[Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria. Dante, Inferno V] L’assemblea dei soci di Sac, società di gestione degli aeroporti di Catania e Comiso, ha approvato il progetto di bilancio del 2025 che si è chiuso con un utile netto di 8 milioni di euro, in flessione rispetto ai 12,8 milioni dell'esercizio precedente (-37%). Il valore della produzione ha raggiunto i 112,2 milioni di euro (+3,3% rispetto al 2024). L'Ebit si attesta a 10,8 milioni (-36%). Nel confronto con l'esercizio precedente, si evidenzia come il risultato dei ricavi del 2024 fosse influenzato dalla rilevazione di una componente straordinaria positiva, pari a circa 6 milioni di euro, connessa al rimborso assicurativo relativo agli eventi del 2023. I ricavi si attestano a 30 milioni di euro, in crescita del +7%, a testimonianza della capacità di attrazione commerciale dello scalo. Il 2025 ha segnato anche un importante traguardo per gli aeroporti di Catania e Comiso, che hanno raggiunto complessivamente circa 12,5 milioni di passeggeri, confermandosi come uno dei sistemi aeroportuali più dinamici e strategici del panorama nazionale. Inoltre, grazie ai fondi Fsc la società ha avviato da tempo un piano di investimenti mirato a rilanciare lo scalo Ibleo, con l'obiettivo di potenziare l'offerta e promuovere una maggiore attrattività del territorio. Questi risultati riflettono il forte impegno di Sac nello sviluppo infrastrutturale, sostenuto da un'ulteriore crescita degli investimenti nel 2025: le immobilizzazioni materiali hanno registrato un incremento significativo pari a circa 18,9 milioni di euro (+18%), raggiungendo 123,8 milioni, mentre le immobilizzazioni totali si attestano a 132,8 milioni (+17%) rispetto all'esercizio precedente, a testimonianza del proseguimento degli interventi di potenziamento e ammodernamento delle infrastrutture aeroportuali. Il capitale investito netto ha raggiunto 91,6 milioni di euro (+23%). Dopo che il ministero dei Trasporti ha dato il via libera ufficiale alla privatizzazione degli aeroporti di Catania e Comiso, Antonino Belcuore, commissario straordinario della Camera di commercio del Sud-Est che ha il controllo di Sac, annuncia che l’avviso per la manifestazione di interesse dovrebbe arrivare entro metà maggio. Secondo indiscrezioni di stampa, tra i soggetti interessati ci sarebbero il fondo sovrano di Abu Dhabi, ADQ, il colosso spagnolo Aena e il gruppo Mundys che controlla già Aeroporti di Roma e gli scali della Costa Azzurra. Nei mesi scorsi erano stati segnalati anche l’interesse di F2i tramite 2i Aeroporti – già presente a Linate, Malpensa, Napoli, Torino, Trieste e Bologna – oltre a quello dei gruppi francesi Aéroports de Paris e Vinci Airports, e del gruppo argentino Corporación América di Eduardo Eurnekian, gestore di una cinquantina di scali nel mondo tra cui Firenze e Pisa. I soci si riuniranno per stilare il bando effettivo, con l’aiuto di vari advisor, ovvero Mediobanca per gli aspetti finanziari, Gianni & Origoni per l’assistenza legale e Steer per la componente industriale e tecnica, probabilmente in estate. Intanto, l’avvio della procedura soddisfa il sindaco di Catania, Enrico Trantino: “la privatizzazione può sostenere uno scalo in costante crescita. Da sola la società anche con finanziamenti bancari, non riuscirebbe più a sostenere i flussi di traffico con la velocità a cui bisognerebbe farlo. Quindi bisogna essere pronti a rivolgersi a capitali esterni, sempre con la tutela dei territori”. Il futuro acquirente acquisirà una quota compresa tra il 51 e il 66% di Sac, per una vendita che si prospetta miliardaria. Parere positivo anche dai sindacati che però chiedono sin da ora “tutele occupazionali e retributive dei lavoratori di Sac e Sac Service”. Perplessità esprime invece Franz Cannizzo, responsabile nazionale Turismo di Sviluppo Mezzogiorno, che pone alcune domande: “quanto vale davvero l’aeroporto di Catania? Le cifre che circolano da anni – oltre un miliardo di euro – non sono fantasie, sono stime ragionevoli. Eppure il comunicato ufficiale le liquida come “non attendibili”. Il risultato pratico è che i Comuni di Catania e Comiso, e tutti gli enti pubblici coinvolti, dovranno deliberare la vendita di un asset strategico senza un prezzo di riferimento condiviso.La seconda domanda: chi decide, e in quanto tempo? Il processo di privatizzazione coinvolge la Regione Siciliana, il Comune di Catania, il Comune di Comiso, altri enti locali, ENAC e il Ministero delle Infrastrutture. Ognuno di loro deve deliberare nel proprio consiglio. Ma basta un consiglio comunale che si impunta, una delibera contestata, un ricorso al TAR, e il processo si blocca per mesi o anni. La terza domanda, e forse la più importante per i catanesi: cosa ci guadagna davvero la città? Un privato che compra un aeroporto non lo fa per amore del territorio. Lo fa per guadagnarci. E per guadagnarci, concentrerà le risorse dove il traffico è più denso e più redditizio. Fontanarossa, probabilmente, andrà bene. Comiso rischia di diventare un aeroporto di serie B, aperto d’estate e semichiuso d’inverno. Inoltre, la cosa più preoccupante è che non si parla di eventuali obblighi imposti al futuro compratore. Nessun vincolo sulle rotte. Nessun target di investimento. Nessuna clausola che garantisca ai catanesi che l’aeroporto continuerà a servire la comunità e non solo il bilancio del nuovo proprietario”.
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