martedì 10 marzo 2026

Emirati attaccano l’Iran

[Si può dipingere una grande tela in uno studio, ma una volta appesa al muro di un edificio sembrerà piccolissima. Faxreel] Il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti afferma che le sue difese aeree stanno "attualmente rispondendo alle minacce missilistiche e di droni in arrivo dall'Iran". Chiede a coloro che si trovano nelle vicinanze di "rispettare le istruzioni di sicurezza". Nel frattempo, il Ministero della Difesa del Qatar afferma che le forze armate hanno intercettato un attacco missilistico contro il Paese. Lo scrive la Bbc.  Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che Israele sta "spezzando le ossa" al potere iraniano dall'inizio dell'offensiva condotta congiuntamente con gli Stati Uniti dal 28 febbraio, ma che "non ha ancora finito". "Aspiriamo a portare il popolo iraniano a spezzare il giogo della tirannia, ma alla fine dipende da loro", ha dichiarato Netanyahu durante una visita a un centro di emergenza del ministero della Salute israeliano, ieri in tarda serata. "Non c'è dubbio che con le azioni intraprese finora stiamo spezzando loro le ossa - e non abbiamo ancora finito", ha aggiunto. Dopo una pausa di 10 ore, l'Idf ha rilevato un nuovo attacco missilistico balistico dall'Iran contro il centro di Israele. Si prevede che le sirene suoneranno nel centro di Israele nei prossimi minuti. Lo riferiscono i media di Tel Aviv. Tre membri dell'equipaggio indonesiani risultano dispersi dopo che il rimorchiatore Musaffah 2, battente bandiera degli Emirati Arabi Uniti, è affondato nello Stretto di Hormuz: lo annuncia il ministero degli Esteri di Giacarta in una nota. "Un sopravvissuto indonesiano è attualmente in cura per ustioni in un ospedale della città di Khasab, in Oman. Gli altri tre indonesiani sono ancora ricercati dalle autorità locali", si legge. Prima dell'affondamento, il Musaffah 2 ha subito un'esplosione che ne ha causato l'incendio: è in corso un'indagine da parte delle autorità locali.  Le autorità irachene stanno esplorando rotte alternative per esportare il petrolio del Paese, dopo che il transito attraverso lo Stretto di Hormuz è stato interrotto dalla guerra in Medio Oriente. Lo ha dichiarato all'Afp un portavoce del Ministero del Petrolio. Saheb Bazoun ha affermato che "proprio come in altri Paesi della regione, la produzione e la commercializzazione del petrolio sono state gravemente colpite, non lasciando al governo altra scelta che cercare" rotte di esportazione "alternative". L'Iraq, ha aggiunto, ha diverse spedizioni di petrolio bloccate in mare”. Gli Emirati Arabi Uniti hanno attaccato per la prima volta in Iran". Lo riferiscono i media israeliani sottolineando che l'attacco ha preso di mira un impianto di desalinizzazione iraniano. "Israele ritiene che il raid sia, per il momento, solo un segnale al regime iraniano, tuttavia, se gli attacchi di Teheran dovessero intensificarsi, esiste una reale possibilità - riferiscono i media israeliani - che gli Emirati si uniscano al conflitto in modo limitato. Abu Dhabi intanto ha annunciato che "le difese aeree hanno rilevato 17 missili balistici, di cui 16 distrutti, mentre uno è caduto in mare. Rilevati anche 117 droni, di cui 113 intercettati e 4 caduti nel territorio nazionale". Il prezzo del petrolio potrebbe arrivare a rompere presto la soglia dei 100 dollari al barile nella prossima settimana, dagli attuali 90, se perdureranno il blocco dello stretto di Hormuz e gli attacchi alla produzione e ai depositi di idrocarburi. Come sottolineano diversi analisti la guerra attuale è una delle maggiori, se non la più grande, interruzione alla produzione nella storia recente.Per Ziad Daoud di Bloomberg Economics "né l'Iran, né gli Stati Uniti e Israele stanno mostrando segnali di distensione" e il "rialzo a 93 dollari non esprime pienamente i rischi in corso" visto che, ricorda, "circa un quinto delle consegne mondiali di petrolio passa attraverso Hormuz". Per questo, rileva, il prezzo dovrebbe salire ad almeno 108 dollari al barile visto che le misure per limitare i danni, dall'utilizzo del terminal nel Mar Rosso, alle speranze di un conflitto breve, non sono "convincenti".    Salgono, alla Borsa di Riyad, i titoli della compagnia petrolifera saudita Armaco grazie all'impennata del prezzo del greggio che ha superato, venerdì, la soglia dei 90 dollari. Le azioni mettono a segno un rialzo del 5% grazie ai terminal del Mare Rosso che compensano, almeno in parte, il blocco dello stretto di Hormuz e i danni alla produzione derivanti dagli attacchi dei droni iraniani agli impianti. Due fattori che incidono più pesantemente sulle compagnie del Kuwait, del Qatar e degli Emirati Arabi le quali hanno ridotto fortemente o bloccato le loro attività. I caccia israeliani hanno colpito ieri un numero imprecisato di F-14 iraniani all'aeroporto di Isfahan: lo annuncia l'Idf. Gli F-14 erano stati acquistati decenni fa dagli Usa, prima dell'avvento della rivoluzione khomeinista, e la flotta rappresentava il pilastro della difesa aerea iraniana.    L'Idf ha affermato di aver preso di mira anche i sistemi di rilevamento e di difesa aerea dell'Iran. "Continueranno a colpire tutti i sistemi del regime terroristico iraniano in tutto il Paese e amplieranno la loro superiorità aerea", ha affermato l'esercito israeliano.     I residenti parlano di una notte di pesanti bombardamenti in tutta la città: "Sono stati presi di mira circa 40-50 obiettivi, è stato davvero terrificante", ha detto alla Cnn un abitante di Isfahan. L'uomo ha affermato che sono state colpite diverse strutture e infrastrutture, definendola un'"operazione infernale". Paesi del Medio Oriente riducono la produzione giornaliera di petrolio. Lo scrive Bloomberg. L'Arabia Saudita ha ridotto la produzione di petrolio tra 2 e 2,5 milioni di barili al giorno, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno tagliato la loro produzione di 500.000-800.000 barili al giorno. Anche il Kuwait ha ridotto la produzione di mezzo milione di barili al giorno, e l'Iraq di circa 2,9 milioni, aggiunge il rapporto, citando persone a conoscenza della questione. 


Nessun commento:

Posta un commento