lunedì 26 ottobre 2026

Putin perde un alleato

[Sarei forse più sola | senza la mia solitudine.” Emily Dickinson] In rappresentanza di questi ultimi, il candidato Radomir Sajčić ha detto su Rts che "la Serbia finalmente ha preso il suo destino in mano, con un risultato che premia quasi due anni di lotta". Il primo della lista studentesca, il cardiologo Ilija Srdjanović, ha precisato che il suo Paese ha "voltato la faccia ad un tiranno: Andiamo verso una Serbia migliore". A premiare gli studenti un'affluenza record, che ha sfiorato il 70%, un dato che non si vedeva da almeno 30 anni e che i commentatori già da tempo prevedevano, sostenendo che avrebbe favorito gli studenti. La festa è esplosa mentre, a urne già chiuse, cresceva un clima di tensione nel centro di Belgrado, con ingenti schieramenti di polizia e la temuta presenza di provocatori. Si è trattato di elezioni che l'ex presidente, dimessosi in settembre per raccogliere la sfida studentesca alla testa della lista Serbia Unita, sentiva di poter perdere. Tradendo nervosismo con le dichiarazioni degli ultimi mesi, nelle quali ha insistito nel definire gli studenti "distruttori" e "inaffidabili", "manovrati da potenze straniere" nemiche della Serbia. Lunghissime le file ai seggi ben prima dell'apertura alle 7 del mattino. Gli studenti hanno consigliato i loro elettori di votare presto, mentre da subito è apparsa alta la tensione, palpabile anche nelle strade, legata alla paura che brogli, irregolarità e manipolazioni potessero inficiare una prova elettorale alla quale guardano l'Europa, l'America e anche la Russia. I pronostici della vigilia, a seconda dell'orientamento dei sondaggisti, davano alternativamente avanti Serbia Unita o la Lista Studentesca, che si è preparata meticolosamente alla prova elettorale anche addestrando oltre 16mila rappresentanti di lista e 60mila controllori fuori dai seggi, che hanno affiancato gli oltre 16mila osservatori, fra internazionali e nazionali, presenti sul territorio, fra cui delegazioni dell'Osce, dell'Odihr, del Consiglio d'Europa e del Parlamento europeo. In Serbia non sono ammessi exit poll. Le prime proiezioni molte ore dopo la chiusura dei seggi fornite da alcune delle associazioni e istituti demoscopici che seguono il voto, come CeSid/Ipsos Serbia e Crta, prima che la Commissione elettorale nazionale (Rik) dia i primi risultati concreti, quando i dati dai seggi iniziano ad affluire ai suoi centri di raccolta dati, unendosi ai voti potenziali dei circa 100mila serbi che votano all'estero e alle centinaia di voti potenziali di serbo-bosniaci residenti nella Bosnia-Erzegovina che hanno ricevuto doppia cittadinanza. In lizza per i 250 seggi del parlamento unicamerale serbo, eletti con sistema proporzionale a collegio unico e una soglia del 3%, c'erano 18 liste.


Appello ter per Shalabayeva

[L'Aurora è il tentativo | del Volto Celeste | di simulare, per Noi | l'Inconsapevolezza della Perfezione. Emily Dickinson]  Ci sarà un altro processo per il caso del sequestro Shalabayeva. I giudici della Cassazione hanno annullato la condanna emessa in secondo grado dai giudici di Firenze nei confronti di 5 funzionari di Polizia e disposto un altro giudizio davanti ad altra sezione della Corte d’appello toscana. I giudici della Cassazione hanno in sostanza accolto le richieste del pg Alessandro Cimmino che aveva sollecitato un nuovo processo di appello per i cinque poliziotti coinvolti nella vicenda Shalabayeva. Gli ermellini, con la sentenza di oggi, hanno stabilito poi la prescrizione delle accuse in relazione al sequestro di Alma Shalabayeva. D’ora in avanti si procederà solo per quello relativo alla figlia della donna e del dissidente kazako Muktar Ablyazov. Sotto accusa per questa vicenda ci sono: l’ex responsabile dell’Immigrazione Maurizio Improta; il funzionario Vincenzo Tramma; il ‘superoliziotto’ Renato Cortese, all’epoca dei fatti responsabile della Squadra mobile di Roma. L’elenco è completato da Luca Armeni e Francesco Stampacchia.

Contro le censure

[Non sapendo quando l'alba arriverà, tengo aperta ogni porta. Emily Dickinson] "Da qualche mese in Liguria le forze dell'ordine censurano volutamente nei loro resoconti quotidiani fatti di cronaca come furti, rapine, truffe agli anziani, violenze sessuali e accoltellamenti perché secondo un'indicazione arrivata 'da Roma' i giornalisti 'creano allarme sociale'. È una vergogna nazionale che ci riporta indietro ai momenti più bui del Paese. La stampa non può essere soggetta a censure, meno che mai a censure preventive". Lo denuncia la segretaria generale della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) Alessandra Costante al presidio di protesta davanti alla Prefettura di Genova organizzato dall'Ordine dei giornalisti della Liguria, dall'Associazione ligure giornalisti e dal Gruppo cronisti liguri. 'Stop alla censura': è lo striscione srotolato dai manifestanti davanti al palazzo del governo. Sono stati distribuiti volantini in difesa dell'articolo 21 della Costituzione.      "Non fornire informazione su reati che creano 'allarme sociale' significa intervenire pesantemente sul diritto all'informazione - sottolinea il presidente dell'Ordine nazionale dei giornalisti Carlo Bartoli in un messaggio di sostegno alla mobilitazione -. Un danno al diritto costituzionale dei cittadini a essere informati, per lo stesso operato delle forze dell'ordine e per la trasparenza dell'azione della magistratura". 

Domani 26ma Knesset

[Io sono nessuno. Tu chi sei? | Nessuno pure tu? | Allora siamo in due, ma non dirlo – | potrebbero cacciarci, lo sai! || Che fastidio essere qualcuno! | Che volgarità – come una rana – | che dice il suo nome – tutto giugno | a un pantano che sta ad ammirarla! Emily Dickinson] Le urne per la formazione della 26ma Knesset si apriranno domani mattina per i circa 7 milioni e 331 mila israeliani aventi diritto al voto. I seggi saranno aperti dalle 7.00 alle 22.00 ora locale (ore 6-21 italiane). In lizza ci sono 36 partiti, di cui solo 13 vengono rilevati nei sondaggi perché superano la soglia di sbarramento al 3,25%. Gli exit poll verranno annunciati immediatamente con la chiusura delle urne, ma i risultati finali saranno ufficializzati solo otto giorni dopo il voto, il 4 novembre.     Il conteggio delle 'buste doppie' - ossia di chi vota lontano dal proprio luogo di residenza, come soldati, diplomatici, persone ospedalizzate - richiede più tempo e in passato ha ribaltato i risultati emersi dagli exit poll iniziali.     In un sistema proporzionale puro a collegio unico, determinante per la distribuzione dei 120 seggi della Knesset tra le liste è l'affluenza al voto, che quest'anno, nelle prime elezioni dopo tre anni di guerra, è prevista essere particolarmente alta: i sondaggisti rilevano che il 74% della popolazione ha espresso la volontà di andare a votare. Alle ultime elezioni del 2022 l'affluenza fu del 70%. Il leader del partito Yisrael Beytenu, Avigdor Liberman, ha reso noto su X di aver scritto una lettera alla procuratrice generale di Israele Gali Baharav-Miara chiedendo di avviare un'indagine penale contro il primo ministro Benjamin Netanyahu per "tradimento", in seguito alle notizie secondo cui starebbe per riaprire le ostilità con l'Iran. 


Anche Milei ha perso

[L'anima per se stessa | è un'amica imperiale – | o la più angosciante Spia – | che un Nemico – possa inviare.Emily Dickinson] La vittoria del leader progressista Luiz Inácio Lula da Silva alle presidenziali del Brasile ha avuto un impatto a più livelli sulla vicina Argentina. Per il presidente ultraliberista Javier Milei - tra i pochi a non essersi ancora congratulato con Lula - si è trattato di una vera e propria doccia fredda.     Il successo del leader del Pt fa infatti naufragare pesantemente la narrativa propagandata da Milei di un'inesorabile avanzata delle destre in tutta la regione latinoamericana e obbliga il presidente argentino adesso a risolvere la maggiore crisi diplomatica che si ricordi con Brasilia aperta dopo i reiterati insulti rivolti pubblicamente a Lula.     Il leader argentino, aveva puntato tutto sulla vittoria di Flavio Bolsonaro presenziando anche, il 25 luglio, l'annuncio della sua candidatura a San Paolo e affermando in quell'occasione che insieme avrebbero cacciato il "ladrone" di Lula "a calci nel sedere". Quelle dichiarazioni avevano poi spinto il governo brasiliano a rimandare ulteriormente il ritorno del suo ambasciatore a Buenos Aires affermando che le relazioni rimanevano degradate a tempo indefinito al "rango di rappresentante d'affari". Il Brasile rimane il principale socio commerciale dell'Argentina e, nonostante tutto - affermano alcuni analisti - il rapporto bilaterale potrebbe continuare come finora, con una collaborazione tecnica che prosegue negli organismi comuni e con scambi economici che non si sono interrotti.     Sul fronte interno, inoltre, la vittoria del leader del Pt ha suscitato entusiasmo tra le fila dell'opposizione peronista.     L'ex presidente Cristina Kirchner ha definito il risultato 'un vero e proprio 17 ottobre elettorale', in riferimento alla data che segna la nascita del movimento peronista. Il probabile futuro candidato alle presidenziali del 2027, Axel Kicillof, ha parlato invece di "una notte storica" sostenendo che "non ci sono ingerenze straniere né campagne di odio in grado di sconfiggere un popolo che difende la propria sovranità e la propria dignità".     L'impatto si è sentito temporaneamente anche sul fronte dei mercati con lo spread schizzato oggi fino a quasi 750 punti mentre alcuni dei titoli delle principali società argentine a Wall Street lasciavano sul terreno oltre il 10%. 


Epstein nella campagna elettorale

[Dopo un grande dolore viene un senso solenne, | i nervi stan composti, come tombe. | Il Cuore irrigidito chiede se proprio lui | soffrì tanto? Fu ieri o qualche secolo fa? || I piedi vanno attorno come automi | per un'arida via | di terra o d'aria o di qualsiasi cosa, | indifferenti ormai; | una pace di quarzo come un sasso. || Questa è l'ora di piombo, e chi le sopravvive | la ricorda come gli assiderati rammentano la neve; | prima il freddo, poi lo stupore, infine | l'inerzia. Emily Dickinson] I dem della Commissione di Giustizia della Camera hanno reso noto una testimonianza shock in cui una donna accusa Donald Trump di averla violentata "in modo brutale" nel 1993. Lo riporta l'Huffinghton Post sottolineando che Beatrice Keul, questo il nome della donna, ha raccontato in Commissione che il presidente l'avrebbe violentata in una camera del Plaza Hotel di Atlantic City, di proprietà dello stesso Trump, nel 1993. L'episodio sarebbe avvenuto dopo che i due avevano trascorso del tempo con Jeffrey Epstein. La testimonianza fa parte di un rapporto nel quale i dem chiedono la nomina di un procuratore speciale sul caso.  La mossa si inserisce nell'ambito della strategia dei democratici che, qualora dovessero riconquistare la maggioranza alla Camera nelle elezioni di metà mandato, non hanno alcuna intenzione di abbandonare le indagini volte a stabilire se Donald Trump sia stato coinvolto nella rete di traffico sessuale di Jeffrey Epstein. Un nuovo rapporto dei democratici della commissione Giustizia pubblicato recentemente chiede, infatti, la nomina di un procuratore speciale che indaghi sui legami del presidente col finanziere pedofilo sostenendo che egli sia stato "un partecipante attivo agli abusi sessuali perpetrati da Epstein ai danni di giovani donne tra la metà e la fine degli anni Novanta". Sebbene il Congresso non abbia il potere di nominare un procuratore speciale, il rapporto sostiene la necessità di un maggiore sostegno federale per coadiuvare le indagini, a livello statale e internazionale, sui complici del mostro. "Le donne sopravvissute agli abusi di Epstein meritano di essere ascoltate, il Congresso deve poter accedere ai fascicoli completi, come previsto dalla legge, un procuratore speciale indipendente deve indagare sui complici e sull'insabbiamento operato dal dipartimento di Giustizia, garantendo al contempo che i magistrati, sia negli Stati Uniti che all'estero, dispongano delle prove necessarie per perseguire la giustizia”, ha dichiarato in un comunicato Jamie Raskin, esponente di spicco dei democratici nella commissione. 


I nemici di Bibi

[Se tu sarai capace di stare senza attesa, vedrai cose che gli altri non vedono. Quello a cui tieni, quello che ti capiterà, non verrà con un'attesa. Dal libro "Non ora non qui"]”Abbiamo segnali che, in vista delle elezioni, i nostri nemici cercheranno di attaccarci.     Quindi, da qui, dalla base dell'Aeronautica, dal lungo braccio dello Stato di Israele, vi mando un messaggio: non mettetevi contro di noi, né ora né mai, vi raggiungeremo ovunque e in qualsiasi momento". Lo afferma il premier israeliano Benjamin Netanyahu in un video diffuso dal suo ufficio che lo mostra durante una visita alla base dell'Aeronautica militare di Tel Nof. Ieri era emerso che l'Idf è in allerta massima a Gaza dove, secondo l'intelligence, Hamas starebbe pianificando di rapire un soldato israeliano per il terzo anniversario del 7 ottobre. In un manifesto elettorale, il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il Likud hanno indicato come nemico di Israele il sindaco di New York Zohran Mamdani insieme con presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, il leader iraniano Mojtaba e il capo di Hezbollah Naim Qassem. Il primo ministro ha anche postato su X l'immagine con lo slogan: "Vogliono che Netanyahu perda. Israele avrebbe commesso il crimine contro l’umanità di “sterminio” in Cisgiordania, continuando nel contempo a perpetrare un “genocidio” contro i palestinesi nella Striscia di Gaza: è quanto afferma in un rapporto la Commissione d’inchiesta internazionale indipendente dell’Onu aggiungendo che le forze israeliane hanno commesso anche altri crimini contro l’umanità e crimini di guerra in Cisgiordania. La commissione – che non parla a nome dell’Onu in quanto tale – aveva già stabilito, in un rapporto del settembre 2025, che Israele aveva commesso un “genocidio”, accusa che Israele respinge categoricamente. In un nuovo documento – pubblicato alla vigilia delle elezioni legislative in Israele – l’indagine rileva che, in Cisgiordania, Israele ha condotto un “attacco diffuso e sistematico” contro i civili, attraverso operazioni militari rafforzate da una costante violenza da parte dei coloni. “Le autorità e le forze israeliane hanno commesso crimini contro l’umanità, tra cui sterminio, tortura, stupro e altre forme di violenza sessuale in Cisgiordania, oltre a persecuzioni basate su molteplici fattori discriminatori, incentrati in particolare su nazionalità, razza ed etnia”, sostiene il rapporto. La rappresentanza di Israele a Ginevra ha dichiarato che il rapporto si inquadra in una “campagna di disinformazione” volta a “demonizzare lo Stato di Israele e a presentare la sua stessa esistenza come criminale”. “La comunità internazionale deve respingere queste distorsioni, rigettare le conclusioni della commissione e chiederne l’immediato scioglimento”, si legge in una nota. Il team investigativo, composto da tre membri, è stato istituito dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu nel 2021. Navi Pillay, ex giudice dell’Alta Corte sudafricana che ha presieduto l’indagine fino al novembre 2025, ha ricevuto il Nobel per la pace all’inizio di questo mese, suscitando una dura reazione da parte di Israele.In un rapporto del 21 luglio, reso pubblico la scorsa settimana, Francesca Albanese scrive: “Nell’ambito dell’indagine in corso sulla Palestina, il Procuratore della Corte Penale Internazionale [un organismo distinto e separato dalle Nazioni Unite] dovrebbe indagare sulla pubblica e diretta istigazione a commettere genocidio da parte di funzionari governativi ed esponenti dei media”. Nel rapporto di 29 pagine, Francesca Albanese sostiene che “la strategia di comunicazione del governo israeliano ha manipolato in modo significativo il discorso mediatico, facendo leva su uno schema consolidato di disumanizzazione dei palestinesi diffuso in tutti i media israeliani (across Israeli media)”. La stampa israeliana, prosegue il rapporto, “non si limita a trasmettere o amplificare queste narrazioni: in molti casi istiga esplicitamente alla violenza, compreso il genocidio, contribuendo alla normalizzazione di atrocità di massa”. “Il ruolo dei media israeliani nell’istigare questo genocidio, contribuendo ad alimentare un clima genocidario incontrollato, dovrebbe essere oggetto di esame giudiziario, come già avvenuto in altri contesti” scriveva nell’ottobre 2024 Francesca Albanese, la Relatrice Speciale già nota per aver scritto che la violenta incursione intimidatoria compiuta il 29 novembre 2025 da manifestanti pro-Pal contro la redazione del quotidiano La Stampa, a Torino, andava letta come “un monito alla stampa” che avrebbe dovuto correggere il proprio lavoro riguardo alla questione palestinese. Nel suo nuovo rapporto, Francesca Albanese ribadisce anche l’accusa a Israele d’aver ucciso 300 giornalisti a Gaza, nel corso della guerra scatenata da Hamas il 7 ottobre 2023. In realtà, da tempo le organizzazioni che monitorano le vittime fra i reporter hanno rivisto le proprie stime dopo che le stesse organizzazioni terroriste Hamas e Jihad Islamica hanno inclusi molti “giornalisti” tra i necrologi dei loro “combattenti martiri”.Di recente, le Forze di Difesa Israeliane hanno diffuso un elenco di 170 presunti “giornalista”  palestinesi che erano in realtà “membri attivi di organizzazioni militanti o terroristiche”.   Il media palestinese Quds riferisce su X che la giornalista americana del Washington Post Heidi Levine è rimasta ferita in seguito ad un'aggressione da parte di coloni israeliani estremisti mentre documentava la raccolta delle olive nel villaggio di Abu Falah, a nord di Ramallah. Quds ha postato la foto della giornalista in ospedale. La fotoreporter sarebbe stata ripresa, scrive il Times of Israel, oggi mentre veniva picchiata con dei bastoni da coloni mascherati durante un violento scontro tra coloni e palestinesi avvenuto durante la raccolta delle olive vicino al villaggio di Abu Falah. Il filmato dell'incidente, pubblicato su X da attivisti internazionali al seguito dei palestinesi, mostra coloni e palestinesi che si lanciano pietre a vicenda, mentre si sentono spari provenienti da una fonte non identificata. La fotoreporter viene ripresa mentre giace a terra e viene picchiata con dei bastoni da alcuni individui mascherati, che poi si danno alla fuga. Altri giornalisti e palestinesi si avvicinano a lei, e la si sente dire in inglese: "Non sto bene. Mi hanno portato via tutte le mie cose"."Sono stato aggredita, spinta a terra. Per fortuna avevo il giubbotto antiproiettile e l'elmetto, altrimenti probabilmente non sarei nemmeno qui, perché continuavano a prendermi a calci". Lo ha raccontato ai colleghi di Reuters, che lo scrivono sul sito, la fotoreporter del Washington Post Heidi Levine ferita questa mattina in un attacco di un gruppo di coloni estremisti israeliani vicino al villaggio di Abu Falah, a nord di Ramallah, mentre documentava la raccolta di olive degli agricoltori palestinesi. Levine è stata ricoverata in ospedale a Ramallah. "I fatti relativi allo scontro avvenuto vicino ad Abu Falah, durante il quale la fotoreporter del Washington Post Heidi Levin sarebbe stata aggredita, sono ancora poco chiari e sono oggetto di indagine. Israele condanna inequivocabilmente la violenza contro qualsiasi persona. Tuttavia, rimangono importanti interrogativi". Lo scrive l'ufficio del premier Benyamin Netanyahu su X. "Secondo quanto riportato, circa 200 arabi e attivisti di estrema sinistra si sono scontrati con circa 40 giovani israeliani. I filmati mostrano persone mascherate da entrambe le parti che lanciano oggetti, insieme a segnalazioni di fuochi d'artificio sparati contro giovani ebrei. In altri filmati, sembra che Levin sia stata spinta a terra e subito dopo la stessa persona, la cui identità è sconosciuta, l'abbia aiutata a rialzarsi. L'indagine deve accertare i fatti, compreso chi ha iniziato la violenza".