[Io sono nessuno. Tu chi sei? | Nessuno pure tu? | Allora siamo in due, ma non dirlo – | potrebbero cacciarci, lo sai! || Che fastidio essere qualcuno! | Che volgarità – come una rana – | che dice il suo nome – tutto giugno | a un pantano che sta ad ammirarla! Emily Dickinson] Le urne per la formazione della 26ma Knesset si apriranno domani mattina per i circa 7 milioni e 331 mila israeliani aventi diritto al voto. I seggi saranno aperti dalle 7.00 alle 22.00 ora locale (ore 6-21 italiane). In lizza ci sono 36 partiti, di cui solo 13 vengono rilevati nei sondaggi perché superano la soglia di sbarramento al 3,25%. Gli exit poll verranno annunciati immediatamente con la chiusura delle urne, ma i risultati finali saranno ufficializzati solo otto giorni dopo il voto, il 4 novembre. Il conteggio delle 'buste doppie' - ossia di chi vota lontano dal proprio luogo di residenza, come soldati, diplomatici, persone ospedalizzate - richiede più tempo e in passato ha ribaltato i risultati emersi dagli exit poll iniziali. In un sistema proporzionale puro a collegio unico, determinante per la distribuzione dei 120 seggi della Knesset tra le liste è l'affluenza al voto, che quest'anno, nelle prime elezioni dopo tre anni di guerra, è prevista essere particolarmente alta: i sondaggisti rilevano che il 74% della popolazione ha espresso la volontà di andare a votare. Alle ultime elezioni del 2022 l'affluenza fu del 70%. Il leader del partito Yisrael Beytenu, Avigdor Liberman, ha reso noto su X di aver scritto una lettera alla procuratrice generale di Israele Gali Baharav-Miara chiedendo di avviare un'indagine penale contro il primo ministro Benjamin Netanyahu per "tradimento", in seguito alle notizie secondo cui starebbe per riaprire le ostilità con l'Iran.
lunedì 26 ottobre 2026
Anche Milei ha perso
[L'anima per se stessa | è un'amica imperiale – | o la più angosciante Spia – | che un Nemico – possa inviare.Emily Dickinson] La vittoria del leader progressista Luiz Inácio Lula da Silva alle presidenziali del Brasile ha avuto un impatto a più livelli sulla vicina Argentina. Per il presidente ultraliberista Javier Milei - tra i pochi a non essersi ancora congratulato con Lula - si è trattato di una vera e propria doccia fredda. Il successo del leader del Pt fa infatti naufragare pesantemente la narrativa propagandata da Milei di un'inesorabile avanzata delle destre in tutta la regione latinoamericana e obbliga il presidente argentino adesso a risolvere la maggiore crisi diplomatica che si ricordi con Brasilia aperta dopo i reiterati insulti rivolti pubblicamente a Lula. Il leader argentino, aveva puntato tutto sulla vittoria di Flavio Bolsonaro presenziando anche, il 25 luglio, l'annuncio della sua candidatura a San Paolo e affermando in quell'occasione che insieme avrebbero cacciato il "ladrone" di Lula "a calci nel sedere". Quelle dichiarazioni avevano poi spinto il governo brasiliano a rimandare ulteriormente il ritorno del suo ambasciatore a Buenos Aires affermando che le relazioni rimanevano degradate a tempo indefinito al "rango di rappresentante d'affari". Il Brasile rimane il principale socio commerciale dell'Argentina e, nonostante tutto - affermano alcuni analisti - il rapporto bilaterale potrebbe continuare come finora, con una collaborazione tecnica che prosegue negli organismi comuni e con scambi economici che non si sono interrotti. Sul fronte interno, inoltre, la vittoria del leader del Pt ha suscitato entusiasmo tra le fila dell'opposizione peronista. L'ex presidente Cristina Kirchner ha definito il risultato 'un vero e proprio 17 ottobre elettorale', in riferimento alla data che segna la nascita del movimento peronista. Il probabile futuro candidato alle presidenziali del 2027, Axel Kicillof, ha parlato invece di "una notte storica" sostenendo che "non ci sono ingerenze straniere né campagne di odio in grado di sconfiggere un popolo che difende la propria sovranità e la propria dignità". L'impatto si è sentito temporaneamente anche sul fronte dei mercati con lo spread schizzato oggi fino a quasi 750 punti mentre alcuni dei titoli delle principali società argentine a Wall Street lasciavano sul terreno oltre il 10%.
Epstein nella campagna elettorale
[Dopo un grande dolore viene un senso solenne, | i nervi stan composti, come tombe. | Il Cuore irrigidito chiede se proprio lui | soffrì tanto? Fu ieri o qualche secolo fa? || I piedi vanno attorno come automi | per un'arida via | di terra o d'aria o di qualsiasi cosa, | indifferenti ormai; | una pace di quarzo come un sasso. || Questa è l'ora di piombo, e chi le sopravvive | la ricorda come gli assiderati rammentano la neve; | prima il freddo, poi lo stupore, infine | l'inerzia. Emily Dickinson] I dem della Commissione di Giustizia della Camera hanno reso noto una testimonianza shock in cui una donna accusa Donald Trump di averla violentata "in modo brutale" nel 1993. Lo riporta l'Huffinghton Post sottolineando che Beatrice Keul, questo il nome della donna, ha raccontato in Commissione che il presidente l'avrebbe violentata in una camera del Plaza Hotel di Atlantic City, di proprietà dello stesso Trump, nel 1993. L'episodio sarebbe avvenuto dopo che i due avevano trascorso del tempo con Jeffrey Epstein. La testimonianza fa parte di un rapporto nel quale i dem chiedono la nomina di un procuratore speciale sul caso. La mossa si inserisce nell'ambito della strategia dei democratici che, qualora dovessero riconquistare la maggioranza alla Camera nelle elezioni di metà mandato, non hanno alcuna intenzione di abbandonare le indagini volte a stabilire se Donald Trump sia stato coinvolto nella rete di traffico sessuale di Jeffrey Epstein. Un nuovo rapporto dei democratici della commissione Giustizia pubblicato recentemente chiede, infatti, la nomina di un procuratore speciale che indaghi sui legami del presidente col finanziere pedofilo sostenendo che egli sia stato "un partecipante attivo agli abusi sessuali perpetrati da Epstein ai danni di giovani donne tra la metà e la fine degli anni Novanta". Sebbene il Congresso non abbia il potere di nominare un procuratore speciale, il rapporto sostiene la necessità di un maggiore sostegno federale per coadiuvare le indagini, a livello statale e internazionale, sui complici del mostro. "Le donne sopravvissute agli abusi di Epstein meritano di essere ascoltate, il Congresso deve poter accedere ai fascicoli completi, come previsto dalla legge, un procuratore speciale indipendente deve indagare sui complici e sull'insabbiamento operato dal dipartimento di Giustizia, garantendo al contempo che i magistrati, sia negli Stati Uniti che all'estero, dispongano delle prove necessarie per perseguire la giustizia”, ha dichiarato in un comunicato Jamie Raskin, esponente di spicco dei democratici nella commissione.
I nemici di Bibi
[Se tu sarai capace di stare senza attesa, vedrai cose che gli altri non vedono. Quello a cui tieni, quello che ti capiterà, non verrà con un'attesa. Dal libro "Non ora non qui"]”Abbiamo segnali che, in vista delle elezioni, i nostri nemici cercheranno di attaccarci. Quindi, da qui, dalla base dell'Aeronautica, dal lungo braccio dello Stato di Israele, vi mando un messaggio: non mettetevi contro di noi, né ora né mai, vi raggiungeremo ovunque e in qualsiasi momento". Lo afferma il premier israeliano Benjamin Netanyahu in un video diffuso dal suo ufficio che lo mostra durante una visita alla base dell'Aeronautica militare di Tel Nof. Ieri era emerso che l'Idf è in allerta massima a Gaza dove, secondo l'intelligence, Hamas starebbe pianificando di rapire un soldato israeliano per il terzo anniversario del 7 ottobre. In un manifesto elettorale, il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il Likud hanno indicato come nemico di Israele il sindaco di New York Zohran Mamdani insieme con presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, il leader iraniano Mojtaba e il capo di Hezbollah Naim Qassem. Il primo ministro ha anche postato su X l'immagine con lo slogan: "Vogliono che Netanyahu perda. Israele avrebbe commesso il crimine contro l’umanità di “sterminio” in Cisgiordania, continuando nel contempo a perpetrare un “genocidio” contro i palestinesi nella Striscia di Gaza: è quanto afferma in un rapporto la Commissione d’inchiesta internazionale indipendente dell’Onu aggiungendo che le forze israeliane hanno commesso anche altri crimini contro l’umanità e crimini di guerra in Cisgiordania. La commissione – che non parla a nome dell’Onu in quanto tale – aveva già stabilito, in un rapporto del settembre 2025, che Israele aveva commesso un “genocidio”, accusa che Israele respinge categoricamente. In un nuovo documento – pubblicato alla vigilia delle elezioni legislative in Israele – l’indagine rileva che, in Cisgiordania, Israele ha condotto un “attacco diffuso e sistematico” contro i civili, attraverso operazioni militari rafforzate da una costante violenza da parte dei coloni. “Le autorità e le forze israeliane hanno commesso crimini contro l’umanità, tra cui sterminio, tortura, stupro e altre forme di violenza sessuale in Cisgiordania, oltre a persecuzioni basate su molteplici fattori discriminatori, incentrati in particolare su nazionalità, razza ed etnia”, sostiene il rapporto. La rappresentanza di Israele a Ginevra ha dichiarato che il rapporto si inquadra in una “campagna di disinformazione” volta a “demonizzare lo Stato di Israele e a presentare la sua stessa esistenza come criminale”. “La comunità internazionale deve respingere queste distorsioni, rigettare le conclusioni della commissione e chiederne l’immediato scioglimento”, si legge in una nota. Il team investigativo, composto da tre membri, è stato istituito dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu nel 2021. Navi Pillay, ex giudice dell’Alta Corte sudafricana che ha presieduto l’indagine fino al novembre 2025, ha ricevuto il Nobel per la pace all’inizio di questo mese, suscitando una dura reazione da parte di Israele.In un rapporto del 21 luglio, reso pubblico la scorsa settimana, Francesca Albanese scrive: “Nell’ambito dell’indagine in corso sulla Palestina, il Procuratore della Corte Penale Internazionale [un organismo distinto e separato dalle Nazioni Unite] dovrebbe indagare sulla pubblica e diretta istigazione a commettere genocidio da parte di funzionari governativi ed esponenti dei media”. Nel rapporto di 29 pagine, Francesca Albanese sostiene che “la strategia di comunicazione del governo israeliano ha manipolato in modo significativo il discorso mediatico, facendo leva su uno schema consolidato di disumanizzazione dei palestinesi diffuso in tutti i media israeliani (across Israeli media)”. La stampa israeliana, prosegue il rapporto, “non si limita a trasmettere o amplificare queste narrazioni: in molti casi istiga esplicitamente alla violenza, compreso il genocidio, contribuendo alla normalizzazione di atrocità di massa”. “Il ruolo dei media israeliani nell’istigare questo genocidio, contribuendo ad alimentare un clima genocidario incontrollato, dovrebbe essere oggetto di esame giudiziario, come già avvenuto in altri contesti” scriveva nell’ottobre 2024 Francesca Albanese, la Relatrice Speciale già nota per aver scritto che la violenta incursione intimidatoria compiuta il 29 novembre 2025 da manifestanti pro-Pal contro la redazione del quotidiano La Stampa, a Torino, andava letta come “un monito alla stampa” che avrebbe dovuto correggere il proprio lavoro riguardo alla questione palestinese. Nel suo nuovo rapporto, Francesca Albanese ribadisce anche l’accusa a Israele d’aver ucciso 300 giornalisti a Gaza, nel corso della guerra scatenata da Hamas il 7 ottobre 2023. In realtà, da tempo le organizzazioni che monitorano le vittime fra i reporter hanno rivisto le proprie stime dopo che le stesse organizzazioni terroriste Hamas e Jihad Islamica hanno inclusi molti “giornalisti” tra i necrologi dei loro “combattenti martiri”.Di recente, le Forze di Difesa Israeliane hanno diffuso un elenco di 170 presunti “giornalista” palestinesi che erano in realtà “membri attivi di organizzazioni militanti o terroristiche”. Il media palestinese Quds riferisce su X che la giornalista americana del Washington Post Heidi Levine è rimasta ferita in seguito ad un'aggressione da parte di coloni israeliani estremisti mentre documentava la raccolta delle olive nel villaggio di Abu Falah, a nord di Ramallah. Quds ha postato la foto della giornalista in ospedale. La fotoreporter sarebbe stata ripresa, scrive il Times of Israel, oggi mentre veniva picchiata con dei bastoni da coloni mascherati durante un violento scontro tra coloni e palestinesi avvenuto durante la raccolta delle olive vicino al villaggio di Abu Falah. Il filmato dell'incidente, pubblicato su X da attivisti internazionali al seguito dei palestinesi, mostra coloni e palestinesi che si lanciano pietre a vicenda, mentre si sentono spari provenienti da una fonte non identificata. La fotoreporter viene ripresa mentre giace a terra e viene picchiata con dei bastoni da alcuni individui mascherati, che poi si danno alla fuga. Altri giornalisti e palestinesi si avvicinano a lei, e la si sente dire in inglese: "Non sto bene. Mi hanno portato via tutte le mie cose"."Sono stato aggredita, spinta a terra. Per fortuna avevo il giubbotto antiproiettile e l'elmetto, altrimenti probabilmente non sarei nemmeno qui, perché continuavano a prendermi a calci". Lo ha raccontato ai colleghi di Reuters, che lo scrivono sul sito, la fotoreporter del Washington Post Heidi Levine ferita questa mattina in un attacco di un gruppo di coloni estremisti israeliani vicino al villaggio di Abu Falah, a nord di Ramallah, mentre documentava la raccolta di olive degli agricoltori palestinesi. Levine è stata ricoverata in ospedale a Ramallah. "I fatti relativi allo scontro avvenuto vicino ad Abu Falah, durante il quale la fotoreporter del Washington Post Heidi Levin sarebbe stata aggredita, sono ancora poco chiari e sono oggetto di indagine. Israele condanna inequivocabilmente la violenza contro qualsiasi persona. Tuttavia, rimangono importanti interrogativi". Lo scrive l'ufficio del premier Benyamin Netanyahu su X. "Secondo quanto riportato, circa 200 arabi e attivisti di estrema sinistra si sono scontrati con circa 40 giovani israeliani. I filmati mostrano persone mascherate da entrambe le parti che lanciano oggetti, insieme a segnalazioni di fuochi d'artificio sparati contro giovani ebrei. In altri filmati, sembra che Levin sia stata spinta a terra e subito dopo la stessa persona, la cui identità è sconosciuta, l'abbia aiutata a rialzarsi. L'indagine deve accertare i fatti, compreso chi ha iniziato la violenza".
Grazie Bibi
[Aveva forse ascoltato la frase del Talmud che insegna: "I cardini reggono la porta e le prove reggono l'uomo". Se sarai capace di accogliere le tribolazioni e di sopportarle, accettandole come prove della tua resistenza e consistenza, allora quelle pene si trasformeranno in cardini e ti reggeranno. È bello sapere che sulle prove affrontate, ognuno di noi finisce per appoggiarsi con tutto il peso, per essere pesato. Esse valgono per noi come i cardini che reggono la porta. Dal libro "Alzaia"] Il presidente della Colombia, l'ultraconservatore Abelardo de la Espriella, ha ringraziato il presidente israeliano Benjamin Netanyahu per gli aiuti umanitari inviati dopo il terremoto di magnitudo 7,4 che ha devastato le regioni centrali del Paese provocando 285 morti, secondo l'ultimo bilancio ufficiale. "Ho avuto una conversazione molto cordiale e produttiva con il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu. Gli ho espresso la mia profonda gratitudine per tutta l'assistenza umanitaria e per i soccorritori che Israele ha inviato in Colombia in questo momento così difficile. Questo è un nuovo tempo per le relazioni tra Colombia e Israele: una relazione basata sull'amicizia, la solidarietà, la cooperazione e il rispetto reciproco. Colombia e Israele, sempre amici e alleati!", ha scritto de la Espriella sui social. Con l'obiettivo di rafforzare le relazioni bilaterali interrotte dall'ex presidente di sinistra Gustavo Petro, il nuovo governo colombiano ha avviato fin dal suo insediamento una politica di forte avvicinamento politico a Tel Aviv e ha già annunciato su questo fronte una visita ufficiale in Israele ad ottobre e il riconoscimento della sovranità. Donald Trump torna a schierarsi con Benjamin Netanyahu alla vigilia delle elezioni israeliane di martedì 27 ottobre. In un nuovo messaggio su Truth Social, il presidente americano invita gli israeliani a votare per il premier: “Dobbiamo finire il lavoro che abbiamo cominciato”. Il riferimento è alla guerra contro l’Iran, condotta insieme da Stati Uniti e Israele. È il secondo endorsement di Trump in una settimana, mentre gli ultimi sondaggi indicano Netanyahu in difficoltà. Il primo ministro punta proprio sulla sicurezza per convincere gli elettori. In un video diffuso dal suo ufficio, sostiene che Teheran e i suoi alleati potrebbero tentare di interferire con il voto attraverso nuovi attacchi. “Abbiamo indicazioni di intelligence secondo cui i nostri nemici, l’Iran e i suoi alleati, potrebbero sfidarci con attacchi per cercare di interrompere le elezioni – ha affermato Netanyahu – li avverto: non metteteci alla prova. Subirete colpi sproporzionati, molto più forti di quanto possiate immaginare. Sarà un colpo devastante per voi. Non fatevi illusioni su di noi. Non metteteci alla prova”. Il principale sfidante di Netanyahu è Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore e leader del partito centrista Yashar. Nel suo ultimo grande comizio a Tel Aviv ha promesso di ricucire le profonde divisioni della società israeliana. Sarà “una vera collaborazione – ha detto – che si tradurrà in un impegno per la sicurezza e per l’economia. Riunirà tutti e diventerà una forza trainante per la prosperità e una nuova stagione di iniziative. Il nostro obiettivo non è che una parte sconfigga l’altra. Non è questo il nostro modo di agire. Lavoreremo per riunire di nuovo tutti gli israeliani: quelli che ci hanno votato e quelli che non lo hanno fatto”. Sono le prime elezioni dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e le guerre che ne sono seguite. Eisenkot chiede anche una commissione d’inchiesta sulle falle della sicurezza israeliana. Gli ultimi sondaggi danno il suo partito davanti al Likud di Netanyahu, ma nessuno dei due schieramenti appare in grado di raggiungere da solo i 61 seggi necessari per governare.
L’Obama bianco
[Susie – ci vuole poco a dire quanto si è soli – chiunque può farlo, ma portare la solitudine accanto al cuore per settimane, quando dormi, e quando sei sveglia, con sempre qualcosa che ti manca, questo, non tutti riescono a dirlo, e mi sconcerta. Ne dipingerei un ritratto che indurrebbe alle lacrime, se avessi la tela per farlo, e la scena sarebbe la solitudine, e le figure – solitudine – e le luci e le ombre, ciascuna una solitudine. Potrei riempire una stanza con paesaggi così solitari, la gente si fermerebbe là a piangere; poi andrebbe di fretta a casa, per ritrovare una persona amata. Dickinson] 39 anni Jon Ossoff è il senatore più giovane a Capitol Hill e un astro nascente del partito democratico, un potenziale candidato alla nomination presidenziale del 2028. Sebbene abbia esplicitamente smentito tali ambizioni sottolineando di volersi per ora concentrare sulla sfida in Georgia alle midterm contro il repubblicano Mike Collins, il suo profilo continua a crescere al livello nazionale grazie alla sua abilità nella raccolta fondi, ha contribuito alla campagna del partito con 3,6 milioni di dollari della sua, e al suo stile comunicativo incisivo. Una capacità oratoria che gli ha fatto conquistare il soprannome di "Obama bianco". Gli ultimi sondaggi lo danno in vantaggio sull'avversario repubblicano, sostenuto da Donald Trump e dalla base Maga, del 52% contro il 43%. Nato e cresciuto nello Stato meridionale di cui poi è diventato rappresentante, di religione ebraica (a Capitol Hill ha giurato sulla Torah) è sposato con la ginecologa Alisha Kramer, attivista per i diritti riproduttivi, con la quale ha avuto due bambine, Eva nel 2021 e Lila nel 2025. Ex giornalista investigativo, Ossoff ha fatto della lotta alla corruzione e della trasparenza governativa i suoi cavalli di battaglia e i temi su cui ha attaccato più spesso Donald Trump nei suoi comizi. Negli ultimi mesi ha scatenato la furia del tycoon accusandolo di preferire "i viaggio con la sua assistente" Natalie Harp e la costruzione del salone delle feste della Casa Bianca agli affari degli americani. Un affondo durissimo che è stato criticato da qualche democratico, come lo stratega David Axelrod secondo il quale la mossa di Ossoff è stato una deviazione dai temi più centrali per la corsa al Senato in Georgia. Sta di fatto che il giovane politico, che ha iniziato la sua carriera a 16 anni dopo aver scritto una lettera al deputato e leader dei diritti civili John Lewis, agli elettori dem piace. Secondo i dati diffusi dalla piattaforma Kalshi, infatti, sarebbe leggermente favorito per la conquista della nomination presidenziale per il 2028, rispetto all'altra stella del partito Alexandria Ocasio-Cortez. D'altra parte sebbene entrambi incarnino il ricambio generazionale le loro priorità e i loro approcci programmatici presentano differenze sostanziali. Quello di Ossoff rappresenta l'ala moderata e pragmatica dei dem, mentre Ocasio-Cortez è la figura di riferimento della sinistra progressista radicale. Una delle differenze principali è sul conflitto in Medio Oriente. Pur criticando il governo di Benjamin Netanyahu, infatti, la posizione del senatore pende dalla parte di Israele. Se le sue mosse avranno successo e il mese di novembre porterà vittorie storiche per i democratici della Georgia, Ossoff consoliderà la propria posizione di leader autorevole in questo stato chiave, in bilico tra i due schieramenti. Manterrebbe un seggio cruciale al Senato proprio mentre il partito guarda agli Stati del sud per rafforzare il proprio futuro. Gli verrebbe, inoltre, riconosciuto parte del merito per l'elezione dell'ex sindaca di Atlanta, Keisha Lance Bottoms, a prima governatrice afroamericana del Paese.
Lula rieletto
[Noi che abbiamo l'Anima moriamo più spesso.Emily Dickinson] La presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha celebrato la rielezione di Luiz Inacio Lula da Silva alla presidenza del Brasile poco dopo l'ufficializzazione da parte del Tribunale superiore elettorale (Tse). "Viva la democrazia, ha vinto il popolo brasiliano. Congratulazioni, presidente Lula", ha scritto su X. Lula ha conquistato la rielezione con il 51,78% delle preferenze, pari a 64,1 milioni di voti, sconfiggendo il senatore Flavio Bolsonaro, fermo a 48,22%, con 59,7 milioni di voti. La vittoria di Lula rappresenta un precedente storico nella politica brasiliana: dall’introduzione del sistema a doppio turno nel 1989, nessun candidato arrivato secondo al primo turno era mai riuscito a ribaltare il risultato al ballottaggio. Il 4 ottobre Flavio Bolsonaro aveva infatti ottenuto il 47,03% dei consensi, contro il 45,16% del presidente uscente. Lula, che domani compirà 81 anni, conquista così il suo quarto mandato dopo le vittorie del 2002, 2006 e 2022. Il nuovo mandato comincerà il 5 gennaio 2027.