[Il poeta vi racconterà sempre la sua verità da un altare di follia. Antonio Aschiarolo] Le posizioni fra Iran e Stati Uniti sono ancora lontane su alcune questioni chiave per un possibile accordo. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali Teheran ha respinto l'idea di trasferire le scorte di uranio all'estero, si è opposto alle fine dell'arricchimento e allo smantellamento dei suoi impianti nucleari, oltre che a restrizioni permanenti al suo programma. Il capo dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA), Rafael Grossi, e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi hanno avuto stamani una conversazione telefonica per discutere i recenti sviluppi nei colloqui Teheran-Washington. Le due parti hanno scambiato opinioni sull'attuale traiettoria del processo diplomatico e sugli sviluppi regionali legati ai negoziati. Secondo Mehr, hanno sottolineato l'importanza di un'interazione costruttiva e dell'uso del dialogo come meccanismo per far avanzare i negoziati e raggiungere un'intesa sostenibile. Donald Trump ha ricevuto nelle ultime ore un briefing sulle opzioni militari a disposizione in Iran dall'ammiraglio Brad Cooper, il numero uno del Central Command. Lo riporta Abc citando alcune fonti, secondo le quali all'incontro era presente al capo dello stato maggiore congiunto Dan Caine. Abc aggiunge inoltre che molti repubblicani e alcuni dei consiglieri stanno suggerendo a Trump di far attaccare l'Iran prima da Israele. Sullo sfondo della sanguinosa repressione delle manifestazioni antigovernative in Iran e delle minacce di un intervento militare da parte degli Stati Uniti, il film “Roya” dell’iraniana Mahnaz Mohammadi, presentato fuori concorso quest’anno al Festival del cinema di Berlino, appare particolarmente attuale. La repressione dello Stato è il filo conduttore di “Roya”, che esplora il trauma di una prigioniera politica dopo il suo passaggio nel famigerato carcere di Evin a Teheran. La regista sa bene di cosa parla, essendo stata lei stessa rinchiusa a Evin. La sequenza iniziale è sconvolgente: girata dal punto di vista della protagonista Roya, rivela il trattamento degradante che le viene inflitto dai carcerieri.“Penso che la maggior parte dei miei colleghi ora stia riflettendo su come ritrovare la pace. Su come liberarsi di questo brutale regime mafioso. Dico brutale regime mafioso perché in realtà non è uno Stato. Quando uccidono persone innocenti, che sono scese in strada solo per manifestare pacificamente, si tratta di un massacro, ha dichiarato in un’intervista ad Afp. “Non sono preoccupata, ma penso che ci siano due strade davanti a me. Una è tornare in prigione, l’altra è uccidermi immediatamente. Sto solo pensando a queste due possibilità. E penso che no, non voglio ancora morire. Ci sono ancora così tante voci silenziose nella mia mente. Ero lì, ho sentito e voglio raccontarlo prima. E se mi tengono in prigione, non mi importa più. L’Iran è una grande prigione. Non importa se si vive dentro o fuori dalla cella. L’unica cosa che conta è che non voglio morire. Voglio andarmene e vedere un giorno il popolo iraniano che ce l’ha fatta. Che è felice e in pace”, ha aggiunto.
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