[Chì un invechja, hè pena di vita. Chi non invecchia, è privo di vita.] La Commissione per la protezione dei dati ha multato Google per 403 milioni di euro a seguito di un’indagine sul trattamento dei dati di geolocalizzazione da parte di Google. La Commissione per la protezione dei dati ha annunciato oggi infatti la sua decisione finale a seguito di un’indagine su Google Ireland Limited. Questa indagine d’ufficio è stata avviata dalla Dpc, in qualità di autorità di controllo principale per Google, nel febbraio 2020, a seguito della ricezione di reclami da parte di diverse organizzazioni europee per la tutela dei consumatori, tra cui Beuc, in merito al trattamento dei dati di geolocalizzazione da parte di Google in relazione a determinati servizi e prodotti. L’oggetto dell’indagine riguardava il trattamento dei dati di geolocalizzazione da parte di Google in tre funzionalità specifiche: “Attività web e app”, “Cronologia delle posizioni” e “Precisione della posizione”, nel periodo compreso tra la data di applicazione del Gdpr, il 25 maggio 2018, e il 4 febbraio 2020. La decisione, presa dai Commissari per la protezione dei dati, Des Hogan, Dale Sunderland e Niamh Sweeney, stabilisce che Google ha violato il Gdpr. In particolare le violazioni sono in relazione a la liceità e la correttezza del trattamento dei dati di localizzazione nelle attività Web e App e nella cronologia delle posizioni, i suoi obblighi di responsabilità ai sensi del GDPR non essendo in grado di dimostrare la conformità al principio di liceità, correttezza e trasparenza in merito al trattamento dei dati personali in Location Accuracy; i suoi obblighi di trasparenza rispetto a tutte e tre le caratteristiche di cui sopra; e la sua conservazione dei dati di geolocalizzazione nelle Attività Web e App e nella Cronologia delle posizioni. Il Dpc ha imposto sanzioni amministrative per un totale di 403 milioni di euro e ha ordinato a Google di adeguare le proprie procedure di trattamento dei dati entro 6 mesi.
giovedì 24 settembre 2026
Milei contro l’Onu
[Chì ùn face male, ùn ha paura. Chi non fa male, non ha paura.] L’Onu “è diventata un’organizzazione inutile, il cui unico scopo è sostenere una schiera di parassiti mortalmente arroganti che si celano dietro le vesti di burocrati animati da buone intenzioni”: lo ha dichiarato il presidente argentino Javier Milei, nel suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. “Un’organizzazione nata per difendere la sovranità territoriale dei suoi membri ha scelto di voltarsi dall’altra parte riguardo alla situazione delle Isole Malvinas” ha proseguito, definendo il progetto “Sea Lion” – un’importante iniziativa di sviluppo petrolifero offshore nel bacino delle Falkland settentrionali – “un atto illegittimo” in quanto non autorizzato dall’Argentina. “A cosa serve una risoluzione se, per decenni, l’altra parte può agire in palese violazione della stessa? Non mancano parole o risoluzioni, ma ciò che manca sono le conseguenze: ecco perché la questione delle Malvinas non riguarda soltanto l’Argentina e il Regno Unito. Solleva anche interrogativi sulla capacità di questa organizzazione di far rispettare le proprie risoluzioni”.Secondo Milei il principio di autodeterminazione non deve applicarsi alle Isole Falkland, poiché “la popolazione è stata insediata dalla potenza occupante su un territorio la cui sovranità è oggetto di contesa”: “Esortiamo il Regno Unito a riprendere i negoziati per giungere a una soluzione pacifica della disputa sulla sovranità, come richiesto dal diritto internazionale”. L’Argentina “non rimarrà indifferente di fronte a chi sfrutta risorse in regime di occupazione straniera illegale”: “Sono qui per dirvi che l’Argentina non starà a guardare aspettando che l’Onu e la comunità internazionale adempiano al proprio mandato. Prenderemo in mano la situazione”, ha concluso.
mercoledì 23 settembre 2026
Populismo e retorica all’Onu
[È un kappao. Se gli sguardi potessero uccidere, forse lo farebbero. Nei giochi senza frontiere-guerra senza lacrime. Peter Gabriel] In un video postato su X, il premier israeliano Benjamin Netanyahu si rivolge al sindaco di New York Zoharan Mamdani alla vigilia della partenza per gli Usa affermando: "Vengo all'Onu per combattere per la verità sui nostri eroici soldati e svelare la verità su di te". "Vergognati, Mamdani, per il sostegno al mostro terroristico di Hamas, che ha massacrato il nostro popolo. Vergognati per l'incitamento alle rivolte contro gli ebrei di New York", ha aggiunto. Mamdani nei mesi scorsi aveva dichiarato che avrebbe fatto arrestare Netanyahu se si fosse recato a New York, citando il mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale dell'Aia. Successivamente aveva detto in un'intervista che New York non ha l'autorità di eseguire il mandato di arresto. Netanyahu dovrebbe arrivare a New York e intervenire all'Assemblea generale delle Nazioni Unite giovedì sera. Il presidente francese, Emmanuel Macron, nel corso del suo intervento all'Onu, è tornato a difendere la soluzione a due Stati per palestinesi e israeliani, sottolineando che sarebbe inaccettabile continuare ad "assistere a questo spettacolo che ci fa vergognare tutti" a Gaza e in Cisgiordania senza agire. "Quale credibilità abbiamo se continuiamo a restare inattivi di fronte a Gaza?", ha esortato il presidente francese, sottolineando che costruire una soluzione a due Stati è la condizione per la "sicurezza di oggi e di domani per Israele e il suo popolo". "L'assurdità grottesca della dichiarazione di Emmanuel Macron è sbalorditiva". Lo ha affermato l'ufficio del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu dopo le parola del presidente francese all'Onu su Gaza. "Domenica, alla vigilia di Yom Kippur, appena due giorni fa, Netanel Shukrun - un CITTADINO FRANCESE e padre di sei figli - è stato assassinato nella sua auto da un terrorista di Hamas in Giudea e Samaria . Con il suo ultimo respiro, ha detto a suo figlio di scappare. I terroristi di Hamas compiono attacchi contro gli ebrei quasi ogni giorno. Hanno assassinato innumerevoli civili israeliani in Giudea e Samaria. L'ignoranza NON èuna scusa per cancellare il loro sangue". La portata delle uccisioni e delle distruzioni nella Striscia di Gaza non ha precedenti negli anni trascorsi da Antonio Guterres alla guida delle Nazioni unite. Lo ha affermato lo stesso segretario generale dell’Onu nel suo intervento all’Assemblea generale, affermando che “tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale”. Guterres ha ricordato che sono trascorsi quasi tre anni dagli “abominevoli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre”, sottolineando tuttavia che a quegli attacchi “è seguita un’offensiva contro i palestinesi a Gaza con una portata di uccisioni e distruzioni diversa da qualsiasi cosa abbia visto nei miei anni come segretario generale”. Il segretario generale ha quindi richiamato le misure provvisorie giuridicamente vincolanti adottate dalla Corte internazionale di giustizia nel procedimento relativo all’applicazione della Convenzione sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio nella Striscia di Gaza. Guterres ha inoltre ricordato che, nel suo parere consultivo dello scorso anno, la Corte ha stabilito che le Nazioni unite devono essere messe nelle condizioni di svolgere il proprio mandato a Gaza e che il personale dell’Onu e gli operatori umanitari devono essere protetti. “Tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale e le ordinanze della Corte”, ha sottolineato. E “mentre la violenza, gli sfollamenti e l’espansione degli insediamenti da parte di Israele nella Cisgiordania occupata stanno spianando la strada verso la distruzione della pace, si profila lo spettro della pulizia etnica”, ha affermato Guterres. Il segretario generale ha inserito l’allarme sulla Cisgiordania nel più ampio quadro della crisi nei Territori palestinesi occupati, che a suo giudizio non deve essere oscurata dalle altre tensioni e dai conflitti che stanno investendo il Medio Oriente. Guterres ha quindi ribadito la necessità di preservare la prospettiva della soluzione dei due Stati, avvertendo: “Non possiamo permettere che la soluzione dei due Stati scompaia davanti ai nostri occhi”. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato di essere determinato, per quanto concerne Gaza, “a dare seguito all’accordo firmato a Sharm El-Sheikh un anno fa”. “Ora dobbiamo avviare la ricostruzione di Gaza il prima possibile” ha specificato Erdogan. “A questo proposito, vi esorto a esercitare una maggiore pressione, una pressione ancora più forte su Israele”, ha evidenziato Erdogan, specificando che “i tentativi di soffocare lo Stato di Palestina sono destinati a fallire”. Il presidente turco nel suo discorso dal palco delle Nazioni Unite ha inoltre invitato gli Stati a riconoscere lo Stato di Palestina. “Oggi, ancora una volta, invito tutti i Paesi che non hanno ancora riconosciuto lo Stato di Palestina a riconsiderare le proprie decisioni”, ha sostenuto il leader turco.
Lazzaro ASC handling
[La Russia ha iniziato questa guerra nel 2014 e da allora siamo abituati a qualsiasi scenario. VOLODYMYR ZELENSKY] Asc ha comunicato di avere nei propri programmi la cessione del 51% delle quote societarie ad Aeroitalia. Secondo quanto riferito dall’azienda, entro la fine dell’anno Aeroitalia potrebbe quindi passare dall’assistenza di gh a quella di Lazzaro asc. Con tre voli al giorno su Fiumicino da Palermo e Catania non ci saranno margini di guadagno, sempre che i voli vengano mantenuti visto che la Wizz Air, tra le tante tratte, sta operando anche su Fiumicino. Attualmente la licenza di asc è stata sospesa dall’enac. Il mondo sindacale dei parenti, fatti assumere in maniera poco deontologica in apt, riguarda il contratto ccnl non applicato dalla Lazzaro asc. Nel frattempo l’azienda ha fatto ricorso alla cig per tutelare i livelli occupazionali, e contestualmente Carlo Devisu ha presentato un piano di risanamento top secret. Nel frattempo questa politica sembra far comodo sia a gh che aviapartner sia a Catania che Palermo: meglio un morto oggi che un competitore serio potrebbe subentrare a Pasticiedda e fare una vera e spietata concorrenza. A coloro i quali aspettano ancora i soldi da Pasticiedda state sereni che molto probabilmente non li vedrei in tempi brevi. Ai giovani, senza né arte né parte, che oggi si sono trovati in gh, con zero esperienza aeroportuale, dopo tre anni di bighellonare, con il quinto o addirittura il terzo livello, sono rimasti in Apt. Per non parlare degli amministrativi, non compresi nella clausola sociale, salvati dalla politica clientelare del nostro amato renatino. Il cif del caro estinto né è un esempio… i soldi della vendita di asc inglese alla Swissport dove saranno messi a giacere? Sicuramente in qualche paradiso fiscale, dunque impossibili da pignorare.
Più artico per UE
[La libertà innanzi tutto e sopra tutto. Benedetto Croce] Dodici Paesi europei hanno esortato l'Unione Europea a rafforzare la propria presenza nell'Artico, dato che la regione sta diventando un terreno di scontro geopolitico fondamentale a seguito delle minacce provenienti dalla Russia e dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. "Chiediamo all'Unione Europea di assumere un ruolo più strategico nell'Artico europeo", hanno scritto i paesi in una dichiarazione congiunta al termine di un vertice tenutosi nel nord della Finlandia, al quale hanno partecipato, tra gli altri, Danimarca, Francia, Germania, Svezia e Grecia. L’Artico è una delle regioni del pianeta più soggette al cambiamento climatico. Osservarne e comprenderne le trasformazioni è uno degli obiettivi delle attività di ricerca svolte da trent’anni nella stazione ‘Dirigibile Italia’ del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), che con l’autunno si avvia a una nuova fase di attività. Inaugurata nel maggio 1997 a Ny-Ålesund, nell’arcipelago norvegese delle Svalbard, la base è intitolata al velivolo con cui il generale Umberto Nobile partì da qui per la sua seconda e sfortunata spedizione polare. Nel corso di questi tre decenni è diventata un punto di riferimento logistico e scientifico per la ricerca internazionale, con più di 30 progetti e circa 50 missioni ogni anno che coinvolgono un centinaio di ricercatori e ricercatrici. Dal 2020 la gestione è affidata all’Istituto di Scienze Polari (Cnr-Isp). Situata a 78°55′ di latitudine nord, in un’area sentinella dei cambiamenti globali, ‘Dirigibile Italia’ supporta attività di monitoraggio atmosferico, osservazioni sul permafrost, studi sugli ecosistemi della tundra e ricerche oceanografiche che contribuiscono a serie di dati di lungo periodo fondamentali per la comprensione dei processi. Tra le infrastrutture della base, la Amundsen-Nobile Climate Change Tower (Cct), inaugurata nel 2009 e intitolata a Nobile e Roald Amundsen. Alta 34 metri, misura in continuo temperatura, umidità, vento, radiazione solare e scambi di energia tra atmosfera e superficie, contribuendo alla comprensione delle interazioni tra aria, oceano, ghiaccio e suolo. Il laboratorio Gruvebadet è un riferimento per lo studio di aerosol e composizione chimica dell’aria artica, con l’analisi di particelle sospese, contaminanti e trasporti atmosferici di masse d’aria e aerosol provenienti dalle medie latitudini. “Le osservazioni e le misure continue di lungo periodo di queste infrastrutture costituiscono un patrimonio essenziale per distinguere la variabilità naturale dai cambiamenti di origine antropica che stanno modificando l’Artico”, sottolinea Mauro Mazzola, ricercatore del Cnr-Isp e station manager di ‘Dirigibile Italia’. “I dati indicano un aumento di temperatura media da 1.1 °C ogni 10 anni a 1.35 °C per decennio tra 1993 e 2011, con l’aumento massimo registrato nella stagione estiva. In parallelo si registra l’aumento della temperatura di 1°C in 10 anni delle acque del Kongsfjorden, o Baia del Re, sempre più influenzate dalle masse d’acqua atlantiche, uno dei segnali di un fenomeno detto Atlantificazione dell’Artico”. Nell’aprile 2026 il progetto europeo Liquidice, coordinato dal Cnr-Isp, ha registrato temperature fino a 12°C sopra la norma, che hanno causato una rapida e prematura fusione della neve sulla terraferma, la formazione e l’attivazione anticipata di processi di fusione sui ghiacciai e nelle aree costiere che formano torrenti e canali superficiali di acqua di fusione. I primi 15-20 cm dello strato basale del manto nevoso si sono completamente saturati di acqua liquida, formando spessi strati di ghiaccio e compromettendo l’accesso alle risorse alimentari della fauna locale. Anche gli studi del Cnr sul trasporto di aerosol offrono elementi importanti per comprendere le interazioni tra atmosfera e criosfera. La deposizione di polveri di origine sia naturale sia antropica, che le correnti aeree trasportano anche da grandi distanze, su neve e ghiacciai, ne riduce la capacità di riflettere la luce solare (albedo), processo che accelera lo scioglimento di manto nevoso e ghiaccio, alimentando l’amplificazione climatica artica.
Mosca festeggia
[L’architettura della sicurezza mondiale è precaria e ha bisogno di rinnovarsi. VOLODYMYR ZELENSKY] "La decisione di rimuovere Usmanov e Fridman nell'elenco delle persone soggette a sanzioni è vergognosa e ingiustificabile. Mosca sta festeggiando perché ha ottenuto ciò che voleva: un senso di impunità, l'umiliazione dell'Ue e la divisione tra gli europei". Lo scrive su X il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha. "Ma c'è ancora un modo per rovinare i festeggiamenti a Mosca: esorto tutti gli Stati membri dell'Ue ad annunciare subito che imporranno le proprie sanzioni nazionali nei confronti di questi due individui". Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha nominato Anton Kovalsky, procuratore capo del governatorato di Khmelnytsky, Procuratore generale ad interim. Lo rende noto Kyiv Independent. Kovalsky prende il posto di Ruslan Kravchenko che era stato rimosso dall'incarico dal Parlamento il 15 settembre, nel contesto di un grave scandalo di corruzione. Secondo alcune indiscrezioni dei media, Kovalsky potrebbe essere nominato Procuratore generale a titolo definitivo, anziché limitarsi a ricoprire la carica ad interim. La Russia considera una "azione ostile" l'approvazione da parte del Congresso americano delle sanzioni contro la vendita di petrolio russo. Se verranno applicate, "renderanno sicuramente più difficili gli sforzi per trovare una soluzione pacifica in Ucraina", ha avvertito il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dalle agenzie russe. Un drone russo ha attaccato una nave civile battente bandiera tanzaniana, diretta verso uno dei porti ucraini: il capitano è rimasto ucciso e altri tre membri dell'equipaggio sono rimasti feriti. Lo denuncia il ministero dello Sviluppo Comunitario e Territoriale ucraino, come riporta Ukrainska Pravda. Il ministero ha sottolineato che la Russia attacca sistematicamente i porti ucraini, le infrastrutture portuali e le navi mercantili civili, creando una minaccia per la navigazione internazionale nel Mar Nero.Diciotto persone sono invece rimaste ferite, tra cui 2 bambini, nei raid notturni a Kiev su edifici residenziali, istituti scolastici, edifici amministrativi, uffici, distributori di benzina, magazzini, automobili e la ferrovia. Lo sostengono le istituzioni locali, riprese dai media del paese.L'amministrazione militare di Kiev aveva diramato un "allarme rosso" e invitato la popolazione a raggiungere i rifugi a causa di una "minaccia di attacchi missilistici". Nella Russia centrale, invece, un impianto di raffinazione del petrolio è stato danneggiato nella regione di Yaroslavl durante un attacco di droni. Lo ha reso noto il governatore Mikhail Yevrayev. "Oggi è stato respinto un massiccio attacco di droni nemici. Sono stati abbattuti 65 droni. Non si registrano vittime né feriti", ha dichiarato. "Una raffineria di petrolio è rimasta danneggiata. Sono in corso le operazioni di spegnimento dell'incendio". La caduta di frammenti di droni ha inoltre mandato in frantumi le finestre di diversi condomini e danneggiato alcune automobili. Al momento, nella regione non è in vigore alcun allarme droni.
martedì 22 settembre 2026
Pressing su Donaldo
[Sono certo, certissimo, che una persona che legge poesia si fa sconfiggere meno facilmente di una che non la legge. Iosif Brodskij] Il presidente francese Emmanuel Macron ha avuto un lungo colloquio con l’omologo statunitense Donald Trump sulla “necessità di aiutare ancora più rapidamente e con maggiore forza i nostri amici ucraini in termini di missili intercettori”, tenutosi a margine dell’Assemblea generale dell’ONU. Macron ha anche accennato a “iniziative” che potrebbero essere intraprese “per trovare una moratoria sulle questioni energetiche”: “È evidente che oggi occorre sostenere il sistema energetico ucraino e la situazione nell’intera regione”, ha sottolineato, senza precisare se tale moratoria riguarderebbe anche gli attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche russe. Prima dell’incontro, Macron aveva promesso di parlare “con assoluta franchezza” a Trump per cercare di “indirizzarlo verso le decisioni giuste”, in particolare riguardo all’Ucraina; l’obiettivo della parte francese era, nello specifico, tentare di convincere l’omologo statunitense a “mantenere l’impegno di sostegno all’Ucraina” e a “rafforzare la pressione sulla Russia”. Diciotto persone sono rimaste ferite, tra cui 2 bambini, nei raid notturni a Kiev su edifici residenziali, istituti scolastici, edifici amministrativi, uffici, distributori di benzina, magazzini, automobili e la ferrovia. Lo sostengono le istituzioni locali, riprese dai media del paese. L'amministrazione militare di Kiev aveva diramato un "allarme rosso" e invitato la popolazione a raggiungere i rifugi a causa di una "minaccia di attacchi missilistici". Nella Russia centrale, invece, un impianto di raffinazione del petrolio è stato danneggiato nella regione di Yaroslavl durante un attacco di droni. Lo ha reso noto il governatore Mikhail Yevrayev. "Oggi è stato respinto un massiccio attacco di droni nemici. Sono stati abbattuti 65 droni. Non si registrano vittime né feriti", ha dichiarato. "Una raffineria di petrolio è rimasta danneggiata. Sono in corso le operazioni di spegnimento dell'incendio". La caduta di frammenti di droni ha inoltre mandato in frantumi le finestre di diversi condomini e danneggiato alcune automobili. Al momento, nella regione non è in vigore alcun allarme droni. Le sanzioni contro la Russia rimangono “il fulcro” della politica europea volta a esercitare pressione su Mosca affinché ponga fine alla guerra in Ucraina: lo ha dichiarato l’Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, durante una conferenza stampa tenuta a margine dell’Assemblea generale dell’Onu in corso a New York. Kallas ha parlato mentre sono in corso discussioni sulla possibilità di revocare alcune delle misure restrittive imposte a due oligarchi russi: “Alcuni Stati membri hanno chiesto la rimozione di determinate persone dalla lista. Abbiamo chiaramente bisogno di stabilità, ovvero che le sanzioni restino in vigore più a lungo. Ecco perché stiamo lavorando anche a un nuovo pacchetto di sanzioni”. Sulla scia della Francia, che ha chiesto la rimozione dell’oligarca russo-uzbeco Alisher Usmanov, anche il Lussemburgo ha sollecitato l’eliminazione dell’imprenditore russo Mikhail Fridman dalla lista; Kallas ha evidenziato che le discussioni riguardano il rinnovo del “più vasto regime sanzionatorio” dell’UE contro Mosca: “Il nostro obiettivo è concluderle a breve e, si spera, rinnovare rapidamente le sanzioni”, ha concluso.
La prima volta di Donaldo
[Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire. Marguerite Yourcenar.] A causa della guerra con l'Ucraina, la Russia ha perso il controllo della propria industria del diesel. Molte delle sue raffinerie di gasolio sono state distrutte e sono, almeno temporaneamente, fuori servizio. Questa assurda e interminabile guerra con l'Ucraina deve finire". Lo afferma Donald Trump sul suo social Truth. Il presidente dovrebbe incontrare Volodymyr Zelensky domani a margine dell'assemblea generale dell'Onu. Il Congresso Usa ha approvato il primo pacchetto di sanzioni sotto il presidente Donald Trump contro la Russia. Il via libera è arrivato dalla Camera, dopo quello dato a luglio dal Senato a quello che è stato rinominato come il 'Graham Act', in onore del suo promotore, il senatore Lindsey Graham morto l'11 luglio. L'ampio pacchetto di sanzioni colpisce funzionari e pilastri dell'economia della Russia, allo scopo di privare il presidente Vladimir Putin delle risorse finanziarie necessarie per portare avanti la guerra contro l'Ucraina. Il provvedimento passa a Trump per la firma e la promulgazione. La Camera, nel controllo dei repubblicani, ha approvato la misura con 262 voti favorevoli e 159 contrari, dando il via libera definitivo del Congresso in quella che è l'iniziativa legislativa più significativa contro Mosca da quando Trump è tornato alla Casa Bianca. Il tycoon ha detto che firmerà il provvedimento, che aveva già ottenuto un ampio consenso al Senato il mese scorso con un voto di 86 a 11 alla presenza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, a Washington per i funerali del senatore Graham. La legge prende di mira i settori russo dell'energia e della difesa, Putin e altri alti funzionari, nonché la cosiddetta "flotta ombra" di petroliere usata da Mosca per aggirare le sanzioni occidentali. Conferisce inoltre a Trump il potere di imporre dazi fino al 100% sui principali acquirenti di petrolio e gas russi, potenzialmente inclusi Cina e India, nel tentativo di bloccare i flussi di entrate che finanziano la guerra di Mosca. Tuttavia, gli ampi poteri previsti in materia di dazi hanno dato il via a un'insolita spaccatura tra i democratici: pur sostenendo con convinzione l'Ucraina, i dem erano scettici a concedere al presidente maggiori poteri in ambito commerciale. Gregory Meeks, il loro rappresentante di maggior spicco nella Commissione Affari Esteri della Camera, ha definito "profondamente carente" il provvedimento convinto che i legali della Casa Bianca abbiano "redatto il testo per massimizzare il potere del presidente Trump di imporre nuove tasse all'importazione ai cittadini americani e per ridurre al minimo qualsiasi obbligo di imporre effettivamente nuove sanzioni alla Russia o ai suoi sostenitori".
Spirit Airlines fuori dal Chapter 11?
[A occhi chiusi saprei riconoscerti da un bacio. Ma anche se mi pestassi un piede.] Spirit Airlines ha raggiunto un’intesa preliminare con un gruppo di creditori per uscire dal Chapter 11 ma lo sblocco definitivo dipende dall’approvazione del tribunale e dall’accordo con i finanziatori della sua linea di credito rotativa. Gli avvocati della compagnia low-cost hanno spiegato al giudice che il piano ridisegna il profilo finanziario ed operativo dell’impresa, rendendola più piccola ma con un bilancio più sostenibile ed una flotta di aerei ridotta. Il ceo Dave Davis, nominato ad aprile dopo la precedente ristrutturazione, ha sottolineato che questa volta si tratta di un vero ripensamento operativo, ben diverso dalla precedente emergenza fallimentare. Spirit è infatti tornata in tribunale lo scorso agosto, meno di un anno dopo la prima procedura Chapter 11, segno che la prima ristrutturazione non aveva eliminato le vulnerabilità del modello. Secondo l’accordo, la compagnia dovrebbe alleggerirsi di oltre 5 miliardi di dollari tra debiti ed obblighi di leasing; al momento della nuova istanza aveva circa 7,4 miliardi di passività finanziarie e di leasing. La riduzione della flotta porterà ad una diminuzione dei costi annui legati agli aeromobili superiore al 65% rispetto ai livelli pre-fallimento. Resta aperta la partita con i finanziatori della revolving credit, gestita da Citibank: rappresentanti legali hanno comunicato al tribunale che non esiste ancora un’intesa ma che sono in corso negoziazioni attive. Nel frattempo Spirit ha già ritirato velivoli, tagliato frequenze e messo in congedo parte del personale di cabina e dei piloti per adeguare capacità e domanda. I sindacati dei piloti e degli assistenti di volo hanno accolto con favore i progressi, vedendoli come un passo avanti nel dialogo con la dirigenza. La strategia include anche l’abbandono di rotte poco redditizie —in particolare su certi mercati della West Coast— ed una maggiore focalizzazione sulle frequenze nelle fasce di domanda più remunerative.
Vini generazione Next
[Contro la siccità va bene anche la grandine] - Sono oltre 700 i vini, provenienti da tutte le regioni italiane, premiati da Bibenda coi 5 Grappoli, massimo riconoscimento della ventinovesima edizione della guida della Fondazione Italiana Sommelier (Fis). La festosa cerimonia di premiazione, con invito riservato ai produttori di vino e di grappa selezionati, si terrà sabato 28 novembre a Roma, presso la sede Fis, ospitata dal Cavalieri Hilton. Dalla selezione operata dai sommelier Fis emerge inoltre che la produzione della grappa è ormai diffusa da Nord a Sud: verranno infatti premiate coi 5 Grappoli 17 etichette del Piemonte, 1 del Trentino, 5 del Friuli Venezia Giulia, 8 del Veneto, 4 della Toscana, 1 delle Marche, 1 del Lazio, 1 dell'Abruzzo, 2 made in Puglia, e 1 della Calabria. A far la parte del leone le uve autoctone, di territorio. Nasce Generazione Next di Assovini Sicilia, un gruppo di produttori under 40, membri già operativi delle aziende familiari, che ad oggi conta ventisei iscritti, e ha appena eletto Gabriella Favara come presidente, insieme a Enrica Spadafora, vicepresidente, e sei nel Consiglio direttivo: Costante Planeta, Serena Costanzo, Pietro Pollara, Cristina Madaudo, Pierfilippo Marchello. "Generazione Next - dice Favara - è futuro, unione, continuità. Mi emoziona vedere come passo dopo passo questa squadra sta prendendo forma, con l'entusiasmo sempre maggiore di contribuire tutti insieme al successo del nostro settore e della Sicilia- continente. Grande attenzione verrà posta anche sulla formazione, un aspetto essenziale per scambiare nel gruppo le nostre esperienze, accrescerle con il supporto di specialisti esterni e condividerle non solo con i collaboratori delle nostre aziende". "Sono davvero onorata di ricoprire il ruolo di vicepresidente all'interno di questo gruppo di giovani così talentuosi e determinati. Far parte di una squadra così dinamica e preparata è per me una grande responsabilità, ma soprattutto una bellissima opportunità", ha aggiunto Enrica Spadafora. "Assovini Sicilia ha promosso e supportato la nascita del gruppo Generazione Next perché non solo rappresenta il futuro della nostra associazione ma anche perché si fonda sugli stessi valori e principi che stanno alla base dell'associazionismo vincente", ha commentato Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia.
lunedì 21 settembre 2026
I buchi di Pasticiedda
[I segreti sono nascosti nei posti più ovvi. Abraham Verghese] Si è visto a punta Raisi, scendere dal suo aereo privato, l’ombra dell’imprenditore che doveva comprarsi tutto ma che,alla fine, ha perso tutto: pin, soldi e l’amore impossibile. I dipendenti pensavano di trovarlo a Roma, nella sede del Centro Culturale dell’Azerbaigian, presso l’Ambasciata della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia, ma nemmeno li è stato visto, il concerto lirico “Echi d’autunno: omaggio all’opera azerbaigiana”, dedicato alla musica e alla tradizione operistica del Paese, in occasione della Giornata Nazionale della Musica dell’Azerbaigian, celebrata il 18 settembre in omaggio alla nascita di Uzeyir Hajibeyli, figura fondatrice della musica classica e professionale azerbaigiana. Ma non è stato visto al concerto organizzato dal Centro Culturale dell’Azerbaigian, in collaborazione con l’Ambasciata, ha rappresentato un momento di incontro tra la tradizione musicale dell’Azerbaigian e quella italiana, attraverso l’esibizione di due giovani talenti azerbaigiani: il mezzosoprano Elmina Hasan, artista in rapida ascesa sulla scena operistica internazionale, e Jalal Bashirli, che ha sviluppato il proprio percorso artistico e formativo anche in Italia, ed è attualmente studente del Conservatorio di Santa Cecilia. Nel corso della serata, la musica ha raccontato una delle espressioni più significative dell’identità culturale dell’Azerbaigian, rendendo omaggio all’eredità di Hajibeyli, nato il 18 settembre 1885. Compositore, musicologo, educatore e pubblicista, Hajibeyli è considerato il padre della musica professionale azerbaigiana. Visto che i sindacati tutti prendono atto del dissesto finanziario di asc ma non hanno una strategia, nemmeno tramite i propri avvocati, dimostrano per l’ennesima volta di essere delle entità astratte, inutili, utili a tutelare solo gli interessi dei propri figli naturali, illegittimi e parenti nei vari gradi. Gli ex dipendenti aspettano non si capisce bene cosa visto che ancora non hanno incaricato nessun avvocato. Nel percorso di risanamento ci sarà un tecnico che dovrà procedere alla definizione delle proprie posizioni debitorie nei confronti dei creditori nei tempo previsti dalla procedura, indicati dall’azienda in un periodo massimo di circa tre mesi. Al momento non si conosce il nome del tecnico, ma i bene informati hanno fatto trapelare il nome di Carlo Devisu. È stato precisato che, nell’ambito del percorso di risanamento, dovranno essere soddisfatti i creditori secondo la normativa è dalla procedura, con particolare attenzione alle spettanze maturate dai lavoratori, che,secondo quanto riferito dall’azienda, dovrebbero essere liquidate integralmente entro il mese di ottobre. È stato riferito che il pignoramento effettuati da tcr era stato particolarmente rilevante, ma che il provvedimento era stato ritenuto non praticabile dal giudice, con conseguente liberazione delle somme. Tali somme saranno destinate a pagare le spettanze dei lavoratori. Verrà aperta la cig per 12 mesi. Non sarà più garantito il servizio notturno a punta raisi. Aeroitalia, tramite asc, sta valutando un progetto di auto produzione a Palermo e Catania, ma al momento non c’è niente di concreto.
Handling negato
[Chi non ricorda vive tutto il tempo senza pensare a ieri. Saleit Shahaf Poleg] A partire dal 23 settembre, le compagnie aeree iraniane non potranno più effettuare voli né ricevere servizi di assistenza a terra a causa delle sanzioni: lo ha dichiarato oggi il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent. “Il 23 settembre, tutte le compagnie aeree iraniane cesseranno le operazioni a livello globale. E come avverrà? Se atterreranno, non potranno ricevere carburante o servizi di assistenza all’atterraggio, né potranno essere venduti biglietti per i loro voli; in caso contrario, verrebbero tagliate fuori dal sistema basato sul dollaro”, ha spiegato alla CNBC. L’8 settembre, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha imposto sanzioni a 27 compagnie aeree, oltre che a diverse entità straniere e a un individuo, per il loro sostegno al settore dell’aviazione iraniano, nell’ambito delle più recenti misure adottate contro Teheran. A fine agosto, Bessent aveva annunciato una campagna di isolamento economico mirata alla Repubblica islamica e ai Paesi che la sostengono. Le misure hanno l’obiettivo di bloccare tutte le potenziali fonti di reddito che finanziano Teheran. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha inviato una lettera ai funzionari delle Nazioni Unite e agli Stati membri esortandoli a condannare questo tentativo di coercizione economica.
25mila persone espulse da Donaldo
[Che cosa avevo scoperto, dunque? Che nessuno è più disonesto di se stesso. A. J. West ] Gli Stati Uniti hanno espulso oltre 25.000 persone in virtù di accordi riservati con 35 Paesi, i quali si sono impegnati ad accogliere i migranti privi di legami con tali nazioni; è quanto emerge da un'inchiesta pubblicata oggi e coordinata dall'organizzazione 'Forbidden Stories', con sede a Parigi, alla quale hanno aderito 23 testate giornalistiche, tra cui il Guardian. Il documento, 'Deportation Project' rivela che dall'insediamento del presidente Donald Trump nel gennaio 2025, Washington ha stipulato accordi con Paesi in via di sviluppo per accogliere migranti che non possono essere rimpatriati legalmente. L'indagine condotta da 'Forbidden Stories' ha rivelato che l'amministrazione ha stanziato 410 milioni di dollari da versare direttamente ai Paesi riceventi o ad agenzie dell'Onu per agevolare i trasferimenti. Secondo i dati raccolti, alla data del 31 agosto 2026 erano già state espulse verso Paesi terzi almeno 25.447 persone. La stragrande maggioranza - circa 20.000 - è stata inviata in Messico, mentre le altre sono state distribuite in altri 27 Stati tra America Latina, Africa e area del Pacifico; sono inoltre stati conclusi accordi con ulteriori sette nazioni. Gli accordi variano per contenuto, spaziando dalle nazionalità soggette a espulsione all'eventuale accettazione di persone con precedenti penali. Il consorzio di giornalisti ha intervistato oltre 100 persone coinvolte o toccate dall'iniziativa statunitense volta a porre fine all'immigrazione irregolare e ha esaminato documenti che illustrano i dettagli degli accordi stipulati dai funzionari Usa con governi di tutto il mondo. Sono stati tracciati più di 100 voli che hanno trasportato migranti e richiedenti asilo verso 28 Paesi diversi. È probabile che si tratti di una stima al ribasso, dato che il database del consorzio include solo i voli verificati in modo indipendente. Ma la frequenza dei voli è in aumento. Dopo un'ondata iniziale nei primi mesi della seconda amministrazione Trump, il numero delle espulsioni è tornato a impennarsi ad agosto quando, secondo i conteggi di Human Rights First, un numero record di 16 voli ha trasportato persone verso 13 Paesi diversi che non erano i loro.
Sinaloa occupata
[Si può essere immortali senza essere longevi. Riccardo Chiaberbe] La presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha assicurato che le forze di sicurezza federali rimarranno nello stato di Sinaloa "tutto il tempo necessario". Durante una visita a Culiacán al fianco della nuova governatrice ad interim Graciela Domínguez Nava, la leader ha garantito il totale appoggio del governo per pacificare la regione, escludendo il ritiro dell'esercito o della Guardia nazionale. Per rafforzare l'intervento, a partire dalla prossima settimana i ministri del gabinetto presidenziale si recheranno a Sinaloa. Sheinbaum ha annunciato un sussidio energetico, fondi straordinari e la costruzione di 20 nuove scuole superiori. "Di fronte all'insicurezza e alla violenza che si genera devono esserci poliziotti migliori e zero impunità, ma bisogna anche occuparsi dei giovani", ha sottolineato, illustrando programmi sociali per sottrarre le nuove generazioni ai gruppi criminali. La governatrice Domínguez Nava ha ringraziato per il dispiegamento militare, definendolo fondamentale per la stabilità locale. "Abbiamo vissuto tempi complessi di violenza e dolore, ma il suo governo rappresenta la speranza per continuare a recuperare la nostra tranquillità", ha dichiarato. Al termine dell'evento pubblico, Sheinbaum ha evitato di rispondere alle domande dei giornalisti sui tempi previsti per il definitivo ritorno alla normalità.
domenica 20 settembre 2026
Senza scelta
[Non si ingrassa il maiale il giorno di mercato. Ben Wallace] Israele “non ha scelta”. “Se devo bombardare una zona e so che moriranno anche degli innocenti, ma è l’unico modo per proteggere mio figlio, allora proteggerò mio figlio”: lo ha dichiarato a una delegazione di giornalisti italiani, una sopravvissuta al massacro del festival Nova del 7 ottobre. Può spaventare un rumore sordo in lontananza? Normalmente la risposta è no. Ma se sei una sopravvissuta al massacro del festival Nova del 7 ottobre, quel rumore può risvegliare paure antiche e ferite che non si sono ancora rimarginate. “Riesco a dormire tranquilla a casa mia solo perché il nostro esercito è dentro Gaza” ha raccontato Mazal Tazazo, israeliana di origini etiopiche, sopravvissuta alla violenza di Hamas che si è abbattuta sul party organizzato al Nova Festival. “Se l’IDF se ne andasse (da Gaza, ndr) e Hamas rimanesse lì, loro si riorganizzerebbero. Io non credo che resterei qui ad aspettare di essere di nuovo il primo a essere colpito, capisci?”, ha proseguito Mazal oggi la sicurezza deriva dalla presenza dei militari israeliani lungo il confine con Gaza. Mazal è sicura del fatto che, se l’Idf lasciasse Gaza, Hamas tornerebbe ad armarsi e a minacciare Israele. “So che, se il nostro esercito lasciasse Gaza, loro si riorganizzerebbero e rifarebbero tutto da capo. Lo dicono apertamente: è il loro obiettivo” ha specificato Mazal, sostenendo che “il mondo è cieco” nei confronti di Hamas. Israele “non ha scelta”, ha aggiunto Mazal, affermando che “se devo bombardare una zona e so che moriranno anche degli innocenti, ma è l’unico modo per proteggere mio figlio, allora proteggerò mio figlio”. “Non voglio fare del male a nessuno. Però voglio vivere in sicurezza”, ha precisato Mazal. Secondo Mazal, tuttavia, esiste una soluzione, ed è “semplice”. “Se hai tutti i video che mostrano persone che hanno commesso omicidi, quelle persone devono andare in prigione. È così semplice”, ha sentenziato. “Abbiamo le prove, no? Abbiamo tutti i video di quello che ci hanno fatto. Quindi entra a Gaza, arresta l’organizzazione Hamas, dai ai palestinesi una buona leadership, porta un sistema educativo e applica la legge” ha osservato Mazal, aggiungendo che i “palestinesi hanno bisogno di essere liberati dalla loro stessa leadership”. La ferita del 7 ottobre è ancora viva negli occhi dei sopravvissuti, non solo del Nova Festival, ma anche nei Kibbutz. “Se si tratta dei miei figli o dei loro figli, io scelgo i miei figli. E quindi mi proteggerò”, ha sostenuto Orit Zadikevitch, una donna del Kibbutz di Kfar-Aza, al confine con Gaza. “Sto parlando a titolo personale, ma qui rappresento molte persone della mia comunità”, ha premesso Orit, specificando la sua posizione sul fatto che il 7 ottobre abbia cambiato il loro rapporto con la popolazione di Gaza. “Mi dispiace profondamente se dei civili muoiono, ma io devo proteggere me stessa”, ha proseguito ancora Orit, sostenendo che la popolazione israeliana deve “fare in modo che quello che è successo il 7 ottobre non accada mai più”. Ci sono momenti che segnano per sempre il destino dei popoli: eventi che spazzano via possibilità un tempo ritenute plausibili, travolte dalla forza della storia. Il 7 ottobre e la successiva risposta militare israeliana a Gaza hanno reso ciò che fino ad allora poteva apparire possibile un orizzonte sempre più remoto. L’apparente disponibilità di Hamas verso un governo tecnocratico è concepita per impedire il proprio disarmo. L’annuncio fatto lunedì da Hamas secondo cui intenderebbe sciogliere il proprio ruolo di governo a Gaza dopo 19 anni di controllo assoluto “non significa nulla”. Lo afferma a JNS una fonte diplomatica vicina al Board of Peace, il “Consiglio per la Pace” guidato dagli Stati Uniti. “Quello che dimostra è che Hamas è sotto pressione: è con le spalle al muro – spiega la fonte – Quindi, quello che sta cercando di dire è: guardate, non siamo noi il problema, non siamo noi a dire di no. Il Comitato tecnocratico può intervenire, farsi carico della nostra economia in bancarotta, dei nostri servizi allo sfascio, delle nostre montagne di debiti e di tutti i nostri problemi, mentre noi continueremo a tenerci le nostre armi e il potere”. Post su X del ministro degli esteri israeliano Gideon Sa’ar: “Il trucco di Hamas è semplice. L’apparente disponibilità di Hamas a ‘fare spazio’ a un governo tecnocratico è concepita per impedire il proprio disarmo. Hamas cerca di replicare a Gaza il ‘modello Hezbollah’: un’amministrazione tecnocratica sarebbe responsabile della raccolta dei rifiuti e di altri servizi municipali, mentre Hamas rimarrebbe la forza militare dominante. Finché Hamas manterrà le proprie armi, qualsiasi governo civile opererà ovviamente sotto le sue direttive. Questo permetterebbe a Hamas di continuare a opprimere il popolo palestinese a Gaza, portando avanti al contempo la sua guerra jihadista contro Israele. Israele insiste sulla piena attuazione del piano Trump, i cui principi cardine sono il disarmo di Hamas e di tutte le altre organizzazioni terroristiche, e la completa smilitarizzazione della Striscia di Gaza” . L’Ufficio Stampa “governativo” di Hamas ha affermato che l’organizzazione terrorista è pronta a cedere il controllo amministrativo di Gaza all’organismo tecnocratico palestinese noto come Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza (NCAG), destinato a fungere da autorità di governo transitoria nell’ambito della cornice prevista dal Board of Peace. Tuttavia, la dichiarazione non fa nessuna menzione del disarmo di Hamas, una condizione fondamentale prevista dall’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas mediato dagli Stati Uniti ed entrato in vigore a gennaio. Secondo la fonte diplomatica, Hamas sta cercando di scaricare le responsabilità amministrative sulla comunità internazionale eludendo al contempo i requisiti fondamentali dell’accordo, che includono un processo di disarmo graduale ma completo, il dispiegamento di una forza di sicurezza internazionale, l’insediamento dell’NCAG e un formale trasferimento di autorità. “Quello che stanno cercando di fare è più che altro una farsa” ribadisce la fonte, che accusa Hamas di volersi “scaricare di dosso il lavoro sporco, cioè l’onere di prendersi cura della popolazione e di fornire effettivamente elettricità e acqua: vogliono cedere tutto questo e tenersi potere e denaro”. La fonte aggiunge che Hamas fa fatica a pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici. “Noi possiamo farlo – continua – ma non pagheremo gli stipendi di uno Stato di Hamas. Pagheremo gli stipendi quando cederanno l’autorità e la trasferiranno all’NCAG”. Se quello di Hamas non è solo un trucco e se è seriamente intenzionata a realizzare una transizione di governo, dice la fonte, “potrebbe dimostrarlo firmando finalmente l’accordo sulle fasi di attuazione”. “Se la prossima settimana si presentasse, firmasse l’accordo sul disarmo e sull’abbandono dei tunnel e delle armi leggere e pesanti, e cedesse il potere in modo corretto, allora sarebbe okay – spiega la fonte – Ma quello che stiamo vedendo è che Hamas cerca invece di posizionarsi sui media con annunci che fanno credere che stiano compiendo passi grandiosi, che in pratica non significano nulla”. L’NCAG, con sede al Cairo in attesa del dispiegamento nella Striscia, è pronto ad assumere responsabilità amministrative a Gaza. Tuttavia, i funzionari riconoscono la portata della sfida, dopo oltre due anni di guerra. “Sono pronti a prendere il controllo di tutta Gaza fin dal primo giorno? No, ma nessuno lo è – conclude la fonte – È un’impresa colossale, ma credo che sarebbero pronti a iniziare a gestire i servizi, a prendere in mano il controllo di una parte della catena di approvvigionamento e migliorare le condizioni igieniche in tempi piuttosto rapidi, se Hamas deponesse finalmente le armi e la smettesse di ostacolare attivamente il loro lavoro”.
Elon&Donaldo
[Proprio attraverso quei recinti, venite attraverso i muretti. Scavate le gallerie nella solida roccia. Peter Gabriel] Secondo Trump, la potenza militare statunitense è stata mostrata durante le celebrazioni per i 250 anni dell’indipendenza americana e il “Dipartimento della Guerra non è mai stato così in forma”. “Quando il Congresso tornerà in sessione, dobbiamo approvare Reconciliation 3.0, con 350 miliardi di dollari per la difesa, oltre al Save America Act”, ha affermato il presidente, chiedendo ai leader della Camera e del Senato di considerare il provvedimento la loro “priorità numero uno”. Trump ha sollecitato l’uscita del pacchetto dalla commissione Bilancio nel più breve tempo possibile, sostenendo che il Save America Act e il finanziamento completo del Dipartimento della Guerra possano essere approvati rapidamente per garantire che gli Stati Uniti “restino liberi per le generazioni future”. Elon Musk scende in campo in vista delle elezioni di metà mandato con un piano milionario per aiutare i repubblicani. La cifra esatta non è chiara ma, guardando ai suoi precedenti interventi elettorali, si prospetta molto alta: secondo il New York Times si aggirerà sui 100-120 milioni di dollari, concentrati in azioni in almeno otto Stati. Il miliardario è in contatto con lo staff di Donald Trump e il partito conservatore per capire come può contribuire al meglio al successo a novembre. La sua spinta arriva in un momento di alta tensione fra il presidente e il Senato, dove l'agenda della Casa Bianca si è arenata per mancanza di voti. È fermo infatti il Save America Act, il provvedimento che sta a cuore a Trump per limitare il voto per posta e imporre l'obbligo di un documento per votare. Ed è stallo anche sulla conferma di Todd Blanche a ministro della giustizia. La commissione giustizia è stata infatti costretta a posticipare il voto procedurale per far avanzare la sua nomina a causa dell'opposizione dei conservatori John Cornyn e Thomas Tillis, contrari perché Blanche è l'architetto dell'accordo che scherma Trump dai controlli dell'agenzia delle entrate. Ambedue i senatori hanno un contenzioso aperto con il presidente, che non li ha sostenuti nella loro campagna per le primarie perché gli avevano girato le spalle in alcune votazioni. Il presidente è riuscito a far eleggere i suoi candidati al loro posto, ma ora si trova costretto a fare i conti con la loro 'vendetta' almeno fino a gennaio, quando entrerà in carica il nuovo Congresso deciso dalle midterm. Per aggirare la loro opposizione a Blanche, ex legale personale di Trump, il presidente ha aperto alla possibilità di ritirare la sua nomina temporaneamente e ripresentarla quando Cornyn e Tillis avranno lasciato il Senato. Una mossa rischiosa viste le difficoltà con cui i repubblicani si affacciano al voto di novembre. I democratici sono avanti nei sondaggi e, secondo le ultime rilevazioni di Cnn, sono considerati dagli americani il partito in grado di cambiare un Congresso in cui tutti dovrebbe essere sostituiti. Sui liberal comunque aleggia l'ombra della difficoltà finanziare del Democratic National Committee alle prese con un debito di 2 milioni di dollari che rischia di compromettere le loro chance di vittoria. Secondo gli osservatori, gli elettori potrebbero infatti chiedersi perché eleggerli per risollevare la situazione economica del Paese quando non sono neanche in grado di tenere i loro conti a posto. Sui repubblicani pesa invece un'inflazione che non molla la presa e una guerra in Iran di cui non si intravede la fine. In questo quadro l'aiuto di Musk tramite il suo super pac può facilitare i conservatori. Il miliardario si concentrerà inizialmente sulle corse al Senato in cinque Stati - Alaska, Iowa, Maine, Michigan e Ohio -, e quelle per la Camera in California, Wisconsin e Washington. America Pac, che ha speso 260 milioni di dollari per contribuire all'elezione di Trump nel 2024, si occuperà delle attività porta a porta e della pubblicità digitale, rivolgendosi anche agli elettori meno propensi a votare quando non ci sono le presidenziali. "Saremo attivi nelle sfide elettorali negli Stati chiave per il Senato è la Camera, sia in chiave offensiva che difensiva", ha detto America Pac parlando di una "storica mobilitazione degli elettori". L'investimento di Musk aumenterà il già considerevole vantaggio finanziario dei repubblicani sui democratici pari a circa a 300 milioni di dollari, ai quali vanno aggiunti i 400 milioni di Maga Inc, il super pac di Trump. La speranza dei repubblicani è che il loro tesoretto riesca a compensare il clima politico favorevole ai democratici.
Hamas a Genova
[L'Ucraina sta combattendo contro l'invasore armi in pugno, difendendo la sua libertà e il futuro europeo.VOLODYMYR ZELENSKY] La procura di Genova ha chiuso le indagini nei confronti di Mohammad Hannoun, l'attivista e presidente dell'Associazione palestinesi in Italia arrestato lo scorso 27 dicembre con l'accusa terrorismo per aver finanziato Hamas attraverso una rete di associazioni di beneficenza. Oltre che ad Hannoun la procura ha inviato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud, Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa e Khalil Abu Deiah. Le indagini sono state chiuse per sei dei sette presunti terroristi finiti in carcere nove mesi fa. I primi quattro (Hannoun, Albustanji, Elasaly e Dawoud) si trovano da allora detenuti nelle carceri di alta sicurezza di Terni, Rossano Calabro, Ferrara e Sassari. Il pm Luca Monteverde e l'aggiunto Marco Zocco, insieme al procuratore Nicola Piacente, hanno stralciato le posizioni di altri indagati. L'obiettivo è quello di arrivare al rinvio a giudizio dei quattro detenuti entro la fine di dicembre e chiedere al giudice il rinnovo della custodia cautelare in carcere. In caso contrario dovranno essere scarcerati per scadenza dei termini. Su Hannoun, Albustanji, Elasaly e Dawoud pende il secondo ricorso in Cassazione da parte dei loro difensori. La Suprema Corte aveva una prima volta annullato con rinvio al tribunale del Riesame l'ordinanza di arresto, chiedendo una rivisitazione complessiva del quadro probatorio, un'analisi puntuale delle fonti aperte e anche elementi specifici a indicare fra le altre cose la consapevolezza degli indagati circa la 'finalità terroristica' dei finanziamenti. Il Riesame tuttavia aveva ribadito la sua decisione. Le nuove udienze, in cui i legali degli indagati chiederanno nuovamente la scarcerazione, sono fissate tra ottobre e novembre. Sono ancora pendenti nuovi ricorsi in Cassazione con udienze già fissate a breve e questo dopo che un primo annullamento era già stato pronunciato dalla Suprema Corte". Così i legali degli indagati nell'inchiesta sui presunti fondi ad Hamas. "I ricorsi sollevano questioni di primaria rilevanza come la mancata conformazione del Riesame alla sentenza rescindente della Cassazione che aveva vincolato il giudice del rinvio a pronunciarsi sulla riconducibilità delle attività associative alla fattispecie contestata e sul ruolo delle associazioni benefiche nel compendio indiziario, oltre all'inutilizzabilità di atti investigativi e di captazioni, la mancata traduzione adeguata degli atti, l'assenza di gravi indizi di colpevolezza e l'assenza di esigenze cautelari" spiegano gli avvocati Nicola Canestrini, Sandro Clementi, Angela Ferravante, Fausto Gianelli, Elisa Marino, Gloria Ninci, Gilberto Pagani, Francesco Poli, Marina Prosperi, Federico Riboldi, Dario Rossi, Flavio Rossi Albertini, Nabil Ryah , Giuseppe Sambataro, Fabio Sommovigo, Emanuele Tambuscio, Gianluca Vitale e Samuele Zucchini. "La scelta di concludere le indagini quando mancano poche settimane a una delle udienze già fissate non è una coincidenza temporale neutra. È difficile non leggervi la preoccupazione di non far scadere i termini massimi di custodia cautelare prima di poter esercitare l'azione penale: un'esigenza procedurale comprensibile in astratto ma che non può legittimare la cristallizzazione di un atto di accusa i cui presupposti cautelari sono oggetto di sindacato da parte del giudice di legittimità". Gli avvocati parlano di "fretta" per ragioni processuali ma non alle condizioni degli indagati detenuti "che hanno trascorso l'intera estate in carceri sovraffollate in condizioni di caldo estremo, lontani da famiglie e luoghi di vita". Gli avvocati riscontrano nell'accusa di aver raccolto fondi per la popolazione palestinese "una contestazione che si inserisce in un più ampio trend, osservabile in tutta Europa, di criminalizzazione di chi si occupa di solidarietà con le vittime del conflitto a Gaza". E ricordano che "parte dei materiali su cui l'ipotesi accusatoria si fondava è stata fornita da apparati di intelligence israeliani i cui vertici sono oggetto di mandati di arresto della Corte Penale Internazionale per crimini contro l'umanità. La Cassazione è chiamata a pronunciarsi sulla tenuta processuale di un impianto indiziario costruito anche su tali basi".
Una donna convincerà Donaldo?
[Come non usurpiamo ciò che non è nostro, così non lasceremo mai agli altri la nostra terra. VOLODYMYR ZELENSKY] La presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha confermato di aver avuto mercoledì una telefonata con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump per discutere questioni commerciali. Durante una conferenza stampa a Irapuato, la leader ha spiegato di non aver reso nota la conversazione, come già accaduto in passato, per l'assenza di un'intesa definitiva da annunciare. Nel colloquio, il numero 22 tra i due, il Messico ha cercato di convincere gli Stati Uniti a ridurre i dazi su acciaio, alluminio e automobili. "Quello che posso dirvi è che stiamo andando avanti, la possibilità di un accordo avanza bene e la telefonata è stata positiva", ha dichiarato. Alla chiamata hanno partecipato anche i ministri messicani dell'Economia e degli Esteri. Riferendosi ai negoziati bilaterali, la presidente ha aggiunto: "Non c'è ancora un accordo chiuso e stiamo facendo il possibile per arrivarci presto nel rispetto della nostra sovranità", ribadendo che l'integrazione economica genera occupazione in entrambi i Paesi. Sheinbaum è però consapevole che la tensione tra Washington e Ottawa sta mettendo a rischio il trattato nordamericano. L'imposizione di tariffe statunitensi per 20 miliardi di dollari sui prodotti canadesi e le ritorsioni tra il 15% e il 50%, unite proprio a queste trattative separate, ne hanno ormai minato l'essenza. Il governo federale del Messico manterrà per la seconda settimana consecutiva il sussidio completo sul diesel, incrementando contemporaneamente gli sgravi fiscali per la benzina normale e per quella ad alti ottani. Questa misura riduce le entrate statali per proteggere i consumatori dai rincari del petrolio, causati dalle tensioni in Medio Oriente. Le agevolazioni ammonteranno a circa 22 centesimi di dollaro al litro per il carburante standard e a 17 centesimi per quello superiore, mentre l'imposta sul diesel resterà azzerata. Intanto, le quotazioni internazionali del greggio hanno iniziato a scendere. Il barile di Brent ha chiuso a 103.87 dollari e il Wti a 100.30 dollari, spinti dalle aspettative di una riattivazione degli impianti in Arabia Saudita. L'analista Norman Liebke ha sottolineato che "questa caduta è dovuta quasi interamente alle notizie stampa secondo cui l'Arabia Saudita intende ripristinare nei prossimi giorni la capacità dell'oleodotto almeno al 50%". L'infrastruttura saudita era rimasta bloccata dopo gli attacchi subiti. "Se le operazioni dovessero effettivamente riprendere come annunciato, i prezzi del petrolio potrebbero registrare un nuovo calo, ancora più pronunciato", ha precisato l'esperto. Nel frattempo, negli Stati Uniti il costo al pubblico del diesel ha toccato un record, superando i sei dollari al gallone. Il ministero della Difesa del Messico ha reso noto che l'esercito degli Stati Uniti ha distrutto tre droni sul proprio territorio, a ridosso del confine con lo Stato di Tamaulipas. I velivoli, impiegati dai cartelli per sorvegliare i movimenti delle autorità, sono stati abbattuti dalle forze statunitensi nella notte tra il 25 e il 26 agosto. L'istituzione messicana ha precisato che l'intervento si inserisce nelle operazioni bilaterali in vigore dal 5 febbraio 2025, che prevedono ricognizioni simultanee lungo la frontiera per "evitare il traffico di armi e droga". Washington ha segnalato alla controparte messicana di "aver rilevato e disattivato nel proprio territorio sovrano" i dispositivi tramite un "sistema laser multiuso ad alta energia dell'esercito". I droni con caratteristiche commerciali venivano utilizzati dai trafficanti per monitorare le pattuglie e agevolare il passaggio illegale di clandestini.
Burning day di Mosca
[Esposizione, lo spazio è ciò di cui ho bisogno, quello di cui ho bisogno, quelli di cui mi nutro, fuori all’aperto ... Peter Gabriel] "La mia mattinata di oggi è iniziata con le congratulazioni di molti colleghi stranieri in occasione del 'burning day' di Mosca": lo scrive su X il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, dopo che in nottata la capitale russa è stata presa di mira da missili e droni. "Questa scena non è certamente il risultato che Putin si aspettava quando ha iniziato la sua guerra di aggressione contro l'Ucraina. Ora che la guerra è arrivata in casa, i russi hanno una sola persona da incolpare: Putin. Il messaggio per lui è semplice: guardi fuori dalla finestra del Cremlino, veda le fiamme sopra Mosca e ponga fine a questa guerra", ha aggiunto Sybiha. Sono stati 1.110 i droni lanciati la notte scorsa dalle forze ucraine su 19 regioni della Russia, compresa Mosca, sulla Crimea occupata e sulle acque del Mar Nero. Ne dà notizia il ministero della Difesa russo, affermando che tutti i velivoli sono stati intercettati. Oltre alla regione di Mosca, sono state prese di mira le regioni di Belgorod, Bryansk, Kursk, Ryazan, Tula, Kaluga, Vladimir, Nizhny Novgorod, Tambov, Voronezh, Lipetsk, Smolensk, Orel, Rostov, Volgograd, Saratov, Samara, e il territorio di Krasnodar. Il sindaco di Mosca ha accusato l'Ucraina di aver lanciato un attacco "senza precedenti" con l'obiettivo - a suo dire - di "perturbare" le elezioni legislative. Secondo Sergej Sobjanin, da ieri la difesa aerea russa ha abbattuto più di 1.600 droni, di cui "450 erano diretti verso Mosca". "Questo attacco senza precedenti era chiaramente pianificato allo scopo di perturbare le elezioni. Il nemico non vi è riuscito", ha affermato su Telegram, mentre i russi votano domenica per il terzo e ultimo giorno delle prime elezioni legislative dall'inizio dell'offensiva russa su larga scala contro l'Ucraina, nel febbraio 2022. Le autorità russe hanno riferito che Mosca e la regione circostante sono state prese di mira da centinaia di droni nelle prime ore del giorno, causando almeno due morti e danni a un'importante raffineria di petrolio. Il governatore della regione che circonda la capitale, Andrei Vorobiov, ha riferito che 249 droni sono stati abbattuti, provocando danni in diverse zone residenziali. "L'attacco continua", ha aggiunto su Telegram. In totale, due persone sono morte: una donna di 44 anni e un anziano. In una terza area colpita, 400 persone sono state evacuate a causa di un incendio causato dallo schianto di un drone contro un edificio. In una serie di messaggi pubblicati su Telegram durante la notte, il sindaco di Mosca Sergei Sobyanin ha riferito che almeno 186 droni sono stati abbattuti dalla difesa aerea russa. Non ha specificato l'origine degli attacchi. "Un impianto nel territorio della raffineria di petrolio di Mosca è stato danneggiato", ha aggiunto Sobyanin, precisando che non sono state immediatamente segnalate vittime. Questa importante raffineria è già stata colpita da attacchi ucraini nei mesi scorsi. A Kiev nella notte è stata dichiarata una "situazione di pericolo a causa di droni", ha comunicato con un messaggio su Telegram il portale ufficiale della capitale ucraina. Nel messaggio si invita la popolazione a recarsi "immediatamente nei rifugi antiaerei". Le forze russe hanno condotto attacchi con droni la scorsa notte su Kiev e su Odessa, colpendo in particolare nella capitale la fabbrica di componenti elettronici Radionix e il centro dati B-Mobile, utilizzato anche per la trasmissione di informazioni di intelligence, ha affermato il ministero della Difesa di Mosca. A Odessa, aggiunge il dicastero, sono stati bombardati una nave mercantile "che aveva trasportato carichi di uso militare" e un centro logistico della società Nova Pochta "utilizzato per lo stoccaggio e la distribuzione di carichi militari". Le truppe russe hanno utilizzato un drone per colpire un monastero nel villaggio di Chervony Mayak, nella comunità di Novoraiska, nella regione di Kherson. L'attacco ha causato la morte di un sacerdote di 71 anni e il ferimento di altre quattro persone: è avvenuto ieri. La notizia è stata diffusa su Telegram dal capo dell'amministrazione militare di Kherson, Oleksandr Prokudin, secondo quanto riportato da Ukrinform. "Ieri, intorno alle 15, terroristi russi hanno attaccato un monastero nel villaggio di Chervony Mayak, nella comunità di Novoraisky, con un drone. Un religioso di 71 anni è rimasto ucciso a seguito dell'attacco di un drone nemico. Le mie più sincere condoglianze alla sua famiglia e ai suoi amici", ha dichiarato. Inoltre, secondo Prokudin, altri quattro sacerdoti, di 51, 53, 51 e 31 anni, sono rimasti feriti. Avevano già riportato ferite a causa dell'esplosione di una mina. Il bilancio delle vittime nella regione di Kiev, sotto attacco da parte dei russi da oltre un giorno, è salito a quattro: un bambino rimasto ferito nel distretto di Vyshhorod è deceduto in ospedale. Lo ha riferito il capo dell'amministrazione militare regionale di Kiev Timur Tkachenko su Telegram, secondo quanto riportato da Ukrinform. "Purtroppo, abbiamo una notizia tragica. Un bambino rimasto ferito a seguito di un attacco nemico nel distretto di Vyshgorod è deceduto in ospedale. Il numero delle vittime nella regione di Kiev sale quindi a quattro: tre bambini e una donna", ha dichiarato Tkachenko. Ieri una madre e i suoi due figli, una bambina e un bambino, sono rimasti uccisi in seguito a un attacco russo nel quartiere di Fastiv, nella regione di Kiev.
I costi della guerra
[Settembre 77 Port Elisabert, bel tempo. Era una giornata come tante nella cella 619. Peter Gabriel] La guerra contro l'Iran è costata agli Stati Uniti 45,1 miliardi di dollari, molto più di quanto stimato sia dal Congresso che dal dipartimento della Difesa qualche mese fa. La cifra oltretutto, stando a quanto riferito da una fonte del Pentagono alla Cnn non include i costi per la riparazione di basi o edifici danneggiati e quelli indiretti delle operazioni militari richiesti dai legislatori. Il Congressional Budget Office aveva calcolato una cifra attorno ai 38 miliardi per i costi della guerra fino al 1° agosto, mentre il dipartimento della difesa aveva quantificato la spesa in 37,5 miliardi di dollari. L'ambasciata americana a Gerusalemme ha diramato un'allerta ai cittadini Usa in Israele in seguito agli attacchi degli Houthi in Arabia Saudita. Nella nota viene chiesto agli americani di "mantenere un livello di vigilanza più elevato e di tenere conto di possibili cancellazioni di voli, chiusure dello spazio aereo e disagi nei viaggi". Secondo Ynet, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha accorciato la visita negli Stati Uniti per il suo discorso all'Assemblea generale delle Nazioni Unite e ha annullato l'incontro previsto con il miliardario Elon Musk, che avrebbe dovuto svolgersi in Texas. Un team dell'ufficio di Netanyahu era già arrivato in Texas per preparare l'incontro, ma oggi il team è stato informato che la visita è stata annullata. Inoltre, invece di arrivare mercoledì, parlare giovedì e tornare in Israele, il premier arriverà a New York giovedì mattina, terrà il suo discorso alle 14 ora di New York e tornerà in serata. Netanyahu non incontrerà inoltre il presidente Donald Trump. L’Idf ha utilizzato "più di 1.100 tonnellate di esplosivo" per le esplosioni nei tunnel sul crinale di Ali Taher, nel sud del Libano, dove afferma di aver demolito importanti infrastrutture sotterranee di Hezbollah: lo riferisce il sito israeliano Ynet. L'esplosione, secondo il sito, è stata di tale violenza che il Centro sismologico euro-mediterraneo, organizzazione non governativa, ha segnalato un terremoto di magnitudo 4.1. Il centro sismologico ha riportato una scossa di tale magnitudine a 10 km di profondità, in un punto situato a 25 km a sud di Sidone e a 16 a nord-est di Tiro, registrata alle 21:08 ora locale. Il segretario generale di Hezbollah Naim Qassem ha affermato che contrastare "l'arroganza di Israele" è possibile solo attraverso la resistenza. Qassem, come riportano media internazionali di lingua araba, ha parlato durante la Conferenza dei Martiri della Resistenza in occasione del 55° anniversario della fondazione dell'Organizzazione Studentesca Imamia in Pakistan: "La resistenza è l'unica via per liberare la terra", ha detto. "Abbiamo messo alla prova questa resistenza in Libano e abbiamo scoperto che libera la terra e il popolo, costringe il nemico israeliano ad andarsene in modo vergognoso e umiliante e restituisce alla causa palestinese la sua vitalità e il suo potenziale". La causa palestinese, ha detto ancora è una "questione centrale" e che "è necessaria la resistenza in tutte le sue forme". Resistenza significa "rifiutare il nemico e combattere quando siamo in grado di combattere, ciascuno secondo la propria posizione e il proprio ruolo". Riguardo alla guerra Usa-Israele contro l'Iran, Qassem ha affermato che "l'attacco mirava a rovesciare il regime, ma ha incontrato delle difficoltà. Anche se ci vorrà molto tempo, l'Iran ha vinto, e anche se per noi ci vorranno giorni o mesi, saremo vittoriosi perché siamo rimasti fermi sulle nostre posizioni e abbiamo impedito loro di raggiungere i propri obiettivi". "Siamo i legittimi proprietari di questa terra e dobbiamo resistere, per quanto grandi siano i sacrifici - ha detto infine - e la vittoria arriverà".