[Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre. Platone] Il prezzo dell'oro corre senza freni. Dopo le decisioni della Fed e le nuove tensioni sull'Iran, il prezzo è lanciato verso i 5.600 dollari l'oncia. Le quotazioni spot sono in rialzo del 2,7% e salgono a 5.564 dollari. Sul Comex il contratto per aprile è invece in impennata del 4,87% a 5.599,3 dollari. Le quotazioni dei metalli preziosi sono tutte in netto rialzo questa mattina. Oltre all'oro, corre anche l'argento che sfonda quota 120 dollari per poi rallentare leggermente portandosi a 118 dollari l'oncia, in rialzo di oltre il 4%. Il rame vola a 630 dollari a libbra (+6,34%) mentre il platino segna +2,2% a 2.759 dollari l'oncia. Il prezzo del petrolio sale dopo le minacce di Donald Trump all'Iran. Il Wti americano guadagna l'1,55% portandosi a 64,14 dollari e registrando i massimi da settembre scorso. Simile l'andamento del Brent che si avvicina a 70 dollari al barile. Il contratto per marzo del greggio di riferimento europeo è infatti in rialzo dell'1,49% a 69,42 dollari. Per il Brent i livelli attuali sono i più alti da luglio. "Venti contrari da dollaro e incertezza: export debole, consumi frenati, industria volatile, investimenti tirati dal Pnrr"; con l'economia italiana "quasi ferma", "debole" nell'Eurozona. È il quadro delineato nella congiuntura flash dal Centro studi di Confindustria, che sottolinea la risalita dei prezzi di petrolio e gas e la volata dell'oro che, sottolinea, tipicamente registra rialzi marcati nei momenti di crisi economica, rappresentando il bene rifugio per eccellenza perché considerato asset privo di rischio. "Le tensioni gonfiano l'oro e non fermano la Borsa", evidenzia il Csc. "Il prezzo del petrolio non scende più, il dollaro debole compromette l'export, i casi di Venezuela e Groenlandia alimentano l'incertezza che in Italia spinge le famiglie a risparmiare frenando i consumi. In positivo agisce l'ultima accelerazione sul Pnrr, la riduzione dei tassi sovrani, la risalita del credito. L'industria resta volatile" anche a fine 2025, "gli investimenti sono l'unica spinta per il Pil", evidenzia il Csc. "Anche il prezzo del gas - aggiunge - non scende più, su livelli più che doppi rispetto al 2019". Nel complesso, il Centro studi di Confindustria evidenzia la crescita "debole" nell'Eurozona, mentre gli Usa fanno meglio del previsto e la Cina ha centrato l'obiettivo di crescita (il Pil viaggia al +5,0% nel 2025). In un focus dedicato alla volata dell'oro, il Csc evidenzia gli effetti della "sfiducia" negli Usa. "La recente perdita di fiducia verso gli Usa origina dalle politiche commerciali adottate, dai dubbi sulla sostenibilità del debito (salito al 120% del Pil nel 2025), dalle tensioni geopolitiche con altri paesi, dalle pressioni interne sulla Fed. Questi fattori hanno innescato vendite dei titoli pubblici Usa (in dollari), causando l'aumento dei rendimenti dei Treasuries (sui decennali al 4,29% nel 2025, da 2,40% medio nel 2010-2019). Sul fronte valutario, la 'fuga dagli Usa' ha indebolito il dollaro rispetto all'euro: a gennaio 2026 la svalutazione è del 13% su gennaio 2025 (1,17 dollari per euro già a luglio, da 1,04)". I prezzi di Borsa, intanto, restano su un trend positivo. "Dal 2025 non sembra esserci una fuga da asset rischiosi come le azioni, ma piuttosto una penalizzazione delle quotazioni Usa rispetto a quelle del Vecchio Continente, che rientra nel fenomeno di sfiducia verso gli asset americani. Infatti, nel corso del 2025 la Borsa Usa è salita, ma - rileva il Csc - decisamente meno di quelle europee: +14,0%, rispetto a +20,0% in Germania e addirittura +28,4% in Italia, che invece storicamente mostrava performance più deboli". ”È improbabile che l'attuale volatilità del mercato sia un segnale di un 'momento euro globale', ma piuttosto di una correzione meccanica. Mentre la Fed ha perseguito un ciclo di allentamento monetario di sei mesi, la Bce ha mantenuto un approccio più cauto, riducendo in ultima analisi l'attrattiva del rendimento del dollaro USA rispetto all'euro. Stiamo assistendo a un'impennata degli asset denominati in euro, con i nostri prodotti di risparmio che registrano una crescita del 20% su base mensile." Lo afferma Victor Mascha, Head of Treasury di Revolut Business secondo cui "l'accresciuta incertezza negli Stati Uniti ha reso gli investitori più cauti nel detenere tutto il loro denaro in dollari Usa, probabilmente riallocando il capitale in euro per mitigare il rischio. Stiamo assistendo ai primi segnali di un'evoluzione dello status del dollaro come gold standard; in un mercato in cui un singolo tweet può innescare enormi cambiamenti, la diversificazione e il monitoraggio del mercato sono più importanti che mai. A sua volta, stiamo assistendo a una domanda record da parte delle aziende di bloccare i tassi di cambio tramite forward FX (i quali permettono di fissare un tasso di cambio per un determinato importo e una data futura) sulle valute per proteggersi da questa volatilità." Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato durante la riunione di gabinetto che "la prossima settimana" annuncerà la sua scelta per sostituire Jerome Powell alla presidenza della Federal Reserve. Trump ha affermato che la sua scelta farà un "buon lavoro" e che vuole che la Fed tagli i tassi quando ci saranno segnali di crescita economica. Anche se il mandato di Powell come presidente termina a maggio, potrebbe rimanere nel consiglio dei governatori fino al 2028 e impedire a Trump di nominare un nuovo membro del consiglio come presidente. Qualche ora fa, sul suo profilo Truth Social, è tornato ad accattare Powell, continuando a chiamarlo Jerome "Too Late" Powell. "Si è nuovamente rifiutato di tagliare i tassi di interesse, nonostante non abbia assolutamente alcun motivo per mantenerli così alti - ha scritto - Sta danneggiando il nostro Paese e la sua sicurezza nazionale. Dovremmo avere un tasso sostanzialmente più basso ora che persino questo idiota ammette che l'inflazione non è più un problema o una minaccia. Sta costando all'America centinaia di miliardi di dollari all'anno in spese per interessi totalmente inutili e ingiustificate". "A causa delle enormi quantità di denaro che affluiscono nel nostro Paese a causa dei dazi doganali, dovremmo pagare il tasso di interesse più basso di qualsiasi paese al mondo - ha sostenuto, benché le cose non siano direttamente collegate - La maggior parte di questi Paesi sono bancomat a basso tasso di interesse, considerati eleganti, solidi e di prima qualità, solo perché gli Stati Uniti lo permettono. I dazi doganali che vengono loro imposti, pur portandoci miliardi di dollari, consentono comunque alla maggior parte di loro di avere un surplus commerciale significativo, seppur molto inferiore, con il nostro splendido Paese, un tempo maltrattato. In altre parole, sono stato molto gentile e premuroso con i Paesi di tutto il mondo. Con un semplice colpo di penna, miliardi di dollari in più entrerebbero negli Stati Uniti, e questi Paesi dovrebbero tornare a fare soldi alla vecchia maniera, non sulle spalle dell'America. Spero che tutti apprezzino, anche se molti non lo fanno, ciò che il nostro grande Paese ha fatto per loro. La Fed dovrebbe abbassare sostanzialmente i tassi di interesse, ora! I dazi hanno reso l'America di nuovo forte e potente, molto più forte e potente di qualsiasi altra nazione. In proporzione a questa forza, sia finanziaria che di altro tipo, dovremmo pagare il tasso di interesse più basso di qualsiasi paese al mondo".
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