venerdì 13 marzo 2026

Mojtaba a breve rip

[Ci sono degli attimi, mai più di 5 o 6 alla volta, in cui all’improvviso si avverte la presenza di un’armonia eterna, del tutto raggiunta. Fedor Dostoevskij]L’esercito israeliano ha reso noto di aver condotto, dall'inizio dell'operazione Leone Ruggente il 28 febbraio, "oltre 7.600 attacchi in Iran e oltre 1.100 in Libano". In particolare in Iran "oltre 2000" erano "contro quartier generali e infrastrutture del regime terroristico iraniano e circa 4.700 contro il programma missilistico". Gli Stati Uniti offrono una ricompensa di 10 milioni di dollari per informazioni sui massimi leader dell'Iran. Lo ha annunciato il dipartimento di Stato in una nota. Nella lista nera ci sono Mojtaba Khamenei, Ali Asghar Hejazi e l'alto funzionario della sicurezza Ali Larijani.  La tv di stato iraniana riporta una forte esplosione in una piazza di Teheran dove si sarebbero dovute svolgere delle manifestazioni. Le immagini diffusi dall'Irib mostrano dense colonne di fumo che si alzano sulla città. Tra coloro che partecipano alle marce di protesta per la Giornata di Al Quds ci sarebbe almeno un alto funzionario, Ali Larijani, capo del consiglio di sicurezza iraniano, scrive Sky News Uk. L'agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim ha affermato che l'esplosione è stata il risultato di un "bombardamento" statunitense-israeliano, che ha colpito un'area a sud di via Enghelab, un'arteria centrale di Teheran.  Tra gli altri nomi presenti nell'elenco del dipartimento di Stati figurano Yahya Rahim Safavi, consigliere militare della Guida Suprema, il ministro dell'Interno Eskandar Momeni e il ministro dell'Intelligence Esmail Khatib. La ricompensa riguarda informazioni anche su altre quattro posizioni: il segretario del consiglio Supremo di Difesa, il capo dell'ufficio militare della Guida Suprema, il comandante in capo del corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e il consigliere della Guida Suprema iraniana. L'ayatollah Mohsen Heidari ha dichiarato alla televisione di Stato che alcuni membri dell'Assemblea degli Esperti "non sono stati informati dell'incontro e non hanno potuto partecipare  alla riunione per il voto nonostante si trovassero nella città di Qom". Lo riportano Iran International e Nexta.   Heidari ha detto che più di due terzi - necessari per la validità del voto - degli 88 membri dell'organismo hanno partecipato alla riunione raggiungendo il quorum richiesto per la votazione e ha affermato che Mojtaba Khamenei ha ricevuto quasi l'85% dei voti espressi dai presenti.    Se le cifre fossero esatte, significherebbe che almeno 59 membri hanno partecipato alla riunione e che circa 50 o più hanno votato a favore di Khamenei.     Il fatto che alcuni membri del clero non siano stati fatti partecipare al voto dimostra le tensioni dentro l'Assemblea degli esperti e la contrarietà di diversi membri al trasferimento ereditario del potere scegliendo il figlio della defunta Guida Suprema Ali Khamenei. La nuova Guida Suprema iraniana “non durerà a lungo” senza l’approvazione della Casa Bianca: lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, intervistato dalla rete televisiva Abc. “Dovrà ottenere la nostra approvazione, se no non durerà a lungo. Non voglio che si debba tornare tra cinque anni a rifare la stessa cosa, o peggio ancora che si dotino di un’arma nucleare”, ha concluso Trump. In precedenza il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi aveva ribadito che Teheran non permetterà a nessun Paese di interferire nei propri affari interni, e in particolare nell’elezione della Guida Suprema. Mojtaba Khamenei, 56 anni, figlio dell’ayatollah Ali Khamenei, è stato nominato nuovo leader supremo dell’Iran dopo la morte del padre negli attacchi di Stati Uniti e Israele. Nella notte iraniana, con una dichiarazione diffusa dalla televisione di Stato è stato reso noto che l’Assemblea degli Esperti – l’organo clericale di 88 membri incaricato di scegliere la guida suprema – ha approvato la sua designazione con un “voto decisivo”. Nato l’8 settembre 1969 a Mashhad, nel nord-est dell’Iran, Mojtaba è il secondo dei sei figli di Ali Khamenei. Ha frequentato la scuola religiosa Alavi a Teheran e, secondo i media iraniani, a 17 anni ha prestato servizio militare per brevi periodi durante la guerra Iran-Iraq (1980-1988): lì è entrato in contatto con gli ambienti dei Guardiani della Rivoluzione. Nel 1999 si è trasferito nella città santa di Qom, uno dei principali centri dello sciismo, e ha continuato gli studi religiosi, passando a indossare gli abiti clericali. È considerato un religioso di rango intermedio con il titolo di hojatoleslam, anche se negli ultimi tempi alcuni media vicini all’establishment hanno iniziato a riferirsi a lui come ayatollah. Mojtaba non ha mai ricoperto incarichi governativi né partecipato a elezioni pubbliche. Non ha tenuto discorsi ufficiali né sermoni del venerdì e per anni ha mantenuto un profilo estremamente discreto, al punto che molti iraniani non hanno mai ascoltato direttamente la sua voce, fanno notare diversi analisti dopo la sua ascesa al vertice. Nonostante la scarsa esposizione pubblica, da tempo è considerato una figura influente negli ambienti più interni del potere iraniano ed è stato ampiamente descritto come una presenza rilevante nell’entourage del padre e come un interlocutore con forti legami con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica (Irgc). La connessione a quest’ultimo sarebbe stata decisiva, infatti il voto che lo porta a essere guida suprema è visto come una vittoria dei Guardiani. Il suo nome è emerso sulla scena politica soprattutto nel 2005, durante le elezioni presidenziali che hanno portato alla vittoria del conservatore Mahmoud Ahmadinejad. Alcuni esponenti riformisti lo hanno accusato di esser stato dietro le quinte un regista del giro di vite attraverso settori dell’Irgc e della milizia Basij. Accuse simili sono riemerse dopo le contestate elezioni del 2009, che hanno provocato le proteste del cosiddetto “Movimento Verde”. Oppositori interni collegano il suo nome anche alle successive repressioni delle proteste antigovernative nel Paese, accuse respinte dall’establishment iraniano che ha attribuito i disordini all’azione di gruppi sostenuti da Stati Uniti e Israele. Mojtaba Khamenei è sotto sanzioni statunitensi e occidentali. Ma il primo punto di potenziale debolezza potrebbe arrivare dal dibattito interno sulla natura del sistema politico iraniano. Il passaggio del potere da padre a figlio è infatti interpretato da alcuni osservatori come un possibile segnale di evoluzione verso una successione dinastica, un elemento che richiama alla memoria la monarchia dei Pahlavi rovesciata con la rivoluzione del 1979. Mentre l’ayatollah “fondatore”, Khomeini, volle la Repubblica anche per discostarsi dalla natura dinastica delle monarchie regionali. Molti analisti oggi sottolineano che la sua ascesa può riflettere il peso delle correnti più conservatrici dell’apparato statale e indicare una linea politica di continuità con quella del padre, con posizioni rigide nei confronti dell’Occidente. Le minacce israeliane e americane di questi giorni conferiscono a Mojtaba un’aura di guida suprema “sacrificabile”, comunque a rischio di fare la fine del padre con nuovi attacchi mirati. Nell’attacco al complesso residenziale della famiglia Khamenei a Teheran oltre a Khamenei padre, che ha guidato la Repubblica islamica per oltre tre decenni, e a sua moglie, sono state uccise la moglie di Mojtaba e una delle sue sorelle.  Ebadi, premio Nobel per la Pace nel 2003 e attivista iraniana per i diritti umani, commenta a Sky TG24 il discorso della nuova Guida Suprema dell'Iran, Mujtaba Khamenei. “Secondo me è morto”, afferma a proposito delle sue condizioni, sostenendo che questa situazione verrebbe nascosta perché “non vogliono far comprendere agli iraniani che in questo momento il Paese non ha una guida”.Il figlio del presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che il nuovo leader Mojtaba Khamenei è salvo nonostante sia rimasto ferito durante i raid americani-israeliani.    Yousef Pezeshkian ha scritto sul suo canale Telegram: "Ho saputo dell'infortunio del leader e ho contattato alcuni amici che avevano contatti e mi hanno detto che sta bene e che non ci sono problemi".     Sebbene le autorità abbiano mantenuto il silenzio sulla questione e non abbiano rilasciato alcuna dichiarazione sul motivo per cui non abbia tenuto alcun discorso, come è consuetudine, dopo la sua elezione a leader alcuni giorni fa, notizie non ufficiali circolate sui social media negli ultimi giorni hanno affermato che Khamenei è stato ricoverato al Sina Hospital, con gravi ferite alla gamba e all'addome, dopo essere stato preso di mira insieme alla sua famiglia durante gli attacchi USA-Israele del 28 febbraio, durante i quali suo padre, il defunto leader Ali Khamenei, e alcuni membri della famiglia sono stati uccisi.


Nessun commento:

Posta un commento