[Abbiamo smesso di cercare mostri sotto il nostro letto, quando abbiamo capito che erano dentro di noi. Joker] È partito a Milano da via Giacosa, nella zona est della città, il corteo costituito da un migliaio di persone, organizzato per protestare contro gli arresti dei componenti della associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese, l'Abspp, perché sospettati dalla magistratura genovese di finanziare Hamas. I manifestanti si sono soffermati e hanno lungamente applaudito davanti alla sede di via Venini, ora sotto sequestro, della Cupola d'oro, associazione coinvolta nell'inchiesta. "Mohammad, Raed, Yaser, Khalil e gli altri, Anan, Ali, Mansour e tutti i palestinesi 'colpevoli' di solidarietà liberi subito!" hanno scandito i manifestanti, denunciando che è arrivata la conferma del trasferimento in carceri di massima sicurezza di Mohammad Hannoun a Terni, Raed e Yaser a Ferrara e Albustanji in Calabria senza la possibilità di visite famigliari: 'Dovunque voi siate - hanno detto i manifestanti - siamo e saremo al vostro fianco senza arretrare nella solidarietà". La manifestazione è promossa dall'Associazione palestinesi in Italia, da Csa Vittoria, Cub, Usb, SI Cobas. Udap - Unione democratica arabo palestinese, Giovani palestinesi, Comunità palestinese di Lombardia. Prima sono stati insultati ("ebrei di m..."); poi l'aggressione violenta a pugni terminata con una delle due vittime finita in ospedale con il naso rotto. Si tratta di un assalto antisemita riportato dal 'Corriere della sera'. 'Repubblica', 'Il Giorno' e 'Libero' (secondo il quale la notizia è stata diffusa dal presidente della comunità ebraica milanese, Walker Meghnagi) sul quale indagano ora i carabinieri della stazione Porta Genova e del Nucleo informativo del comando provinciale. L'episodio poco dopo le 22.30 di domenica all'esterno del punto vendita Carrefour di piazzale Siena, supermercato aperto 24 ore su 24. I due giovani turisti argentini di religione ebraica avevano appena fatto la spesa quando, poco dopo l'uscita, sono stati circondati da un gruppo di una decina di ragazzi di origine nordafricana. Un incontro casuale, stando ai primi accertamenti. I due turisti indossavano la tradizionale kippah e per questo sono stati presi di mira. Prima gli insulti antisemiti, poi l'aggressione fisica. Uno dei due, di 19 anni, ha cercato di reagire ed è stato colpito con almeno un pugno al viso. Poi l'intervento di un'ambulanza del 118 e dei carabinieri del Radiomobile. Le ricerche nella zona, vicina al quartiere ebraico di via Bartolomeo d'Alviano e viale San Gimignano, non sono servite a rintracciare i responsabili. Il 19enne è stato portato all'ospedale San Carlo dal quale è poi stato dimesso con la diagnosi di una frattura al setto nasale. Le indagini si muovono partendo dalle riprese delle telecamere della zona che sono state acquisite dagli investigatori oltre che sulle analisi delle celle telefoniche che coprono le vie intorno a piazzale Siena. I due turisti sono ripartiti ieri per l'Argentina. Un diverbio, senza insulti o minacce, tra un addetto alle vendite e un gruppo di tifosi israeliani che si è verificato nello store olimpico di Milano Cortina a Cortina d'Ampezzo (Belluno) ha suscitato denunce social per "antisemitismo" e la sostituzione nel turno dell'addetto, generando ulteriori polemiche tra chi sostiene le ragioni del commesso e chi quelle dei fan della squadra israeliana. Secondo quel che si vede in un video pubblicato su Instagram dagli stessi tifosi israeliani, che poi è stato rilanciato su 'Stop antisemitism', i tifosi, ieri o l'altro ieri, erano entrati nel negozio esponendo bandiere nazionali quando il commesso - che non è dipendente di Milano Cortina - ha ripetuto più volte "Palestina libera", scandendolo quando una delle donne del gruppo lo ha ripreso in video chiedendogli di ripetere.Sempre quella che dalle immagini sembra l'autrice del breve filmato ha replicato che "Israele può partecipare alle Olimpiadi come qualsiasi altro Paese". Un battibecco svoltosi nell'arco di un paio di minuti. Le tensioni invece si sono rinfocolate sui social. "Tutta la nostra solidarietà va ad Ali Mohamed H. dipendente ufficiale dello store Milano Cortina 26 che sarebbe stato licenziato in seguito alla diffusione di questo video". A dirlo, in un post su Facebook, è Potere al Popolo, dopo un post su Facebook di 'Stop Antisemitism'. L'organizzazione, una non profit Usa che combatte l'antisemitismo, ha scritto che il diverbio è avvenuto ieri, e in un 'aggiornamento' affermava che "Ali Mohamed H. è stato terminato" (licenziato), e che è stata "chiamata la Polizia ed è stata avviata un'indagine per molestie con possibili accuse in arrivo". L'uomo però non è stato licenziato. In serata infatti sono arrivate le conferme del luogo dell'episodio, Cortina, e la precisazione della Fondazione Milano Cortina 2026: "Siamo a conoscenza di quanto avvenuto al Cortina Sliding Centre tra un dipendente di una società esterna e un visitatore. Non è appropriato che il personale dei Giochi o quello delle società con cui collaboriamo esprima opinioni politiche personali mentre svolgono le loro mansioni o rivolga tali osservazioni ai visitatori. Le persone coinvolte sono state rassicurate e il lavoratore è stato sostituito sul turno e sensibilizzato a mantenere un comportamento pienamente in linea con i valori e lo spirito dei Giochi". Tre turiste israeliane — tra cui una sopravvissuta all'Olocausto — si sono recate al Museo Reina Sofía esibendo simboli ebraici e sono state molestate dai visitatori. Invece di aiutarle, il personale del museo ha ordinato loro di andarsene: "Alcuni visitatori erano disturbati dal fatto che fossero ebree". Tre anziane israeliane sono state espulse sabato scorso dal Museo Reina Sofía di Madrid, dopo che il personale del museo si è opposto al fatto che portassero con sé oggetti che le identificavano come ebree, tra cui una collana con la Stella di Davide. Lo ha riportato oggi (lunedì) il sito di notizie spagnolo Okdiario. Secondo il rapporto, le tre turiste sono state molestate in modo aggressivo dai visitatori del museo, fino a essere allontanate da una delle guardie giurate, la quale ha sostenuto che "alcuni visitatori sono disturbati dal fatto che siano ebree". Il Museo Reina Sofía, considerato una delle principali istituzioni culturali al mondo, durante la guerra "Spade di Ferro" ha ospitato una mostra "in solidarietà con la Palestina" sotto il titolo "Dal fiume al mare", ed è stato sede di numerose proteste contro Israele durante le quali si sono verificati episodi antisemiti. Okdiario ha sottolineato che il museo è sotto la giurisdizione del Ministero della Cultura spagnolo. Secondo il sito di notizie, le tre anziane, una delle quali è una sopravvissuta all'Olocausto di origine ungherese, erano accompagnate da una donna spagnola che ha filmato l'accaduto. Come accennato, alcuni visitatori del museo hanno reagito duramente ai simboli ebraici esibiti, definendo le donne, tra le altre cose, "pazze genocide". Tuttavia, invece di ricevere assistenza dallo staff, un alto funzionario dell'istituzione ha ordinato alla guardia di espellere il gruppo dal complesso, mentre non è stato preso alcun provvedimento contro le persone che le stavano molestando. Okdiario ha evidenziato che "il personale del museo sono corresponsabili di questa molestia razzista" e ha descritto come nel video girato dall'accompagnatrice spagnola si veda la guardia giurata esigere che le donne se ne vadano. In risposta, l'accompagnatrice (una donna cattolica) ha protestato per il fatto che, invece di aiutarle contro i visitatori che le insultavano, la guardia avesse scelto di espellerle. Lui le ha risposto che dovevano andarsene poiché "alcuni visitatori erano disturbati" dalla loro identità ebraica. La guardia ha ordinato alle tre anziane di nascondere i simboli ebraici sostenendo che ne fosse vietata l'esposizione pubblica, mentre l'accompagnatrice gli faceva notare che non esiste alcun divieto legale sull'esposizione di simboli religiosi, pertanto, la sua richiesta costituiva una violazione della legge in un edificio ufficiale del governo spagnolo da parte di un dipendente di un'agenzia governativa. L'accompagnatrice, residente a Madrid, ha dichiarato in seguito al giornale spagnolo: "È inaccettabile che qualcuno debba subire una punizione del genere senza aver infranto la legge, e in un'istituzione ufficiale sostenuta dal governo spagnolo". Ha aggiunto che le anziane "camminavano con simboli ebraici assolutamente standard e per nulla offensivi. È come se qualcuno indossasse la maglia della propria squadra del cuore o portasse la bandiera del proprio Paese, ma dal momento in cui siamo arrivate e hanno notato i simboli ebraici, il personale del museo ci ha trattato con ostilità". Ha inoltre indicato che sta valutando l'ipotesi di presentare un reclamo formale contro il museo e, potenzialmente, di intraprendere un'azione legale.
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