[Posso sopportare la loro censura, i loro pettegolezzi, persino la pietà. È la solitudine che porta con sé che non riesco a sopportare. Laura Shepherd-Robinson] Ma la vicenda tragica del bar di Crans-Montana c’entra davvero con il riciclaggio e con la mafia? Si chiede Roberto Saviano in una domanda esplosa sui social nei giorni immediatamente successivi all’incendio. Una domanda legittima, che oggi non ha ancora una risposta giudiziaria definitiva, ma che merita di essere presa sul serio. Mentre le indagini si concentravano sulle responsabilità dirette dei gestori del bar Le Constellation, quell’interrogativo ha iniziato a circolare fuori dai verbali e prima delle aule di giustizia. Non nei comunicati ufficiali. Ma negli articoli di commento, nelle cronache di contesto, nelle ricostruzioni investigative. E soprattutto sui social network, dove le informazioni si mescolano ai sospetti e i sospetti diventano racconto. La mafia corsa è l’unica criminalità organizzata europea, fuori dall’Italia, ad aver sviluppato un modello pienamente mafioso, anche se non codificato giuridicamente come il 416-bis. Ha storicamente investito in bar, ristoranti, discoteche, locali notturni, case da gioco. La Brise de Mer, nata a Bastia negli anni Settanta, prendeva il nome da un bar. Il Petit Bar, ad Ajaccio, ne è stato clan rivale e successore. I nomi dei locali diventavano i nomi delle organizzazioni. Quando oggi i giornali evocano la mafia corsa in relazione a bar, locali notturni, gestione familiare e denaro opaco, non formulano un’accusa diretta. Richiamano un precedente strutturale europeo storico. La zona grigia funziona così: non protegge apertamente, normalizza l’eccezione. Chiedersi se dietro a Le Constellation ci sia “la mafia” è forse la domanda meno utile. La domanda giusta è un’altra: quante attività economiche in Europa crescono oggi senza che nessuno chieda davvero da dove arrivino i soldi e quale potere esercitino? La magistratura stabilirà le responsabilità penali. Ma le responsabilità politiche, economiche e culturali restano fuori dall’aula di tribunale. Crans-Montana non è solo il luogo di una tragedia. È il simbolo di un’Europa dove il denaro corre più veloce delle domande, dove il potere si esercita prima del reato, dove i controlli arrivano solo dopo i morti. Le vittime non chiedono vendetta. Chiedono qualcosa di più difficile: che la zona grigia venga illuminata prima del prossimo incendio. Le ipotesi di reato nell'inchiesta aperta sulla strage di Crans-Montana sono incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. Lo ha detto la procuratrice generale vallesana Beatrice Pilloud in conferenza stampa a Sion, precisando che "tutte le piste sono aperte". L'inchiesta si concentrerà in particolare su lavori svolti nel locale, sulle misure di sicurezza, i materiali impiegati, le misure di sicurezza e antincendio, il numero di persone presenti, il numero di persone autorizzate e le vie di evacuazione e d'accesso. I proprietari del bar Le Constellation, teatro del devastante incendio in Svizzera, sono una coppia di cittadini francesi. Secondo quanto riferito da una fonte vicina all’inchiesta al quotidiano francese Le Figaro, Jessica Moretti, presente nel locale al momento del rogo, è rimasta ustionata a un braccio, mentre il marito Jacques “sta bene”.Secondo quanto riportato da Bfm, Jacques Moretti non si trovava nel bar al momento dell’incendio notturno, ma in uno degli altri due locali di proprietà della coppia. I Moretti si sono trasferiti nell’Altopiano vallesano nei primi anni Duemila e nel 2015 hanno rilevato Le Constellation, che all’epoca risultava abbandonato. Lo riferisce Corse-Matin, secondo cui la coppia ha successivamente trasformato il locale in un punto di riferimento della vita notturna, particolarmente frequentato durante l’alta stagione turistica. L’esercizio poteva ospitare fino a 300 persone negli spazi interni e circa 40 in terrazza. Dal registro del commercio del cantone Vallese risulta inoltre che Jessica e Jacques Moretti sono anche titolari di altri due esercizi: Le Senso, bar-ristorante specializzato in hamburger nella località di Crans-Montana, e Le Vieux-Chalet, nel vicino villaggio di Lens, che si presenta come una “locanda corsa”. In questo contesto drammatico, un ruolo di primo piano è stato svolto da NexoBrid, un gel enzimatico di produzione israeliana sviluppato per il trattamento delle ustioni profonde. NexoBrid rappresenta una delle innovazioni più significative degli ultimi anni nel campo della medicina d’urgenza. A differenza della chirurgia tradizionale, che prevede la rimozione meccanica dei tessuti necrotici con interventi spesso invasivi e sanguinanti, questo prodotto agisce in modo selettivo. Applicato direttamente sulla zona ustionata, scioglie l’escara, cioè lo strato di pelle morta, preservando quanto più possibile i tessuti sani sottostanti. L’effetto è rapido e mirato. Nel giro di poche ore, il gel consente di pulire la ferita senza sottoporre il paziente a interventi immediati molto traumatici. Questo approccio riduce il rischio di infezioni, limita la perdita di sangue e crea condizioni migliori per le successive fasi di cura, come gli innesti cutanei. Nei casi dei feriti provenienti da Crans-Montana, NexoBrid ha permesso ai medici di intervenire quasi subito, senza attendere i tempi lunghi che in passato erano spesso necessari prima di un’operazione. In Italia, alcuni giovani rimasti coinvolti nell’incendio sono stati trasferiti in centri altamente specializzati, dove il gel israeliano è stato utilizzato come parte integrante dei protocolli terapeutici. La collaborazione tra ospedali italiani ha consentito di reperire rapidamente le dosi necessarie e di avviare il trattamento già nelle prime ore dal ricovero. Questo aspetto è stato determinante, perché nelle grandi ustioni il fattore tempo incide in modo decisivo sulla sopravvivenza e sugli esiti a lungo termine. L’esperienza di Crans-Montana ha messo in evidenza non solo l’efficacia clinica di NexoBrid, ma anche il valore della cooperazione internazionale in ambito sanitario. Il prodotto nasce dalla ricerca biotecnologica israeliana ed è distribuito anche in Italia, dove diversi centri lo utilizzano da anni. La sua applicazione in un’emergenza di tale portata ha dimostrato come l’innovazione possa superare i confini nazionali e diventare uno strumento concreto di solidarietà. Per molti osservatori, questo episodio rappresenta un esempio tangibile di come il dialogo scientifico tra Israele ed Europa, e in particolare con l’Italia, possa tradursi in benefici reali per i pazienti. Dal punto di vista medico, i risultati ottenuti confermano che la rimozione enzimatica dell’escara segna un cambiamento profondo nell’approccio alle ustioni gravi. I pazienti trattati con NexoBrid presentano in genere un dolore più controllabile, un minor rischio di complicanze infettive e un percorso di recupero potenzialmente più rapido. Inoltre, la possibilità di preservare una maggiore quantità di pelle sana contribuisce a migliorare gli esiti estetici e funzionali, un fattore cruciale soprattutto nei pazienti giovani. L’incendio di Crans Montana ha riacceso anche il dibattito sulla necessità di piani di emergenza dedicati alle ustioni, eventi rari ma capaci di mettere in crisi qualsiasi sistema sanitario. In questo scenario, disporre di farmaci innovativi come NexoBrid e di personale formato al loro utilizzo può fare la differenza tra un intervento tempestivo ed efficace e una risposta insufficiente. L’episodio ha mostrato come le reti di centri specializzati, supportate da tecnologie mediche avanzate, siano una risorsa strategica da rafforzare.Oltre al dolore e al lutto, dalla tragedia emerge dunque anche un messaggio di speranza legato al progresso scientifico. NexoBrid, frutto della ricerca israeliana e integrato nella pratica clinica italiana, si è rivelato uno strumento prezioso per affrontare le conseguenze di uno dei più gravi incendi recenti. La storia dei feriti di Crans Montana racconta come, anche nei momenti più bui, l’innovazione medica e la collaborazione tra Paesi possano aprire nuove possibilità di cura e di recupero.
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