martedì 17 febbraio 2026

Nasce a Washington Gazaland

[Parto, e adesso trovo altrettanto piacere ad allontanarmi da voi di quanto ne provavo un tempo ad avvicinarmi. Marchese De Sade]  “Il Vaticano non parteciperà” al Board of Peace “per la sua particolare natura”. Così il segretario di Stato Vaticano cardinale Pietro Parolin lasciando Palazzo Borromeo a Roma, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, dove si sono svolte le celebrazioni tra Italia e Santa Sede del 97mo anniversario dei Patti Lateranensi e del 42esimo anniversario dell’Accordo di modificazione del Concordato. “La particolare natura” della Santa Sede, ha continuato il cardinale Parolin, “non è evidentemente quella degli altri Stati. Abbiamo preso nota che l’Italia parteciperà come osservatore. Evidentemente ci sono punti critici che lasciano perplessi e avrebbero bisogno di trovare delle delle spiegazioni. La cosa importante è che si stia tentando di dare una risposta, però per noi ci sono alcune criticità che dovrebbero essere risolte”.  Sul motivo, ha continuato, “credo che non vale la pena qui di soffermarci, ma una preoccupazione è quella che a livello internazionale sia soprattutto l’ONU che gestisce queste situazioni. Questo è una dei punti sui quali noi abbiamo insistito”, ha concluso Parolin.“Noi non possiamo partecipare al Board of peace perché c'è un limite costituzionale. Siamo sempre disponibili a parlare di iniziative che riguardano la pace, siamo pronti a fare la nostra parte anche a Gaza con la formazione della polizia. Però sul Board of peace l'articolo 11 della nostra Costituzione è in contrasto con l'articolo 9 dello Statuto: per noi è insormontabile dal punto di vista giuridico".     Così il ministro degli Esteri Antonio Tajani, interpellato  al margine del congresso del Partito Radicale a Roma.     "I rapporti con gli Usa - aggiunge - sono molto positivi. Nel colloquio con Vance e Rubio abbiamo ribadito le buone relazioni. E abbiamo ribadito qual è la nostra posizione".  Ma come spesso accade in politica tutto si può fare, si nega ma poi si fa. “Il governo ha ritenuto opportuno accettare l’invito dell’amministrazione americana a presenziare in qualità di paese osservatore alla prima riunione del board offfice in programma giovedì a Washington. Questo è certamente una soluzione equilibrata e rispettosa dei nostri vincoli costituzionali”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani nelle sue comunicazioni nell’Aula della Camera sul “Board of Peace”. “L’Unione Europea – ha proseguito Tajani – ha già confermato la partecipazione con la presidenza di turno e con un rappresentante della commissione. Parteciperanno anche tutti i principali partner della regione, penso all’Egitto, alla Giordania, l’Arabia Saudita, al Qatar, anche all’Indonesia, il più grande paese musulmano al mondo. Come potrebbe l’Italia non essere presente dove si discute e si costruisce la pace in Medio Oriente, la presenza di tutti i principali attori regionali”. “Per questo parteciperemo alla riunione di Washington, forti dell’importante contributo che il nostro paese ha messo in campo sin dal primo momento per il cessate il fuoco e per l’assistenza umanitaria alla popolazione della Striscia attraverso Food for Gaza”, ha sottolineato il ministro degli Esteri. “Attuare il piano di pace significa creare le condizioni per una stabilità duratura. Significa evitare che Gaza resti un terreno di radicalizzazione, di scontro permanente, preda del terrorismo e a rischio di collasso migratorio con possibili ripercussioni anche sulla stabilità delle rotte commerciali del Mar Rosso che si delinea sempre più come un’area di pace, dialogo e crescita” e “tutto ciò – secondo il vicepremier – significa garantire sicurezza a Israele e dignità alla popolazione palestinese, significa lavorare per il progetto dei due Stati. “State cercando di violare un divieto costituzionale giocando con le parole” ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando in aula alla Camera. “Si decide se l’Italia accetta di partecipare a un organismo nato per soppiantare le Nazioni unite. Si decide se l’Italia accetta di partecipare allo smantellamento del diritto internazionale per sostituirlo con il ‘Board of peace'”, ha aggiunto. Stiamo parlando di “sostituire la diplomazia con gli affari” e la “Commissione europea ha chiarito che non sarà parte del board nemmeno come osservatrice”. Rivolta al ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aggiunto: “Non ci venga a raccontare che è previsto dalla risoluzione Onu: prevedeva un organismo temporaneo che coinvolgesse i palestinesi, lo statuto proposto da Trump non prevede nessuna di queste cose”. Giorgia Meloni deve “scegliere da che parte stare”, l’Italia deve “dire di no” al ‘Board of peace'”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein intervenendo in aula alla Camera. “L’Italia, forte della sua storia, deve dire di no (al ‘Board of peace’) e difendere le sedi multilaterali, il diritto internazionale”. L’Italia, ha aggiunto deve “dire che sono le Nazioni unite a dover guidare i processi di pace” che “non si fanno con le telefonate in cui Trump dà ragione a Putin” e nemmeno con i club privati” o “con transazioni opache e nemmeno coi video che trasformano le macerie di Gaza che ha subito dei crimini di genocidio in resort di lusso per ricchi e per i propri interessi”. Ha aggiunto la leader Pd: “Scegliete di stare dalla parte della Costituzione della dignità del paese e di un’Europa capace di contare. Mi rivolgo alla presidente Meloni: noi siamo all’opposizione, abbiamo presentato oggi una risoluzione unitaria di tutte le opposizioni. Ma quando Meloni va all’estero rappresenta tutto il paese e rappresenta anche noi”. Dunque “io chiedo di non andare a Washington e di non far partecipare l’Italia al ‘Board of peace’ con cui Trump vuole sostituire le Nazioni unite”. Il governo deve “tener fede alla nostra Costituzione e alla storia del nostro paese”. Al termine delle repliche, via libera dell’aula della Camera con 183 voti favorevoli e 122 contrari alla risoluzione della maggioranza, dopo le comunicazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani, a sostegno dell’Italia come paese osservatore nel Board of Peace presieduto dal presidente americano Donald Trump. Stop al testo unitario presentato dal centrosinistra (i sì sono stati 123, i contrari 176 e tre gli astenuti). La Casa Bianca sta pianificando di tenere la prima riunione del Consiglio per la pace a Gaza il 19 febbraio a Washington nei giorni in cui il premier israeliano Benjamin Netanyahu sarà a Washington. Lo riporta Axios citando un funzionario statunitense e diplomatici di quattro Paesi membri dell'organismo.   Secondo il report, l'amministrazione Trump spera che il vertice possa far avanzare la seconda fase del piano di cessate il fuoco per Gaza e possa anche fungere da conferenza per la raccolta fondi per la ricostruzione di Gaza.     Se la partecipazione di Netanyahu verrà confermata, sarà la prima volta che il primo ministro incontrerà i leader arabi dallo scoppio della guerra nell'ottobre 2023. La riapertura del valico di Rafah la scorsa settimana ha segnato il primo passo nell'attuazione del piano Trump. Nel frattempo, dietro le quinte sono in corso intensi contatti diplomatici per l'ingresso di un consiglio tecnico che assumerà l'autorità di governo nella Striscia. Oggi due diplomatici arabi hanno riferito al Times of Israel che venerdì pomeriggio gli Stati Uniti hanno inviato gli inviti a 26 Paesi rappresentati nel panel.  Secondo indiscrezioni apprese da Ynet, i ministri Israel Katz e Bezalel Smotrich stanno promuovendo una serie di decisioni drammatiche volte a sviluppare l'annessione di fatto di territori in Giudea e Samaria (Cisgiordania). Le decisioni, che secondo Ynet sarebbero state approvate  dal gabinetto, dovrebbero portare a cambiamenti profondi nelle procedure relative ai terreni e alle acquisizioni, tali da consentire allo Stato di demolire edifici di proprietà palestinese nelle aree A. Le decisioni approvate dal gabinetto sono in contrasto con i principi dell''Accordo di Hebron', firmato nel 1997 come fase intermedia verso la risoluzione del conflitto israelo-palestinese nella città, l'unica dalla quale le forze dell'Idf non si sono ritirate nella prima fase successiva agli Accordi di Oslo II. Le decisioni non sono state sottoposte all'approvazione del governo in plenaria, ma solo a quella del gabinetto, i cui membri sono determinati a promuovere l'applicazione della sovranità in Giudea e Samaria prima delle elezioni previste per ottobre di quest'anno.  Parlando in una conferenza a Doha, il leader di Hamas Khaled Mashaal ha affermato che l'organizzazione terroristica non rinuncerà alle proprie armi né accetterà un intervento straniero a Gaza, respingendo le richieste degli Stati Uniti e di Israele. "Criminalizzare la resistenza, le sue armi e coloro che l'hanno portata avanti è qualcosa che non possiamo accettare", ha detto , Mashaal e ha invitato il Board of Peace ad adottare un "approccio equilibrato", che consenta la ricostruzione di Gaza e il flusso di aiuti, avvertendo che Hamas "non accetterà un governo straniero". Lo riferiscono i media arabi e israeliani. 

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