sabato 28 marzo 2026

Check-Raise di Trump

[Se non sei un giocatore vincente, il tuo bankroll non sarà mai abbastanza grande. Lou Krieger] Le notizie recenti (giugno 2025 - marzo 2026) parlano di una forte escalation militare tra Stati Uniti e Iran, che ha coinvolto l'uso di sofisticati armamenti americani, definiti in alcuni contesti mediatici come "scatole misteriose" o super bombe, in particolare contro i siti nucleari iraniani.  Ecco i punti chiave basati sulle informazioni fornite: L'operazione "Midnight Hammer" (Martello di Mezzanotte): Nel giugno 2025, gli USA hanno condotto un attacco significativo contro l'Iran, colpendo siti nucleari chiave come Fordow e Natanz. Super bombe anti-bunker (MOP): Sono state utilizzate bombe anti-bunker, note come Massive Ordnance Penetrator (MOP) o "bunker busters", sganciate da bombardieri B-2 Spirit. Si tratta di armi progettate per penetrare in profondità nel sottosuolo. Obiettivi Colpiti: Fordow, situato a circa 70-80 metri di profondità, e Natanz, a circa 20 metri, sono stati bersagli principali. Sono state sganciate diverse bombe per cercare di danneggiare le strutture di arricchimento dell'uranio. Attacchi sottomarini: Sono stati lanciati missili da crociera (Tomahawk) da sottomarini statunitensi contro il sito di Isfahan. Gli attacchi, avvenuti in un clima di altissima tensione e spesso a supporto delle operazioni israeliane, hanno avuto l'obiettivo di colpire il programma nucleare iraniano. A marzo 2026, la situazione rimaneva critica, con l'Iran che rispondeva con ritorsioni e minacce contro obiettivi americani.  L'Iran ha risposto con campagne propagandistiche, come un cartellone a Teheran con lo slogan "Se semini vento raccoglierai tempesta", che raffigura una portaerei USA colpita.  Si è trattato di un'operazione che ha mostrato una potenza di fuoco senza precedenti, nel tentativo di colpire le scorte di uranio arricchito e le infrastrutture nucleari più nascoste dell'Iran. L’esercito israeliano ha confermato l’attacco all’impianto di estrazione di uranio a Yazd, nell’Iran centrale. In un messaggio su Telegram, l’esercito ha dichiarato di aver colpito il presunto impianto di estrazione di uranio, prendendo di mira le principali infrastrutture utilizzate per il processo di arricchimento dell’uranio. L’uranio arricchito è un materiale chiave utilizzato per la creazione di armi nucleari e le scorte iraniane sono al centro delle continue controversie con Stati Uniti e Israele. Come già riportato, l’Organizzazione iraniana per l’energia atomica ha affermato che l’attacco all’impianto non ha provocato la fuoriuscita di materiale radioattivo. Secondo quanto riportato dal Ministero degli Esteri iraniano, il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha confermato, durante una telefonata con il suo omologo russo Sergey Lavrov, che la chiusura dello Stretto di Hormuz alle navi statunitensi e israeliane è una "misura legittima".Araghchi ha inoltre affermato che il transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz avviene in coordinamento con le autorità iraniane competenti. Nel corso della telefonata, Araghchi ha anche accusato Stati Uniti e Israele di aver attaccato obiettivi civili, scuole, ospedali e siti storici, dichiarando che l'Iran continuerà a difendersi con fermezza. Da questa mattina l'Iran ha lanciato sette diversi attacchi contro Israele, le sirene sono scattate a Tel Aviv, nel centro del Paese e a nord, dove una bambina di 11 anni ha avuto un attacco cardiaco mentre correva nel rifugio ed è in gravi condizioni. Per il momento nel centro di Israele risultano sette feriti non gravi e molta distruzione. Dal canto suo l'esercito israeliano afferma di aver sferrato "attacchi su larga scala" in Iran. Lo riferiscono diverse agenzia e media locali. In un comunicato dell'esercito si legge che le forze israeliane "hanno portato a termine una serie di attacchi su vasta scala contro le infrastrutture del regime terroristico iraniano in diverse zone dell'Iran". Prendere il controllo del petrolio iraniano è "un'opzione" per Donald Trump. Durante una riunione del governo il presidente ha risposto ad una domanda precisando "non lo direi ma è un'opzione, in Venezuela ha funzionato bene". I Paesi del Golfo hanno dichiarato di voler essere coinvolti in qualsiasi negoziato tra Stati Uniti e Iran, insistendo sul fatto che, pur avendo il diritto all'autodifesa, preferiscono la diplomazia. "Sottolineiamo la necessità di coinvolgere i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) in qualsiasi negoziato o accordo per risolvere questa crisi, in un modo che contribuisca a rafforzare la loro sicurezza e stabilità", ha affermato il segretario generale del Ccg, Jasem AlBudaiwi, in un discorso televisivo. AlBudaiwi ha anche affermato che "l'Iran impone tariffe alle navi per attraversare in sicurezza lo Stretto di Hormuz", riferiscono Haaretz e AP, sottolineando che il segretario generale del Ccg è il primo alto funzionario ad accusare l'Iran di chiedere un pagamento per il transito sicuro attraverso lo Stretto, il passaggio all'imboccatura del Golfo Persico attraverso il quale in tempo di pace transita il 20% del petrolio commercializzato.  AlBudaiwi, che sovrintende al blocco dei sei Paesi arabi del Golfo, Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ha rilasciato queste dichiarazioni durante una conferenza stampa a Riad, in Arabia Saudita. In precedenza, sempre giovedì, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Giordania hanno ribadito il loro "pieno diritto all'autodifesa" contro l'aggressione iraniana.  "Il Pentagono e il Comando Centrale dell'esercito degli Stati Uniti stanno lavorando a piani militari per un 'colpo finale' contro l'Iran, che potrebbero includere l'impiego di forze di terra e una serie di bombardamenti massicci", secondo due alti funzionari americani e due fonti a conoscenza della questione che hanno parlato con Channel 12. Un'escalation militare è vista come probabile se non si registreranno progressi nei colloqui diplomatici. Tra le opzioni del 'colpo di grazia', oltre all'invasione dell'isola di Kharg, principale centro di esportazione del petrolio iraniano, anche l'invasione dell'isola di Larak, da dove Teheran esercita il controllo sullo Stretto di Hormuz. La postazione strategica include bunker, mezzi offensivi in grado di far esplodere navi e petroliere e radar che monitorano i movimenti nello Stretto.


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