti di Cosa nostra, ma soprattutto un autorevolissimo testimone, l'unico che sarebbe stato, probabilmente, in grado di rivelare elementi di fondamentale importanza per la ricostruzione della strage di Capaci o, quanto meno, per indirizzarne le indagini". "Questo Ufficio è, quindi, convinto che l'accelerazione della strage di via D'Amelio trovi la sua causa - precisano - nella funzione specificamente preventiva della stessa, che si aggancia ovviamente alle funzioni retributive (vendetta) e destabilizzanti intese secondo il modo di pensare di Totò Riina (fare la guerra per poi fare la pace)". "Il depistaggio (delle indagini sull'attentato di via D'amelio) era, dunque, finalizzato a fornire una lettura minimalista delle causali, riducendole, in buona sostanza, ad una vendetta di Cosa nostra con la conseguente esclusione di interessi esterni all'associazione mafiosa nel determinismo causale della stessa. Ricondurre la strage di via D'Amelio, come per anni si è riusciti a fare grazie a questo colossale depistaggio, ad una operazione di vendetta di Cosa nostra, escludendo qualsiasi 'funzione preventiva' della strage, non consentirebbe, però, di fornire alcuna logica spiegazione all'accelerazione che, senza dubbio, ci fu" scrive la Procura di Caltanissetta. "Si può, al contrario, affermare con certezza che il verificarsi della strage di via D'Amelio dopo soli 56 giorni dalla strage di Capaci non comportò alcun vantaggio per l'organizzazione mafiosa, ma solo l'adozione di provvedimenti legislativi (primo tra tutti la stabilizzazione del regime di cui all'art 41 bis o.p.) certamente negativi per cosa nostra", conclude.
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