[Gli uomini sono così necessariamente pazzi, che il non essere pazzo equivarrebbe ad essere soggetto a un altro genere di pazzia. Blaise Pascal] "Cogliamo l'occasione per sollecitare il governo a recepire l'European media freedom act, che è un atto fondamentale, importante per rendere effettivamente libera l'informazione all'interno del nostro Paese". Così il presidente dell'Ordine dei giornalisti del Piemonte, Stefano Tallia, a margine del seminario 'L'informazione oggi tra minacce e bavagli. Perché l'Italia non recepisce l'European Media Freedom Act', organizzato a Torino nell'ambito della Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia promossa da Libera. Si tratta di una "giornata molto importante per l'informazione perché la marcia di Libera a Torino ricorda anche i giornalisti che sono stati vittime delle mafie, ricorda l'importanza del giornalismo come presidio di legalità". Nell'European media freedom act ci sono "molte disposizioni importanti, una sulla quale insistiamo da tempo, insistono anche le organizzazioni sindacali, per liberare il servizio pubblico radiotelevisivo dal controllo diretto della politica. Vi sono altre cose che poi richiediamo: una norma contro le querele temerarie che da troppo tempo il nostro Paese attende e che continuano a essere utilizzate come strumento di intimidazione nei confronti della stampa. Se la stampa è un presidio di libertà e democrazia, come lo è, è importante che anche i decisori politici assumano decisioni conseguenti". Al seminario hanno preso parte, tra gli altri, anche Ricardo Gutiérrez (European Federation of Journalists), da remoto, e Giuseppe Giulietti (Articolo 21). Di seguito la nota della Fnsi in occasione dello sciopero dei giornalisti che la Federazione nazionale ha proclamato per oggi. “Oggi le giornaliste e i giornalisti tornano a scioperare per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da dieci anni, unica categoria di lavoratori dipendenti in Italia. Questa è la seconda giornata di sciopero di un pacchetto di cinque, la terza è già proclamata per il 16 aprile. Avere un contratto rinnovato non è un privilegio. Essere pagati in modo dignitoso, dentro e fuori le redazioni, non è un privilegio. Lavorare senza precarietà permanente non è un privilegio. Fare informazione libera, professionale e indipendente, senza ricatti economici, è un diritto. Garantire condizioni dignitose per chi lavora, per chi entra nella professione e per chi ne esce è un obbligo. Assicurare un futuro all’informazione, bene comune tutelato dalla Costituzione, dall’articolo 21 intimamente connesso all’articolo 36, è un dovere sociale. Gli editori, al contrario, preferiscono scaricare i costi del lavoro sulla collettività. I numeri parlano chiaro: tra il 2024 e il 2026 hanno ricevuto 162 milioni di euro di contributi pubblici per le copie cartacee vendute; nello stesso biennio altri 66 milioni per 1.012 prepensionamenti; tra il 2022 e il 2025 hanno risparmiato circa 154 milioni sull’acquisto della carta, tra il 2024 e il 2026 avranno altri 17,5 milioni per investimenti in tecnologie innovative. Questi sono privilegi per pochissimi e per di più a carico di tutti gli italiani. Dal 1° aprile 2016, scadenza dell’ultimo contratto, è cambiato tutto: carichi e ritmi di lavoro aumentati a dismisura, prestazioni su multipiattaforma, redazioni quasi fantasma. Le retribuzioni invece sono rimaste ferme, ulteriormente erose dall’inflazione o addirittura ridotte da forfettizzazioni selvagge. Riconoscere la dignità del lavoro è il punto di partenza per un confronto serio. Invece viene descritto come un eccesso. È una narrazione sbagliata e pericolosa, che mina dalle fondamenta il lavoro e la qualità dell’informazione. Senza diritti e tutele, il giornalismo muore. E con esso la democrazia. Questo sciopero non difende privilegi. Difende un principio semplice, un diritto: il nostro lavoro vale”.
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